La collega porca

La mia collega si mette sempre i leggings per farmelo tirare

In ufficio avevo sempre una gran voglia di incontrarmi con una collega per fare la riunione settimanale, perché questa era veramente una tipa che aveva una gran voglia di lavorare e, allo stesso tempo, anche una bella strafiga: Laura, con quel suo modo di fare da tipa che aveva sempre voglia di novità, e che si impegnava nelle sue attività lavorative tutti i giorni senza perdere tempo, mi prendeva anche – fisicamente e non solo – come donna.

Un giorno, si era presentata con un bel paio di pantaloni in pelle di colore blu, che erano veramente perfetti nel cingerle le cosce e il culo, al punto tale che dal primo momento in cui aveva messo piede in ufficio, non potevo che metterle gli occhi addosso in quel punto, vedendola provocante come non mai: e con un’occhiata veloce, si accorse delle mie attenzioni, facendo un ghignetto soddisfatto ed aspettando le mie avance come una troietta.

E non tardai tanto a farmi avanti, considerando come lei era veramente attraente e pronta a dare il meglio di sé: con quei suoi movimenti veloci e scosciati, che disegnavano al meglio il fascino di quella donna, le dissi proprio letteralmente che volevo scoparmela e che non potevo fare a meno di immaginare quanto fosse figa, e di quanto fosse capace di godersi al meglio il mio cazzo dentro di lei, con quel corpo così bello.

Laura quel giorno voleva il cazzo

Anche se sulle prime sembrava un po’ scazzata, subito dopo, Laura si lasciò andare e mi disse che l’avrebbe voluto tutto per lei: e dopo averlo preso in mano, sotto la scrivania dell’ufficio, si mise a succhiarmelo proprio lì, divertita all’idea che qualcuno potesse entrare da noi, sebbene la cosa fosse difficile, e mettendomi anche una certa ansia mentre mi immaginavo che qualche collega invidiosa potesse sputtanarci e farci qualche casino.

Mentre succhiava e mi faceva godere sempre di più, al punto tale che non riuscivo a contenermi tanto facilmente, con un occhio tenevo sotto controllo la porta: in realtà avevamo due scrivanie messe l’una di fronte all’altra, di quelle chiuse, con il risultato che nessuno avrebbe potuto notare la presenza di Laura sotto la mia, potendosi invece domandare che fine avesse fatto non vedendola alla sua abituale postazione di lavoro.

Le dissi di continuare a pompare, che da lì a poco le sarei venuto in bocca, ma lei mi disse che lo voleva almeno per un po’ in figa: si sfilò i pantaloni quanto bastava e, facendomi sedere al limite della poltrona, si mise a pecorina, costringendomi un po’ a divaricare le mie gambe per farlo entrare nella sua figa, cosa che riuscì a fare e che subito mi fece godere, mentre lei già ansimava dal piacere e mi diceva che era la mia troia da sotto la scrivania.

Iniziai a scoparla lentamente, perché mi sentivo già su di giri e, se ci avessi messo un po’ di più di energia, avrei iniziato a godere ad alta voce facendomi sentire: a un certo punto, le dissi di muoversi lei, perché dalla sedia era difficile e stancante, e lei mi disse di far finta di lavorare, almeno nessuno si sarebbe accorto di noi, mentre trombavamo allegramente nel nostro ufficio, che si era trasformato in un bordello aziendale di primo livello.

Iniziò a scoparmi spingendo la sua figa sempre più sul mio cazzo, facendoselo scivolare tutto fino all’utero, e la cosa mi fece eccitare non poco: sentivo il mio bel membro caldo fottuto a dovere da quella sua meravigliosa passera, che era bella inumidita e caldissima, facendo eccitare ancor di più Laura, che ormai godeva – sotto voce – ma esclamando cose eccitanti, dicendomi che era la mia troia e che voleva il mio cazzo, che lo voleva tutto lì.

A un certo punto mi disse che lo voleva in culo e, sfilandolo con le mani dalla sua figa, se lo sfregò sull’ano e, pian piano, lo fece entrare dentro: soffocò per tutta risposta un grido di piacere, e lentamente prese a muoversi avanti e indietro, facendomi eccitare, perché a questo punto godevo ormai al punto che di lì a poco sarei venuto, considerando quanto mi piaceva sentirlo stretto dentro di lei.

Le infilai quindi due dita in figa e iniziai a torturarle il clitoride velocemente, sempre di più sentendola dire “Godo, sì, godo, di più!!”, cosa che mi spinse ad essere ancor più veloce e determinato nei miei gesti, provocandole poco dopo un orgasmo rumoroso, che riuscì a gestire con molta fatica, mentre io la imploravo di continuare a fottermi il cazzo perché non ero venuto, e volevo farlo dentro quel suo culetto meraviglioso in ufficio.

Continuò a scoparmi così, piano e a fondo, mentre qualcuno aprendo la porta mi disse se dopo in pausa sarei andato da lui: non vidi chi era, ma riconobbi la voce, e risposi di sì. La porta si richiuse quasi immediatamente, e Laura riprese a scoparmi, fino a farmi finalmente venire, mentre le dicevo “sì, di più, vai giù tutta fino in fondo, troia, mi piace, sìììììììì” con il cazzo ormai esausto dopo tanto scopare con questa fighetta.

Subito dopo, si ricompose, mi alzì i pantaloni, mi guardò negli occhi e mi disse che ero il suo collega preferito: e ci saremmo divertiti ancora in ufficio per tanto tempo, che ci fossero o meno gli altri. La cosa mi fece impazzire e la stessa sera la invitai a cena…

In ogni ufficio c’è sempre una collega figa, dal fisico perfetto e che si veste sempre per fare colpo, che finisce per concedersi: Roby ci ha descritto con il suo racconto di sesso quanto si sono divertiti insieme 🙂

La collega porca che aveva sempre i leggings, di Roby di Torino.

Prima edizione: ottobre 2015, by Atlantia Media.

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2 pensieri riguardo “La collega porca

  • 23 Aprile 2016 in 22:43
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    Figa e troiona, l’accoppiata perfetta

    Risposta
  • 25 Aprile 2016 in 6:26
    Permalink

    Il culo nei leggings è sempre poesia

    Risposta

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