Nel camerino con Je

In questi ultimi giorni, avevo davvero bisogno di dedicarmi un po’ allo shopping: con il guardaroba da rifare, mi son deciso a dare un’occhiata alle ultime novità in alcuni negozi. Non sapevo ancora esattamente che cosa comprarmi, però, amando le cose contraddistinte da uno stile un po’ insolito, mi ero già prefissato di non scegliere i soliti (ed insignificanti) jeans o le t-shirt grigie, insomma, ciò che fosse davvero fin troppo monotono.

Non sapevo neanche io dove andare a fare acquisti, se in un centro commerciale o se nei negozi in centro, così, mi son messo in auto senza pensarci troppo e ho fatto un giro senza meta. Dopo aver dato uno sguardo all’assortimento di pantaloni in diversi negozi, senza trovare ciò che cercavo, mi son deciso a lasciare questo acquisto per ultimo, occupandomi piuttosto di comprare magliette, intimo e un paio di felpe da altre parti.

In ogni negozio mi sembrava di trovare qualche commessa sempre ben felice di darmi suggerimenti, forse perché noi uomini siamo meno rompipalle quando si tratta di fare acquisti e c’è più soddisfazione a consigliarci. In alcuni casi, mi sembrava addirittura che le tipe fossero particolarmente ben disposte, quasi perché spinte da una voglia strana di lanciarsi in qualche avventura, roba da una botta e via, magari proprio in negozio.

Dopo aver fatto il mio tour tra i primi negozi, mi è venuta voglia di cercare dei pantaloni in similpelle in un negozio del centro commerciale fuori città, perché desideravo finalmente completare il mio outfit. Appena entrato, ho dato uno sguardo a quanto disponibile tra i capi per l’uomo e, alla fine, ho intravisto qualche cosa di interessante. Mentre stavo per prenderne un paio, una commessa è arrivata dietro me, e mi ha salutato allegramente.

Mi ha detto che per qualunque cosa avrei potuto chiedere a lei: e io, vedendola così vivace ed espansiva, non ho potuto fare a meno di sorriderle ed annuire tutto soddisfatto. Le ho detto che mi sarebbe piaciuto acquistare un bel paio di pantaloni in similpelle e, lei, per tutta risposta mi ha guardato e detto “in effetti sono davvero fighi, soprattutto se indossati su un fisico giusto…” e poi “te li puoi permettere e fare un figurone, mica come altri…”

E rideva divertita, mentre io le dicevo “hai ragione, altrimenti si dà l’impressione di essere un po’ insaccati” e lei “non immagini quanti ne ho visti così…bruttissimi, non si rendevano proprio conto” e a me venne da ridere per tutta risposta. La sua natura estroversa, il carattere spigliato e quel suo approccio simpatico, mi hanno subito conquistato. E leggendo il suo nome sul cartellino, ho anche pensato che fosse proprio bello.

Qualche istante dopo, le ho detto “sai che mi stai proprio simpatica? E poi hai anche un bel nome…” e lei “grazie, anche tu mi ispiri simpatia. Ma come ti chiami?” e io “Matteo, piacere” e lei “Jessica, ma già l’hai letto, a quanto pare” e sorrise tutta soddisfatta. I nostri occhi si incrociarono, presi da una curiosità incredibile l’una per l’altro, e senza pensarci troppo, le chiesi “lo sai che mi hai preso dentro, stravolgendomi sin dal primo istante?”

Lei mi guardò, sorridendo, e disse “te l’ho letto negli occhi, son troppo sinceri perché non lo vedessi…” e io le dissi “sei già impegnata, vero?” e lei “sì, ma il mio tipo mi ha fatto le corna di recente, quindi, è come se tra noi fosse finita…” e io le rispose “ma come cazzo si fa a fare le corna ad una tipa come te?” e lei abbassando gli occhi aggiunse “purtroppo anche se sei figa – scherzo, eh – non sai mai che cosa ti possa succedere…” e io le dissi “no, no: non scherzare, lo sei davvero”.

E in quel momento le presi la mano destra, e la guardai negli occhi, e poi le dissi “se esiste il colpo di fulmine, e anche tu conosci questo tipo di sensazione, allora, ti posso dire che oggi io sono stato travolto da questo”. Sorrise di nuovo, mi guardò negli occhi, annuì e poi mi disse “credo di aver sperimentato qualche cosa di simile pure io…mi sembra di essere presa in qualche cosa di super eccitante…” e poi sorridendo aggiunse “ma quanto ti stanno bene quei pantaloni?” ridendo di gusto, e pure io presi a farmi delle risate fragorose, aggiungendomi alla sua ilarità.

Poi si girò, controllò che non ci fossero altri clienti attorno, e con la radiolina disse alla sua collega “Titti, mi copri un attimo che faccio pausa?” e lei “sì, sì: non ti preoccupare, lo so ehhhhhhhhh” e aggiunse un risolino divertito e Je le rispose “dai, Titti, ma che dici” e lei “eehhhh seee, come se non lo sapessi, eh?!” e richiuse la tenda dietro di noi, mentre in quel camerino l’aria si fece subito bollente, soprattutto quando si levò la maglietta e abbassò i pantaloni.

La guardai, eccitato alla vista di quel bel culo e di quelle tette, e le dissi “ma come si fa a cornificare una gnocca simile?” e lei rise di nuovo, dicendo “fammi godere, Matteo, fammi sentire che ti piaccio”. Le leccai subito quelle tette meravigliose, poi la sbaciucchiai appassionatamente e, quindi, ripresi a toccarla da tutte le parti, sul culo, la figa e di nuovo le tette: ero preso in un turbinio di sensazioni che mi stavano facendo perdere la testa.

Je mi disse “dammi il tuo bel cazzone, Matteo, fammelo vedere” e io lo tirai fuori. Lei lo prese in mano, se lo passò tra quelle dita affusolate e, poi, si inginocchiò davanti a me, baciandomelo, e poi, leccandolo e ciucciandolo appassionatamente. Era in preda alla voglia, non poteva più trattenersi, e dopo avermi spompinato divinamente per qualche minuto, le dissi che volevo scoparmela, volevo il suo culo divino, assaporarlo per intero.

Lei mi guardò e disse “dai, sfondami da dietro, fammi sentire di che cosa sei capace…ma aspetta, andiamo nel magazzino” e con due passi furtivi, dopo esser usciti dal camerino, ci appartammo. A quel punto, Je si sistemò davanti a me, quindi le leccai quel culo meraviglioso, e poi, lo tirai fuori e lo sfregai su quel bel culetto, per poi farlo entrare piano piano, non prima di aver sputato a dovere sulla mia cappella e sul suo bel buchino.

Qualche istante dopo, lo feci entrare in quel culo meraviglioso, sentendola eccitarsi subito. Lanciò un gridolino, e poi, singhiozzando, mi fece sentire subito quanto le piacesse il mio cazzo “ah, sì, ah, sì, daiiii, ohhhhh, fammelo sentire tutto, sì, scopami così” diceva tutta eccitata, mentre io lo spingevo dentro di lei, godendo incredibilmente nel sentire quel culetto stretto tutto mio, che in quel momento mi faceva veramente sentire pieno di vita.

Je mi continuava ad incitare, invogliandomi a trombarla più forte e, nello stesso tempo, mi stringeva a lei, guardandomi negli occhi per percepire quanto stessi godendo in quel momento. Non potevo trattenere il mio godimento, ansimavo, gemevo e godevo, con un’espressione di benessere e piacere in volto, che la faceva impazzire, finché a forza di spingerlo dentro di lei, la feci venire, mentre io ero ormai quasi pronto a sborrare.

Con il cazzo ormai torturato dal piacere, spinsi più a fondo la mia cappella, e mi lasciai andare, arrivando al culmine del piacere. Tirai fuori il cazzo dal suo culo, lei si voltò, e mi disse di venirle in faccia. Le imbrattai quel suo sguardo con il mio seme caldo, e lei, ne assaporò un po’, portandoselo alla bocca e ingoiandolo soddisfatta, come se fosse un vero e proprio elisir di lunga vita.

Provai un orgasmo intensissimo e mi sentii rapito da un piacere strano, in quel magazzino in cui ci lasciammo andare alla passione. Poi ci rivestimmo e sistemammo, ci scambiammo i numeri di telefono immediatamente, e restai un po’ con lei, dopo aver pagato il mio acquisto. Andai a mangiare qualche cosa nel bar lì vicino e l’aspettai, perché volevo che quella nostra prima giornata insieme non finisse mai…

Nel camerino con Je, di Matteo di Varese

Prima edizione: ottobre 2019, by Atlantia Media.

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