La secondina

Era una secondina troppo vogliosa con l’evaso

Quel giovedì mattina, non vedevo l’ora che arrivasse: Angela aveva il turno dalle 10 in poi, e io sapevo che finalmente avremmo concretizzato il nostro sogno di amore, fuggendo da questo luogo così noioso e triste, per ritrovare un po’ di serenità insieme.

Nonostante tutte le mie storie del passato, Angela non si lasciava certo influenzare nel suo giudizio su di me, ritenendo che comunque potessi essere un uomo affascinante per lei, fino al punto di aiutarmi a fuggire di prigione con lei, per poterci amare liberamente.

Angela quel giorno era davvero troppo hot per resisterle, con quei leggings neri di pelle fin troppo stretti, capaci di sottolinearne la femminilità, facendomi venire delle fantasie davvero irresistibili, perché in fin dei conti quella era proprio la sua natura.

Trasgressiva e passionale, vogliosa e capace di trascinarmi nelle cose più assurde, questa bionda mi prendeva sin dal primo sguardo: e quando con una scusa mi portò con lei in lavanderia, la prima volta che incontrammo, capii come sarebbe finita.

Così quando mi ha proposto di fuggire con lei, lasciandoci alle spalle tutto e tutti, io non mi sono fatto fin troppi problemi. Le ho detto che ero d’accordo, e che non avrei avuto alcun rimpianto andandomene con lei: e così pianificammo nei dettagli la nostra fuga.

Angela non vedeva l’ora di metterla in pratica, e così quella mattina – così hot e insolitamente provocante – mi stuzzicò a più riprese, avendo cura di non farsi troppo vedere dagli altri, perché sapeva che sarebbe potuta andare a finire male se ci avessero visti così.

Mise già la macchina al posto giusto, fece tutto come ogni giorno, ma si dimenticò volutamente di chiudere la porta della lavanderia e, al tempo stesso, lasciò la macchina aperta: io mi sarei limitato a saltare dentro il baule, richiuderla e aspettare per andarcene.

Così arrivò il momento giusto per farlo, e io, mi nascosi sotto la cappelliera, abbassando leggermente uno dei due sedili posteriori perché filtrassero aria e luce, per evitare di restarmene prigioniero al buio e senza poter respirare.

Angela fece finta di nulla e, quando arrivò il momento di andarsene, fece il giro fingendo di non accorgersi della mia assenza e, poi, saltò sul suo crossover incurante di tutto il resto, semplicemente pensando che si sarebbe potuta divertire alla grande, qualche minuto dopo.

Uscimmo dal carcere e, quando imboccò l’autostrada, potei finalmente sedermi comodo dietro, finché si fermò ad una piccola area di sosta perché avevamo bisogno di pisciare e di fumare una sigaretta: in quella piccola area di sosta c’era anche un bagno pubblico, e così, ci fermammo per un po’ di tempo, sorridendo e scherzando insieme, sottolineando come fosse bello essere insieme, condividendo quegli istanti di libertà rubata.

Le dissi che sarei andato al bagno e, lei, mi seguì: e poi mi disse che sarebbe entrata con me, perché ne aveva voglia, e poi non c’era nessuno, così ci saremmo potuti divertire un po’. Dopo aver pisciato, Angela si inginocchiò di fronte a me, e mi leccò il cazzo, guardandomi con quegli occhi vogliosi, e dicendomi che dovevamo lasciarci andare, perché sarebbe stato bello farlo così, senza pensare a nulla. Dopo avermi spompinato un po’ la cappella, prese a ingoiarselo tutto rumorosamente fino alla gola, e poi, a leccarlo vogliosa, come non mai, focosa e piena di passione perché voleva davvero godere con me in quel momento.

Le lasciai pompare per bene il mio uccello, e quando vidi la soddisfazione nei suoi occhi vogliosi, le dissi “fammi scopare la tua figa, Angy, la voglio tutta e adesso, dai, lasciati sfondare e fammi godere, ne ho una voglia inifinita” e lei mi guardò, con un’aria vagamente da troiona vogliosa, e mi disse “sì, dai, adesso mi abbassò i leggings e il perizoma e te la faccio sfondare tutta da dietro, lo so che ti piace” e io continuai quindi a guardarla, mentre si preparava per farsi scopare da me, eccitandomi alla vista delle sue cosce pronte ad avvicinarsi a me, mentre si allargava le gambe e si preparava a farsi trombare dal mio cazzo duro e caldo.

Si allargò la figa, già bella bagnata, e quindi con la mano destra afferrò il mio cazzo, vogliosa, guidandoselo nella figa: il contatto con quella figa bagnata e caldo ebbe su di me l’effetto di una liberazione da una lunga prigionia, e mi lasciai andare senza troppi giri di parole, godendo, e lei voltandosi mi guardò e disse “ti piace?” e io “ahhh, tantissimo, dai, scopami così Angy, ahhhh” mentre si muoveva sul mio cazzo con una voglia unica. Trombava con una grinta unica, godendo pure lei, perché di tanto in tanto si lasciava andare a qualche momento di piacevole eccitazione, trasmettendomi tutto il suo desiderio di godere come una vera troia.

Un godimento che non conosceva rivali

Scopava facendo dei piegamenti verso di me, mostrandomi quanto fosse atletica e, soprattutto, quanto non potesse proprio rinunciare a vedermi su di giri, così desideroso di assaporare tutta la trasgressione di una trombata nel cesso di un’area di sosta, dove da un momento all’altro sarebbe potuto arrivare qualcuno, prendendoci in quel momento di eccitazione irresistibile. Angy mi trombava, quasi come se fosse diventata un’ossessione quella di godere del mio cazzo, di sentirsi posseduta dal mio uccello duro, che per quanto era stato stimolato dalla sua meravigliosa figa, da un momento all’altro sarebbe esploso i una sborrata epocale.

Iniziai ad ansimare, dicendole che stavo per venire, che non ce la facevo più a trattenermi in quel momento di godimento unico, e così, dopo gli ultimi colpi del suo culo sul mio cazzo, se lo sfilò dalla figa, inginocchiandosi di fronte a me, e prese a succhiarmelo e a segarlo mentre l’aveva in bocca, creando un mix esplosivo di godimento che qualche secondo dopo mi fece gridare letteralmente di piacere mentre scaricavo la sborra nella sua bocca vogliosa: le riempiii letteralmente la bocca, e me ne accorsi per quanto deglutiva mentre sparavo gli schizzi caldi dentro la sua bocca e sulla lingua, vedendo nei suoi occhi tutta la soddisfazione per il piacere vissuto…

Quindi ci sistemammo e tornammo in auto: ma io avevo ancora voglia di lei e, così, sedendomi davanti, continuai a farmi segare il cazzo mentre viaggiavamo in autostrada verso la nostra meta…

Troppo bello il racconto erotico di Alberto: il ladro e la secondina che trombano insieme, con tanti particolari focosi…

La secondina troppo vogliosa con l’evaso, di Alberto

Prima edizione: Gennaio 2017, by Atlantia Media.

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