Mi son fatto la vicina nell’orto

Una mattina come tante altre, durante le vacanze, son sceso a controllare la cassetta della posta. Mi sembrava di essere ancora abbastanza addormentato, forse perché avendo fatto tardi la sera prima, non ero ancora completamente sveglio. Prendendo l’ascensore, mi son imbattuto in Francesca, la mia vicina di casa, che quel mattino mi sembrava piuttosto euforica, piena di vita, vestita in modo impeccabile come al solito.

Scarpe alte, gonna corta, camicietta bella stretta e trucco curatissimo: Francesca, però, quel mattino aveva qualcosa di insolito. La risposta al quesito si trovava sotto quella gonna così corta: semplicemente non aveva indossato le mutandine, e così, metteva in evidenza tutta la sua figaggine, con quelle meravigliose labbra rasate al punto giusto, che mi tentavano con il loro colore vivace. Francesca mi guardò sorridendo, con uno sguardo strano.

Quando la fissai negli occhi, mi accorsi che il suo sorriso si fece ancor più splendido, capace di comunicare tutta la sua voglia di trasgressione. Mentre scendevamo i piani, le domandai come andasse e se già fosse partita per le ferie. Mi rispose che quest’anno non aveva voglia di andare da nessuna parte, perché da un po’ di tempo si era lasciata con il suo ragazzo e, ora, voleva prendersi un po’ di tempo per fare ordine nella sua vita.

Questo, almeno, era quanto volesse dirmi a parole. Con i gesti, però, sembrava aver tutt’altro tipo di obiettivi: soprattutto perché andarsene in giro senza mutandine, con quella gonna così corta, non poteva che essere un invito a guardarle addosso. Con quel suo sguardo provocante, e quei suoi gesti quanto meno ambigui, Francesca mi chiese se nell’orto ci fosse qualche cosa da prendere, perché aveva di preparare qualche cosa di nuovo.

Le dissi che non ne avevo idea, ma che saremmo potuti andare a vedere insieme. E così, dopo aver dato uno sguardo alla cassetta della posta, siamo usciti in giardino. Ci siamo diretti verso l’orto e, mentre camminavamo l’una a fianco all’altro, le chiesi se avesse programmi per la giornata. Lei ribadì il fatto che, essendo sola, non avesse altro da fare che trascorrere un po’ il tempo svagandosi, perché non sarebbe partita e non aveva impegni.

Arrivammo nell’orto e, così, cominciammo a guardarci attorno alla ricerca di ortaggi. La vidi particolarmente interessata alle zucchine ed alle melanzane e, quando si chinò per dare un’occhiata tra le piante, mi mostrò di nuovo il suo culo meraviglioso e quella fighetta depilata. Rimase in quella posizione per un po’ di tempo, quanto bastò perché mi venne voglia di avvicinarmi a lei e guardarla meglio, sentendomi il cazzo tirare.

Mi avvicinai a lei e le diedi una pacca su quelle chiappe, che risuonò rumorosa. Francesca si spaventò, ma poi si mise a ridere, dicendomi “ah, finalmente ti sei accorto di quanto sia figa…” e poi aggiunse “hai visto che culo? E la mia fighetta?” al che le risposi “ho visto sin dal primo istante in ascensore che eri senza mutandine e, ora, vorrei proprio assaggiarti tutta, qui nell’orto” e lei disse di nuovo “ah, qui all’aperto?” e io “perché no?!”

Andammo alla casetta degli attrezzi, che era aperta, e ci sistemammo dietro. Da lì, nessuno poteva vederci, perché eravamo coperti dalla siepe di fronte e dal ciliegio davanti alla casetta. Ormai eravamo in preda al desiderio più intenso, e in fatti, poco dopo lei si gettò su di me, per abbassarmi i pantaloni. Era talmente presa dalla voglia di cazzo che, in quel momento, quasi mi strappò di dosso i vestiti, per cercare avidamente il mio membro.

Era già bello duro e dritto, voglioso delle sue attenzioni, e poco dopo lo afferrò tra le sue mani, passando poi le labbra sulla mia cappella. Cominciò a leccarmi, poi a succhiarmelo, spingendo la sua testa su di me, come per inghiottirmi il membro. Lo succhiava di gusto, ormai in preda al desiderio più intenso, quello di chi voleva da troppo tempo farsi una bella trombata, riassaporando tutto il piacere di sentirsi possedere da un uomo.

Con quel suo sguardo da troia, le movenze da vera puttanella e quel corpo divino, Francesca non poteva non farmi venire voglia di figa. Si sollevò, dopo avermi sbocchinato a dovere, e quindi, dopo avermi fatto sdraiare sull’erba, si piegò sulle sue ginocchia e mi montò sul cazzo, facendoselo entrare tutto dentro, vogliosa di assaporare il mio bastone infuocato, che scivolava dentro quella porta del paradiso ormai bagnatissima.

Godeva, gemeva e ne voleva sempre di più. Si spingeva su e giù su di me, mi guardava con quel suo sguardo da troiona vogliosa, e spingeva sempre più decisa il bacino, facendomi godere ad ogni spinta su e giù. Non poteva trattenersi dalla voglia di sentirsi trapanare la figa dal mio cazzo, e ad ogni movimento la sentivo eccitarsi, potevo percepire tutta la sua carica erotica, che ben si manifestava sul suo volto soddisfatto da come godeva.

Dopo avermi scopato per un po’ così, si sollevò, e si voltò: osservai quel bel culo davanti a me, e poi, la guidai su di me. La implorai di scoparmi in quel modo, fino a farmi venire, perché quella era la mia posizione preferita. Potevo osservare quel meraviglioso culetto, sentire le sue chiappe su di me, e vedere il mio cazzo scomparire in quella splendida figa, così calda e stretta che non poteva che farmi eccitare fino a sborrare di lì a poco.

Francesca strinse la sua figa vogliosa su di me, e poi, di colpo si infilò il cazzo tutto dentro, trasalendo per il piacere. Gemeva, gridava, e poi tornava a spingere decisa, facendomi sentire il cazzo sparire dentro di lei. Era bagnatissima e calda, ormai sempre più in preda al godimento, e di lì a poco avrebbe sperimentato il più intenso orgasmo della sua vita, continuando a spingere e sentendo quella mazza dura dentro la sua figa.

Osservavo le sue grandi labbra stringersi attorno al mio membro, la scena mi eccitava da morire, e vedevo farsi quella cremina del piacere sul mio cazzo. Francesca stava per venire, spingeva sempre più forte, e poco dopo si lasciò andare in un lungo ed intenso gemito, che continuò a ripetizione per diverse decine di secondi, riprendendo a spingere su di me, perché voleva farmi venire, sentire tutta l’eccitazione di un orgasmo dentro di lei.

Le strinsi il culo per bene, facendola sbattere su di me con forza, ed eccitando ad ogni spinta, finché il respiro diventò sempre più affannoso, il mio battito salì ancor di più e, poco dopo, mi lasciai andare in un lungo gemito, liberando la mia sborra dentro di lei, riempiendola tutta. Le sue ultime spinte sul mio cazzo mi regalarono sensazioni celestiali, mentre dal mio cazzo spruzzavo nella sua figa la mia calda essenza della vita.

Francesca si sollevò e prese la sborra sul medio, passandoselo in bocca: le piaceva da morire sentire il seme sulle labbra e gustarselo…

Mi son fatto la vicina nell’orto, di Andy di Novara

Prima edizione: ottobre 2019, by Atlantia Media.

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