Con la mia testa tra le sue gambe

Un bel pomeriggio di questo mese, mi trovavo in giro per la campagna in cerca di relax. Dopo tanto lavoro, mi ero potuto concedere un paio di giorni di break dalla quotidianità, e non vedevo l’ora di spassarmela. Non ne potevo più di impegni ed obblighi, non vedevo l’ora di lasciarmi alle spalle lo stress e distendermi: così, con la testa immersa tra mille pensieri, camminavo per i sentieri affianco al Mincio, fantasticando sui prossimi svaghi. Mentre trottavo allegro, di tanto in tanto, mi guardavo in giro in cerca di qualcosa di bello con cui riempirmi gli occhi.

Non sapevo ancora esattamente dove sarebbe finita la mia passeggiata, ma ero certo che non mi sarei fermato presto. Sentivo il bisogno di muovermi, in tutti i sensi, e avevo anche una voglia incredibile di fare nuove conoscenze. Soprattutto femminili, considerando come era andata a finire con Eleonora. Da una parte, non mi dispiaceva essere single: ma dall’altra, non disdegnavo neppure l’idea di frequentare qualche nuova dolce compagnia. Anche senza che la cosa dovesse per forza diventare un rapporto impegnativo per entrambi, con tutte le considerazioni del caso.

Vagheggiavo così, tra quei campi splendidi, ponendomi mille quesiti e sorridendo alla semplicità della vita. Nulla poteva distogliermi da quel lieto momento di relax, se non una bella fanciulla. Solo che fino a quel momento, non ce n’era nemmeno l’ombra. Poi, ad una svolta, vidi lontano una bicicletta che giungeva nella mia direzione: sulla stessa, c’era una giovane che sembrava proprio carina. Si godeva il suo passeggio, lento, senza stressarsi. Almeno, così mi sembrava – vedendola ancora distante da me, scorgendola in modo poco nitido in lontananza.

Poi sentii il botto inconfondibile di una camera d’aria scoppiata, e a quel punto, mi venne un po’ da ridere. Tutta la serenità del momento prima, per la tipa, doveva essersi trasformata in un momento d’incazzatura senza pari. Del resto, essere in giro – così, per la campagna – e bucare da un momento all’altro, non doveva proprio esser qualcosa di piacevole. M’immaginai la sua espressione, poi, avvicinandomi verso di lei, iniziai a scorgere meglio il suo cipiglio. Questa splendida ragazza mora, era proprio turbata dall’accaduto: e sembrava cercare aiuto.

Quindi quando fui abbastanza vicino, mi accorsi di quanto fosse gnocca. Una strafiga mediterranea di quelle che io adoro, una supergnocca. La salutai sorridendo, e le chiesi se volesse una mano a sistemare la bici. Lei rispose al saluto, con gli occhi un po’ abbassati, e poi disse – quasi imbarazzata – che le avrebbe fatto molto piacere un aiuto. Non mi feci pregare, e le chiesi subito se avesse una toppa o qualcosa per riparare la bici. Mi mostrò l’astuccio sotto il sellino, e fortunatamente, aveva un po’ tutto il necessario per non restare proprio in mezzo alla strada.

Una piccola chiave, una toppa, della colla ed altre piccole cose erano in quel kit di sopravvivenza del vero corridore. Quindi non mi feci pregare e, dopo aver sistemato la bici al contrario, cominciai a smontare la ruota per riparare la camera d’aria. Mi aiutai a sfilare il copertone e il resto, e poi, dopo aver immerso la camera d’aria in un po’ di acqua, trovai il buco. A quel punto, diedi una pulita e, poi, passai la colla e, quindi, applicai la toppa. Strinsi forte ed aspettai che, finalmente, fosse asciutta. Nel mentre, chiacchierammo un po’ con questa splendida ragazza.

Che non perdeva un istante per ringraziarmi e per affermare di quanto potesse essere stata fortunata ad incontrarmi. “Sono Francesca” disse con una voce soave, mentre io già mi stavo sciogliendo. “Matteo, piacere” le risposi, tradendo una certa emozione. E lei aggiunse “grazie Matteo, davvero, non sai quanto ti sono grata” e io “figurati, Francesca. È un piacere aiutarti”. Quindi mi disse che era una maestra delle elementari, e poi, chiese di me e io le dissi “sono un programmatore informatico” e lei “ah, un tipo tecnologico allora” e io “sì, piuttosto orientato all’high tech”.

Quando la bici fu pronta, rimontata, la sistemai sul cavalletto e la guardai. Francesca sprizzava felicità da ogni poro, una gratitudine unica. Io ero ormai preso da quella visione fantastica, quella splendida mora piena di grazia. Si accorse di piacermi, e guardandomi fisso negli occhi, mi disse “sei fidanzato?” e io “no, non più ormai” e io le chiesi di rimando “una splendida ragazza come te, invece, sarà sicuramente impegnata” e lei “no, in questo momento sono libera…” e lo disse osservandomi con un’aria che si era fatta ormai maliziosa. Mi venne da deglutire a fatica.

Ero eccitatissimo, ormai in preda ad un desiderio unico. La volevo, la desideravo ardentemente. Lei si accorse che ero ormai preso da quella situazione e che ero pronto a tutto. Senza che potessi profferire parola, lei si avvicinò a me e mi baciò. Prese l’iniziativa, e mi mise la mano destra sul cazzo. Lo sentì già abbastanza duro, ma quando lo carezzò, si eresse in pochissimi istanti. Ero già desideroso di lei, e mi disse “dai, mettiti comodo, che ci rilassiamo insieme…” e io “mmmm, non vedo l’ora” e così ci sdraiammo sull’erba. Mi levai la maglietta e cominciammo a toccarci tutti.

In preda ad un desiderio erotico ormai incontrollabile, ci stracciammo quasi i vestiti di dosso. Ormai non vedevamo l’ora di farlo, lo volevamo entrambi. Quindi ci dedicammo ad uno splendido 69, e mi fu subito chiaro quanto le piacesse. La sentivo tremolare, ansimare e desiderare di più. Io non potevo che godere delle sue labbra carnose, che ormai avevano preso a divorare il mio membro voglioso. La sua bocca spettacolare si prese cura delle mie voglie, mentre io la stimolavo in tutti i modi possibili ed immaginabili, desiderando di sentirla raggiungere l’orgasmo.

In quella danza preliminare piena di erotismo, ormai, avevamo perso ogni freno inibitorio. Io iniziai anche a giocare con le mie dita e il suo ano, stimolandola, perché volevo sentire quanto fosse pronta ad avventurarsi oltre. Non s’irrigidì e, anzi, mi guidò ad esplorarla ancor di più. Nel frattempo, la mia bocca era diventata un tutt’uno con la sua gnocca vogliosa, calda e bagnatissima, pronta ad esplodere in un orgasmo incontrollato da lì a poco. Ondeggiavo sinuosamente dentro di lei, facendo vorticare la mia lingua sulle sue voglie. Francesca stava perdendo la testa.

Mentre mi spompinava, di tanto in tanto, sfogava il suo godimento liberandosi la bocca dal mio cazzo. Quindi, giunse all’apice del piacere e, dopo un lungo sospiro e gemito, soffocato dal mio membro in bocca, se lo levò e liberò il suo gemito lungo e netto. Accompagnato da una lunga e brodosa manifestazione di piacere, dal suo orifizio ormai in fiamme. Era venuta divinamente, mi aveva fatto vedere quanto potesse essere passionale e piena di voglia di godere. Quindi, dopo aver ripreso un po’ il fiato, mi disse “fammi godere per bene con il tuo membro, sfondami”.

E io le chiesi “davanti o dietro?” e lei “tutt’e due”. Il mio cazzo in fiamme trovò un po’ di quiete nella sua figa, entrando prepotentemente in lei. Gemette e cominciò a gridolare e a manifestare la sua voglia “oh sîì, oh siii, ohhh Dio, siiii, scopami, ohhhh” diceva mentre mi muovevo dentro di lei e mi eccitavo sempre di più. Mi piaceva troppo possederla così, mentre con il dito le sfregavo il clitoride e la facevo impazzire sempre di più. Sapevo che di lì a poco sarebbe venuta di nuovo, ma volevo assaggiare anche il culo mentre era ormai in preda alle massime voglie.

Quindi le sfilai il mio cazzo e lo sistemai sul suo ano, e lei, allargandoselo e guidandomi dentro di lei, mi fece trasalire. La vidi godere come una troia, stringere i denti, mentre con la mano continuavo a stimolarle il clitoride e, piano piano, spingevo il mio cazzo dentro di lei. La scopavo delicatamente, perché il suo culo mi piaceva e temevo di farle male. Ma Francesca sapeva bene come prenderlo, non si lamentava e, anzi, continuava a gemere sempre più forte e a incitarmi a fotterla senza pietà, perché stava venendo ormai. Sembrava ormai completamente fuori controllo.

“ohhh siii, ohhh siiii, ohhh siiiii, siiii, siiiiiiiiiiiiiiiiiiii” e si lasciò andare in una nuova sbrodolata, mentre io stantuffavo e la volevo ancora. Avevo il cazzo in fiamme e, qualche istante dopo, mi lasciai andare in una sborrata “ahhh, sboorroooo, ohhhhhhhhhhh” i miei coglioni liberarono tutta la sbroda che avevo in me. Mi sentii come svuotato, ormai completamente soddisfatto. Mi afflosciai su di lei e la strinsi a me. Ci abbracciammo, baciammo e guardammo a lungo, sussurandoci parole dolci. Era nato qualcosa di speciale tra me e Francesca…

Con la mia testa tra le sue gambe, di Matteo di Mantova

Prima edizione: agosto 2020, by Atlantia Media.

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One thought on “Con la mia testa tra le sue gambe

  • 2 Settembre 2020 in 21:38
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    Cerco figa pelosa e non video messaggi racconti video foto 3348942050

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