Lau la troia

Ho dato il mio cazzo rovente a quella troia sposata e vogliosa di Lau

Quando ci siamo conosciuti con Lau, studiavamo tutt’e due ragioneria, ed eravamo veramente fin troppo presi l’una dall’altro, al punto tale che se non trombavamo almeno per un paio di volte al giorno, non eravamo veramente soddisfatti e in pace con noi stessi: in modo particolare, lei era un po’ più nervosa ed irascibile del solito, e lo si vedeva subito che le era mancata la sua razione quotidiana di cazzo per addolcirla.

Era davvero una troietta irresistibile, Lau, perché si metteva sempre quei bei leggings neri che mettevano in risalto il suo culetto: e ogni volta, metteva apposta una maglietta corta, quasi come se volesse sottolineare quanto fosse figo il suo culo, e lo volesse far divorare con gli occhi, e magari talvolta anche con qualcos’altro, da chiunque stesse un attimo a guardarla o che comunque l’avesse incrociata sul suo cammino per puro caso.

Durante gli anni delle superiori abbiamo condiviso una storia veramente grandiosa, con vacanze in giro tra amici, o ancora, con le indimenticabili scopate in ogni posto adatto: e devo ammettere che non me la son mai fatta sfuggire un’occasione per metterglielo dentro, fosse in bocca, in culo o in figa, perché adoravo davvero farmela ad ogni ora, era diventata per me come una vera e propria droga, e adoravo davvero sborrarle addosso.

Quando poi finimmo la scuola, iniziammo a lavorare e lei decise di frequentare un’altra compagnia, le nostre strade si divisero, e lei finì pure per sposarsi – sarà stata una delle più giovani a scegliere di fare un passo simile – con un tipo sfigatissimo, del quale ha sempre parlato male, in precedenza, e che ora di colpo era diventato il suo uomo ideale, con il quale addirittura condividere una vita, piantando ingiustamente me da un momento all’altro.

Nel magazzino a trombare insieme

L’idillio con questo nuovo tipo, evidentemente, non dev’essere durato troppo a lungo, se così di punto in bianco, un pomeriggio di luglio, ho sentito suonare il telefono di casa, ed era lei che aveva voglia di parlarmi, di raccontarmi perché aveva fatto quella scelta, e che voleva farlo di persona, magari davanti ad una bibita al bar, perché personalmente sarebbe riuscita a spiegarmi meglio cos’era successo in lei e perché aveva deciso di chiudere con me.

Sulle prime mi incazzai parecchio, e non ero effettivamente molto desideroso di incontrare questa troietta stronza, che da un giorno all’altro mi aveva mandato a cagare, ma considerando che comunque ero perlomeno interessato a capire cosa fosse successo in quella sua testa vuota, mi son convinto ad incontrarla, e lo ho dato appuntamento lo stesso giorno, in un bar che frequentavamo spesso insieme con tutta la nostra compagnia di amici.

Così, quando ci siamo incontrati, lei è venuta verso di me, abbracciandomi a lungo, e chiedendomi scusa per quello che aveva fatto: la cosa mi ha sorpreso, e non poco, al che ho cercato di tranquillizzarla, e di lasciar perdere, considerando che era ormai tutto passato e finito, e non c’era più nulla da recriminare, considerando come ognuno di noi avevo fatto le sue scelte, ed erano peraltro molto importanti, considerando che lei era ormai sposata.

Non mi rispose molto convinta, ed anzi, dopo queste parole, mi sembrò quasi che la sua felicità si fosse di colpo spenta, quasi come se in realtà questo passo l’avesse messa un po’ in difficoltà, piuttosto che regalarle la tanto agognata serenità: e a un certo punto, quasi con una lacrima all’occhio, mi disse che aveva nostalgia di quei tempi andati, delle superiori, durante cui si divertiva alla grande e poteva assaporare davvero la vita per quella che era.

La guardai di nuovo stupito, e le dissi che non era il caso di lasciarsi andare così alla tristezza, che aveva ormai aveva una nuova vita, e per tutta risposta, mentre stavamo andando all’auto, mi si lanciò addosso e mi baciò disperatamente, come una troia, al che io la respinsi, dicendole che era troppo tardi per queste cose, e che ognuno di noi aveva preso la sua strada, e che anzi, forse era meglio che non ci vedessimo più in futuro.

Per risposta, mi toccò le palle, e mi disse che aveva nostalgia del mio cazzo nella sua bocca, e nel suo culo, e poi nella sua figa, dove veramente provava le migliori sensazioni, e si sentiva davvero viva, mica come faceva adesso con il suo tipo, che non sapeva bene come trombarla, e non le regalava le stesse emozioni, incapace com’era di trombarsela come avrebbe dovuto fare ogni uomo degno di quel nome.

La portai quindi con me nel magazzino dell’azienda in cui lavoravo, tirai fuori il cazzo, e me lo feci succhiare da questa troia in astinenza, dopodiché, finito di spompinarlo, le abbassai i pantaloni, la misi a pecorina, e iniziai a trombarla come una cagna in calore, sbattendo rumorosamente contro le sue cosce, senza fermarmi mai, aumentando sempre di più il ritmo, mentre ormai lei gemeva come una troietta in calore alla prima volta.

Quando mi sentii di essere ormai pronto a venire, lo levai dalla sua fighetta, e mi girai verso di lei, segandomelo, infilandoglielo anche in bocca, per poi scaricarle tutta la mia sborra tra naso, bocca ed occhi, con lei che aveva un’espressione da troia soddisfatta, e con una risata isterica, mentre annuiva soddisfatta, mi diceva che non voleva più perdermi, che ero il suo punto fermo, il suo cazzone da scopare ogni volta che avrebbe avuto voglia…

Ci sono tipe che anche quando si sposano non riescono a trovare la pace con un solo cazzo: Lau è una di quelle che non manca di fantasia e che appena trovato Ivan si è lasciata andare in un’avventura erotica davvero imperdibile per un racconto di sesso gustoso.

Lau la troia infelicemente sposata che voleva il cazzo, di Ivan di Seregno.

Prima edizione: aprile 2015, by Atlantia Media.

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Un pensiero riguardo “Lau la troia

  • 20 Ottobre 2015 in 21:22
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    Anch’io una volta mi sono trombata una in magazzino!

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