Un bel cazzo

Ho goduto con il cazzo duro e voglioso del mio trombamico

Dopo il lavoro, da almeno alcuni mesi, non perdevo mai l’appuntamento con la palestra: ogni volta mi avviavo verso questo luogo dove prendermi cura di me stesso e, soprattutto, dove vedere un po’ di fighe che si davano da fare tra gli attrezzi senza sosta, sculettando, facendo ballare le loro belle tette, con quegli sguardi contraddistinti da un buon livello di troiaggine e, nello stesso tempo, anche marcati per bene dagli sforzi che facevano.

Tra tutte le tipe che mi sembrava di intravvedere ogni sera, una su tutte mi attizzava per il suo modo di atteggiarsi anche per come ci dava dentro nell’esercizio, che mi suggeriva anche quanto potesse essere poi perversa e disinibita a letto mentre trombava: si trattava di Giada, una bella mora che, pur avendo delle tettine, spiccava ai miei occhi soprattutto per il suo culo e le cosce ben messe, che si scolpivano ogni giorno di più.

Una volta, avvicinandosi alla macchina, perché voleva prendere il mio posto e continuare l’allenamento, le dissi che le avrei lasciato il posto: la mia gentilezza la fece sorridere e, nello stesso tempo, la spinse a dirmi che subito dopo avrebbe lasciato libero il posto, perché voleva fare un attimo di pausa. Le risposi che non c’era problema, perché nel frattempo avrei continuato con la ciclette poco distante dalla sua macchina.

La guardai mentre si muoveva, e vedevo quasi una sorta di passionalità nella sua maniera di porsi sulla macchina, quasi come se sentisse che nell’esercitarsi potesse veramente ottenere di diventare più figa di quanto già non fosse: e la attesi, mentre mi allenavo, finché lei si alzò e disse che ora potevo prendere il suo posto. La ringraziai, ma le dissi che anch’io avevo bisogno di riprendere un po’ di fiato dopo tutto quell’esercizio.

Che strafiga Giada mentre trombava

Così le proposi di bere un attimo insieme, e lei mi disse di sì: ci sedemmo insieme ad un tavolino, tirammo finalmente il fiato, e quindi mi disse un po’ di lei e di quello che faceva in palestra, chiedendomi se fosse da tanto tempo che giravo da quelle parti. Le dissi che ormai da circa un anno mi allenavo lì, e lei, mi chiese quali fossero i miei esercizi preferiti, per tenermi in forma e non perdere mai l’allenamento col passare del tempo.

Le parlai un po’ delle mie abitudini e, nello stesso tempo, le chiesi cosa facesse lei per restare sempre al top com’era: mi guardò ridendo, dicendo che non si sentiva per nulla in forma, e che anzi, doveva dimagrire ancor un po’ il culo e le cosce, perché le sembrava di non sfinarsi mai abbastanza da sentirsi bene, e per questo aveva bisogno di qualche consiglio per riuscire ad ottenere dei risultati soddisfacenti.

La guardai di nuovo, e sorridendo, le dissi che secondo me era una gran bella donna senza che dovesse dannarsi l’anima fin troppo: mi sorrise con un’aria strana, ringraziandomi per il complimento, e poi mi disse di essere onesto nel dirle quello che secondo me avrebbe dovuto fare. Le dissi che secondo me le sarebbe servita una bella cena in compagnia, gustosa e piacevole, perché le potesse poi di nuovo venire voglia di allenarsi.

A questa battuta rispose dicendo se fosse un invito e che, se sì, l’avrebbe accettato: le dissi che era una proposta e che non vedevo l’ora di invitarla a mangiare in un buon posto che conoscevo bene. Ci facemmo quindi al volo la doccia, sospendo gli allenamenti, ed andammo in un locale famoso per proporre delle classiche specialità locali, che le piacque sin dal primo momento in cui arrivammo al suo interno.

Giada era entusiasta dell’essere lì e, parlando, mi disse ancora una volta di quanto le facesse piacere trascorrere la serata lì, dove mangiammo e gustammo veramente ogni cosa, finché verso le 22, le proposi di andare a fare un giretto insieme. Mi guardò e annuì, quindi la presi per il braccio e la accompagnai all’auto, per poi andare a fare un giro verso il centro e, a un certo punto, prima di salire in macchina, si voltò verso di me.

Appoggiò una mano sulla spalla, quindi anche l’altra, e poi mi sussurrò in un orecchio che era meglio non andare a fare un giro in città e che, anzi, era forse meglio andare da lei, perché aveva un programma tutto speciale per me… Non me lo feci ripetere, e quindi, avviandoci verso la sua abitazione, la guardai bene mentre si muoveva, eccitandomi a più non posso: e lei mi guardò, voltandosi, accorgendosi dei miei occhi fissati lì.

Entrammo in casa e finimmo in un istante sul letto, con me sopra di letto, intento a baciarla focosamente, senza sosta: nel mentre, le mie mani si infilavano tra le sue tettine, accarezzandole, quindi scivolavano giù nelle sue mutande, giocando per bene con la sua fighetta, che era bella rasata e fresca, ma nel frattempo si stava bagnando perché evidentemente era già su di giri pure lei e non vedeva l’ora di farsi trombare.

Ci spogliammo completamente, quindi lei restò sdraiata, io mi sedetti sulle mie gambe, e le allungai il cazzo da succhiare: lo prese con una naturalezza incredibile, e iniziò a succhiarlo in modo irresistibile, facendomi eccitare ancor di più. Mi allungai un po’ e, quindi, le mie dita iniziarono a sditalinare per bene la sua fighetta, facendola gemere con il mio cazzo in bocca, facendola diventare ancor più appassionata nel suo sesso orale.

Quando la mia cappella era già bella arrossata, Giada di sollevò a pecorina, e mi disse di iniziare a trombarla senza pietà, che voleva sentire il mio cazzo sfondarle la figa, penetrarla tutta fino in fondo, senza sosta, martellando il suo utero fino a farla venire: il mio cazzo iniziò quindi il suo duro lavoro, e facendosi strada tra le sue grandi labbra, andò fino in fondo, sfondandola per bene, mentre io le prendevo la coda dei capelli come una cavalla.

Continuai con quel ritmo per alcuni minuti, finché ormai eccitatissima, la sentii squirtare e gemere come se fosse finito il mondo: ormai era in preda ad un godimento senza freni e io, sentendola così piena di piacere, a mia volta mi eccitai ancor di più e aumentai il ritmo delle stantuffate, finché non riuscendo più a controllarmi, lasciai che la mia sborra colasse tutta dentro di lei, in quella meravigliosa fighetta calda ed accogliente.

Ansimai come non successe mai in precedenza in vita mia e, quindi, la guardai dicendole che era stata semplicemente divina: Giada mi fece l’occhiolino, e mi disse che aveva ancora voglia del mio cazzo…

Le emozioni più forti sono quelle trasmesse da racconti erotici vissuti in prima persona: Enrico non ha fallito nel trasmetterci la sua passione per il sesso.

Un bel cazzo dopo tanti esercizi pesanti, di Enrico di Cortona.

Prima edizione: novembre 2015, by Atlantia Media.

© copyright MMXV by Atlantia Media. Tutti i diritti riservati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.