Martina ce l’aveva davvero d’oro

Martina ce l’aveva davvero d’oro e godeva di brutto

Quando ci ritrovavamo a parlare di belle fighe in compagnia, in un modo o nell’altro, io non potevo non venirmene fuori parlando di una bella fighetta che mi piaceva, e che in cuor mio sognavo di potermi trombare, cioè Martina: sorella di un mio amico, spesso la nominavo dicendo che era troppo figa, pure in sua presenza, e lui un po’ ne era fiero, e mi diceva che però lei voleva un partner di un certo tipo, e che non si sarebbe accontentata del primo uomo che le capitava per le mani.

Io un po’ fingevo di non prendermela, e di non dare tanta importanza alla questione, soprattutto quando c’era lui, però, in cuor mio ci restavo male e sognavo invece di riuscire a far breccia nel cuore di lei, e magari, pure anche di metterglielo in bocca e in figa, anche se il mio sogno più proibito era sicuramente quella di fotterla in culo, considerando quanto ce l’aveva bello quel fondoschiena, rotondo e sodo, ma non grosso, capace di farmi sbavare e farmi desiderare di averlo per le mani.

Tutto proseguì così, in una sorta di sogno che mai sarei riuscito a realizzare, finché una sera, si presentò finalmente l’occasione per riuscire a farmi avanti con questa bella fighetta, e conquistarmela: Marco era via con la squadra di calcio, Martina era in giro con noi, e così, l’occasione d’oro per trombarmela mi venne servita su un piatto d’argento quando, andando a prenderli a casa loro, mi trovai davanti al cancello soltanto quella strafiga di Martina più provocante che mai.

Aveva una bocca da favola e la usava bene

Truccata e vestita in maniera insolita, questa bella ragazza era ancor più attizzante: me la ricordavo in effetti un po’ meno pronta a lanciarsi per così all’avventura, e quando di fronte a me si è presentata in quel modo, non ho potuto che farle i complimenti, e dirle che una ragazza come lei, non si poteva che invidiare a chiunque fosse stato il suo partner, perché davvero troppo bella e femminile per non riuscire a trasmettere sensazioni fortissime stando in sua compagnia.

Martina mi guardava, e dopo aver sorriso e detto parole molto belle, mi ha guardato ben bene i muscoli delle gambe, e mi ha detto che in effetti, un tipo così ginnico, non poteva che provocare in lei delle voglie notevoli: io mi fermai a guardarla bene in volto, in quegli occhi troppo accesi e belli per non piacermi, e le chiesi che cosa volesse intendere con quelle parole, che mi sembravano davvero lusinghiere considerando come le aveva dette in quel momento.

Mi rivolse di nuovo lo sguardo, così appassionato, e mi disse chiaramente che era arrivato il momento di scopare, perché quello voleva fare: altroché perdere tempo, quella volta, con tutti gli altri, in giro a far cazzate. Dovevamo restare a casa sua, considerando che non c’era nessuno, e finalmente darci alla pazza gioia, pensando a trombare, perché non potevamo perdere un’occasione simile per godere insieme, e conoscerci al meglio anche tra le lenzuola di casa sua.

Parcheggiai subito l’auto da lei, e vedendomi pensoso, mi disse subito che Marco era via per tutto il week-end e, soprattutto, che i suoi genitori erano via in vacanza per una settimana, e quindi, non c’era nessuno che potesse arrivare a scassare i maroni: gli occhi mi luccicarono, quando me lo disse, e mi immaginai già in sua compagnia, sul divano, poi sul tavolo, nel suo letto, e magari anche in cucina, scopandomela in tutti i modi possibili ed immaginabili.

Martina era davvero troppo bella e, una volta snudata, iniziò a giocare davanti a me, con le sue calze trasparenti così provocanti e quel suo tanga, che la rendeva ancor più irresistibile: mi disse di restare dietro di lei, e di guardarla mentre si muoveva sul parquet della sua stanza, muovendosi con quel culo che era una tentazione: mi preparai a sbavare, e mentre si muoveva, mi avvicinai, mettendo la mia lingua su di lei, iniziando a leccarle quelle meravigliose chiappe con una voglia infinita.

Lei si mise a ridere, mi disse di leccare, che ero il suo schiavo, e che ora era lei a comandare: poi mi sbottonò i pantaloni, e prese a schiaffeggiarmi le palle, provocandomi ancora di più, facendo nascere in me un desiderio irrefrenabile e, nello stesso tempo, quei piccoli dolori mi spingevano ancor di più a desiderarla, finché mi mise direttamente il culo in faccia e mi spinse la figa in bocca, costringendomi a leccarla e a mordicchiarla, mentre continuava a torturarmi il cazzo e le palle.

Quindi, decise che era veramente troppo e, quindi, mi fece sdraiare davanti a lei e, tanto per cominciare, sputò sul mio cazzo in tiro, e lo tenne bello dritto: si allargò le gambe quanto bastava per mostrarmi bene come il mio cazzo sarebbe stato fottuto dal suo culo, che in effetti, si aprì per bene mentre la mia cappella entrava, e io iniziavo già a godere per quel contatto meraviglioso, in quel buco del culo bello caldo e stretto, che sembrava per me la conquista del paradiso.

Martina iniziò a montarmi su e giù, e già si eccitava, godeva e strillava per il piacere, mentre eravamo sul pavimento della sua camera da letto, e si voltava a guardarmi per vedere se fossi soddisfatto: quindi, si sollevò di nuovo, e si fece scivolare il cazzo in figa, con una voglia tremenda di trombare che la trasformò in una cowgirl impazzita, che non riusciva a tenere a freno le sue voglie, soprattutto, quando continuando a scoparmi così, si eccitava e si bagnava, strillando e mugolando.

Quindi ritornò con il culo a scoparmi il cazzo, e se lo fece sfondare di nuovo: il suo modo di muoversi, su e giù, e quella sua aria a dir poco soddisfatta, mi fecero subito capire quella che era la sua natura di vera troiona vogliosa. Mi scopava, e io continuavo a torturarle il clitoride, poi tornava con la figa, se lo faceva entrare tutto, e mi scopava gridando, dicendomi che era la mia troia, e che dovevo venire, perché non ne poteva più di sentirselo dentro in culo e in figa, e voleva la mia sborra.

Io ero ormai talmente strafatto dal piacere che, finalmente, liberai tutta la mia voglia di godere in una lunga sborrata che riempì la figa di Martina, che davvero, ce l’aveva d’oro: ci fermammo un attimo, e poi, mi disse che dovevamo andare a scopare in salotto, sul divano, perché voleva farsi delle foto mentre trombavamo pure lì…

Quando si dice che alcune sono meglio di altre, bisogna pensare a Martina: grande Vale, il tuo racconto erotico è davvero eccitante…

Martina ce l’aveva davvero d’oro e godeva di brutto, di Vale di Mantova.

Prima edizione: marzo 2016, by Atlantia Media.

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