Una tipa gotica

Una tipa gotica che amava il randello

Quando ho rivisto Francesca in un negozio, l’altro giorno, non potevo credere che fosse diventata così: era stata la mia tipa, fino a qualche mese fa, e di colpo era diventata una vera troietta, di quelle d’assalto, che i più abili sanno bene come prendere e far impazzire. Io, per una storia alquanto malato, mi ero fatto sfuggire proprio lei, a causa di una sua amica, e ora, rivederla in quello stato mi ha colpito, e non poco, facendomi pensare un po’ a quello che poteva essere il suo presente.

Dopo esserci salutati, ed aver parlato un po’, lei mi ha proposto di prendere un caffè insieme, perché voleva raccontarmi altre cose, e voleva anche chiedermi scusa per come si era comportata: alla fine, con Claudia si erano anche mandate a cagare e lei, ora, se ne stava un po’ da sola, perché non voleva niente di impegnativo e, soprattutto, perché ormai si stava per preparare a nuove sfide e nuove cose, per cui non aveva voglia di dar retta a un uomo in maniera seria.

Mi sembrò abbastanza incredibile e surreale ritrovarmi con questa bella fighetta a bere un caffè, e pensare che fino a qualche tempo fa me la trombavo e mi facevo fare dei pompini divini, prima di sfinirla con le mie scopate da dietro, spingendoglielo dentro tutto e sentendola eccitarsi e gemere come una troia in calore: ora invece era solo una troietta qualunque, in cerca magari di avventure, ma che non avrebbe più dato sicuramente tutta quella energia in ciò che faceva.

È diventata ancor più troia di quanto pensassi

Quando il discorso arrivò al capitolo storie sentimentali, e sentì che io non avevo più voluto altre tipe dopo di lei, che ero in una vera e propria pausa per riflettere un po’ su quello che avrei voluto dalla vita e dalle donne, mi sembrò quasi che gli occhi di Francesca si riaccesero di un interesse strano: non mi pareva comunque realistico il fatto che le potesse importare poi qualcosa di quelle che erano le mie questioni di cuore, eppure, quel bagliore negli occhi mi suggeriva un altro tipo di interesse.

Sembrava quasi come se, di colpo, si fosse resa conto che non potesse starsene lì così, da sola, senza riassaporare certi piaceri e certe gioie: e così, scherzando di nuovo, tornammo a parlare delle cose di tutti i giorni, del lavoro e dei progetti, e poi, quando arrivò l’ora di pranzo, andammo poco distante a mangiare una pizza insieme, perché pure lei aveva voglia di qualcosa di gustoso ma di leggero, senza riempirsi la pancia con cose troppo pesante e sostanziose.

Quindi dopo aver finito il nostro pranzo, ci soffermammo un po’ a parlare ancora di tutte le nostre storie malate, e quando tornammo a parlare di nuovo di amore e di sesso, lei ebbe come un sussulto, e mi disse “senti Manuel, ma non credi che in fin dei conti, una bella trombata senza troppo impegno potremmo anche farcela? Cioè, voglio dire, tu vorresti una bella figa pronta a farsi cavalcare, io, un bel cazzo come il tuo me lo prenderei da dietro: perché girarci tanto attorno a questa storia?!”

Quelle parole mi accesero il desiderio, mi sentii il cazzo diventare di colpo duro, e poi, le disse “be’ è una grande idea, perché non approfittarne della nostra situazione: trombamici forever, tanto godimento nessun impegno: non trovi che sia davvero il top?” e quindi, ci avviammo verso casa, dove nessun’altra cosa avremmo potuto fare, se non trasgredire un po’ e riscoprire tutto il piacere di una bella scopata tra ex, una sensazione strana, soprattutto quando ci ritrovammo nudi sul pavimento.

Lei era già presa dalle sue voglie, e ormai, non poteva aspettare oltre: così, quando le misi il mio cazzo in mano, e se lo ritrovò bello duro e lungo, mi disse “ahhh, ecco qui quella bella mazza che io conosco, adesso te la faccio diventare viola, vedrai come ti piacerà riscoprire quei piaceri” e io “sìììììì, mmmmm, che bocca divina: sei la mia troia, che puttanona, succhia Francesca, dai, succhialo, ohhhhhhhh sììììììììììììììììì, scendi di più, mi piace, dai, giù di più, giùùù tutto in bocca, ahhhh”.

E quando finì di preparlo a dovere, si alzò e si sistemò a 90 gradi di fronte a me e disse “ora sfondami, lo sai che lo voglio, scopami senza fermarti mai, fammi venire, e scopami come una troia, non chiedo altro” e , poi, allargandosi la figa con le dita, e con l’altra mano prendendo in mano il mio cazzo, se lo fece entrare tutto dentro, e godette subito, ansimando e gemendo “ahhhhhh ecco il cazzooooo, ohhhhhhh quanto mi piace, sììììììììììììì, spingilo dentro, mmmmmm ohhhhhhhh sìììììììì”.

Francesca era lì ferma, che si faceva spingere dentro il mio randello nella sua figa infuocata e bagnata allo stesso punto, mentre io stantuffavo senza sosta dentro di lei: spingevo tutto il mio corpo, di peso, contro di lei, e godevo come un riccio nel sentire il mio cazzo che arrivava dentro di lei, quasi fino all’utero, ed ero praticamente fottuto dalla cappella ai coglioni da quello splendido buco, quella fessura calda ed infuocata, che non voleva altro che sentire il mio membro duro dentro.

Si sentiva la figa sfondata dalle mie spinte piene di carica, dal calore della mia cappella, che sembrava ormai una castagna infuocata, mentre entrava dentro di lei, scendeva tutta verso la sua intimità, e poi risaliva, sempre rovente, per poi riprendere quel movimento senza tregua, in un crescendo di sensazioni che si stavano già trasformando in qualche cosa di irresistibile, qualcosa di troppo bello per essere vero, una sensazione veramente troppo eccitante per durare a lungo.

Quindi Francesca si lasciò andare godendo come una puttana “ssììììììììììì sono venuta, ahhhhhhhhhhhh, scopami ancora, ahhhhhh che goduriaaaaaaaaa, ohhhhh” e poi, forse anche esausta, si mise sdraiata sul pavimento, ma io continuai a scoparla da dietro, divaricandole le gambe quanto bastava per vedere la figa, e sbatterlo ancora dentro, perché io ero carico e non potevo fermarmi se non nel momento della mia sborrata, che già pensavo sarebbe stata bella abbondante.

Gli ultimi colpi, dentro e fuori, mi fecero toccare il cielo con un dito e, poi, lo tirai fuori e andai di fronte a lei e le sborrai sulla bocca e sul naso, un po’ pure sugli occhi, mentre lei si eccitava ad occhi chiusi con gli ultimi schizzi che finivano pure sui capelli e io non mi trattenevo più per tanto avevo goduto: Francesca mi aveva svuotato i coglioni con la sua troiaggine, e ora, ero venuto e avevo scaricato tutta la mia voglia di vivere…

A Manuel piacciono le tipe un po’ strane, che però in fatto di sesso sono davvero incredibili: ed ecco Francesca, la protagonista del suo racconto erotico da leggere senza sosta.

Una tipa gotica che amava il randello, di Manuel di Bergamo

Prima edizione: Maggio 2016, by Atlantia Media.

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