Ho scopato l’accompagnatrice che aveva scelto lui

Quando Marco mi ha mostrato il suo profilo sul telefono, la prima cosa che ho pensato è stata che aveva un gusto migliore del mio.

Si chiamava Vanessa. Capelli scuri, labbra carnose, uno sguardo in macchina che sembrava dirti già tutto quello che sarebbe successo. Marco la guardava con gli occhi di chi ha già deciso, ma aspettava il mio via libera, lo conosco, fa sempre così quando vuole qualcosa davvero.

Gli ho detto sì prima che finisse di chiedere.

Aveva trovato il suo profilo sulla piattaforma Evavip Roma, un mercoledì sera mentre io ero sotto la doccia. Quando sono uscita aveva il laptop aperto sul tavolo e quella faccia da bambino che cerca l’approvazione. Gli ho letto il messaggio che stava per mandare, ho cambiato due parole, e l’ho inviato io stessa.

Vanessa ha risposto in venti minuti. Disponibile il venerdì sera.

Il venerdì sera

Alle nove in punto il citofono ha suonato.

Marco era già in piedi, nervoso come prima di un esame. Io ero seduta sul divano con il secondo bicchiere di vino in mano, più curiosa che agitata. Quando Vanessa è entrata ho capito subito che il nervosismo di Marco era giustificato, era ancora più bella delle foto. Alta, con un vestito bordeaux che lasciava poco all’immaginazione, e una sicurezza nei movimenti che metteva immediatamente in chiaro chi avrebbe condotto la serata.

Spoiler: non era Marco.

Abbiamo scambiato qualche parola, finito i bicchieri. Ma Vanessa non era tipo da perder tempo. Si è avvicinata a me, non a lui, a me, e mi ha preso il mento con due dita.

“Sei bellissima,” ha detto. Poi mi ha baciata.

Ho sentito Marco smettere di respirare dall’altra parte della stanza.

Quello che è successo dopo

Vanessa sapeva fare cose con la bocca che non sapevo fossero possibili.

Mi ha spinta sul letto, mi ha tolto tutto con una calma irritante, irritante perché io volevo che si sbrigasse, volevo sentirla subito, e ha cominciato a leccarmi con una pazienza infinita. Su, giù, lenta, precisa, con la lingua che trovava ogni punto giusto come se avesse una mappa.

Marco ci guardava dalla sedia in fondo alla stanza, immobile, con gli occhi spalancati e le mani che stringevano i braccioli.

“Vieni qui,” gli ho detto quando non ce la facevo più a tenerlo fermo.

Si è tolto i vestiti in dieci secondi. Vanessa lo ha guardato avvicinarsi, ha sorriso, e lo ha preso in bocca senza cerimonie. Io la guardavo fare dall’alto, con le sue dita ancora dentro di me, e pensavo che non avrei mai immaginato di trovarmi in una situazione del genere, e che non avrei mai immaginato di godermela così tanto.

Quando Marco è entrato in lei da dietro, Vanessa ha alzato la testa e ha ripreso a occuparsi di me. La sua bocca su di me, le spinte di Marco che arrivavano attraverso di lei come onde, il rumore del letto e dei nostri respiri mescolati insieme.

Sono venuta con un urlo che ho cercato di soffocare nel cuscino.

Non ci sono riuscita.

Vanessa ha riso, un riso basso, soddisfatto, e ha continuato finché non ho smesso di tremare. Poi si è girata verso Marco, lo ha messo sulla schiena, e lo ha cavalcato lentamente mentre io la guardavo dall’altro lato del letto con le gambe ancora molli.

Marco ha resistito meno di quanto sperasse. Con Vanessa sopra di lui che si muoveva così, non poteva farci molto.

La mattina dopo

Vanessa se n’è andata poco dopo mezzanotte, puntuale e sorridente come era arrivata.

Marco e io siamo rimasti a letto in silenzio per un po’, con il soffitto bianco sopra di noi e la città che faceva rumore fuori dalla finestra.

Poi lui si è girato verso di me e ha detto: “Allora?”

Gli ho risposto con un bacio lungo.

Non c’era molto altro da aggiungere. Tranne forse una cosa: la prossima volta, scelgo io.

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