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Una stronzetta che si atteggia troppo

una-fighetta-che-si-atteggia-troppo-1Dopo le ultime vacanze trascorse tra relax e nullafacenza, non potevo certo non tornare alla carica, andando alla ricerca di qualche speciale fighetta capace di trasmettere delle emozioni indimenticabili, travolgendo la monotonia delle giornate con qualche sensazione intensa, capace veramente di lasciare il segno e far salire la voglia.

Stavo passeggiando per la strada, quando all’improvviso ho notato una fighetta in leggings di pelle seduta sulla panchina, intenta a guardare un po’ il telefono e, poi, anche immersa nella contemplazione dei suoi acquisti, proprio perché la gnocchetta si era data allo shopping e portava con sé i risultati della sua attività.

La guardavo seduta alla panchina, con quel viso meravigliosamente delicato, e mi immaginavo quanto potesse essere leggiadra anche nel fare l’amore, quanto potesse trasmettere una passionalità unica: e sedendomi sulla stessa panchina, mi sono un attimo soffermato a guardare all’orizzonte e a controllare il cellulare.

Non appena seduto, lei mi ha rivolto uno sguardo leggermente sorridente, seppure non mi paresse del tutto interessata alla mia presenza, e forse le sarebbe pure piaciuto maggiormente che le avessi lasciato i suoi spazi, senza occupare quella porzione di panchina.

Quindi la salutai e le chiesi se la mia presenza la infastidiva, e lei rispose “no, no figurati…” e io continuai dicendole “dopo un po’ di passeggio, ho sempre voglia di fermarmi e ripensare un po’ a quanto ho fatto e visto…” e lei “ahhh, ecco… e dove sei stato oggi?” e io le dissi “ho fatto un giro per negozi alla ricerca di un nuovo maglioncino, ma non ho trovato nulla” e lei di rimando “ah, sei un amante dello shopping?” e io le dissi “non sempre, soltanto quando trovo qualcosa che mi piace davvero…eh eh eh” e lei disse “eh, beh, non ti si può dar proprio torto: la penso anch’io così”.

E mentre mi parlava, nonostante fosse socievole e carina, avevo come la sensazione che in realtà a lei continuasse a non piacere troppo la mia presenza sulla panchina, sebbene non stesse aspettando altre persone e, per il resto, sembrava non interessata a fare chissà quali attività impegnative: così le chiesi che cosa aveva fatto pure lei, e mostrandomi i risultati del suo shopping, orgogliosa, mi disse che era riuscita per una volta a trovare qualcosa di veramente carino.

Nel mostrarmi i vestiti comprati, notavo un grande compiacimento da parte di lei, finché le dissi “tra l’altro, ma non mi hai detto come ti chiami: io sono Giovanni, detto Jupiter, e tu?” e lei rispose “io sono Erica” al che continuammo la nostra conversazione parlando di vestiti e trend della moda, e vedevo lei sempre più compiaciuta, probabilmente perché le piaceva parlare con un uomo che capisse qualcosa di moda e non fosse il solito troglodita che veste con canottiere bianche.

Quindi le chiesi se aveva già mangiato o voleva mangiare qualcosa in compagnia, e lei mi rispose che ancora non si era fermata a mangiare, ma che non le sarebbe dispiaciuto gustare qualcosa di buono: e mentre camminavamo, chiedendole se fosse single, lei rispose “no comment…” e sorrise, e poi continuò, “in realtà non ho un ragazzo, non riesco proprio a tenerli…” e io le risposi “eh, qualche volta lo penso anch’io che sia difficile…” e lei continuò “ehh, ma in realtà io sono abbastanza stronza, sai, e mi dicono pure che mi atteggio troppo”.

A quel punto non potei non parlare, e le dissi “ti dicono davvero così? Ma come fanno a ferire una ragazza con due occhi così dolci?” e lei a quel punto sorrise di nuovo, abbassò lo sguardo, e poi disse “grazie, ma ci stai provando con me?” e io le risposi “eh, almeno potessi provarci con te…” e attesi la sua risposta, che si materializzò qualche istante dopo con un leggero bacio, al quale non potei sottrarmi, stringendola a me, e trasmettendole quella voglia di averla tutta per me.

Poi la presi per mano, e le dissi “facciamo una pazzia, facciamo l’amore sotto quel pino?” e lei mi guardò sorridendo, e rispose “lasciamoci andare, Jupiter, ti voglio tutto per me” e quando arrivammo sotto la pianta la strinsi a me, e appoggiai le mie mani su quelle belle chiappe tonde al punto giusto, ma snelle, perfette nella loro sinuosità: quindi Erica mi sbottonò i pantaloni e abbassò i boxer, prendendolo in mano, ed ammirandolo, per poi guidarselo in bocca, mentre a cavalcioni stava su di me.

E io le abbassai lentamente quei leggins di pelle, che la rendevano così sexy, dopodiché il suo perizoma lo sfilai leggermente, e infilai la mia lingua in lei, assaporandola tutta, così morbida e calda, così accogliente: e per dieci minuti circa, restammo in quel 69 indimenticabile, finché lei venne mentre assaporavo la sua intimità, e poi mi disse chiaramente “dai, scopami qui sotto al pino, ti voglio Jupiter, scopami” e le dissi “montami sopra così, che mi ecciti da morire, a veder quel culetto mi sento già in cielo.”

Così Erica montò leggermente sopra, dandomi le spalle, mentre osservavo i suoi polpacci meravigliosamente atletici e le sue cosce, e poco dopo, sentii il suo esile corpo appoggiarsi su di me, il mio cazzo scivolare dentro la sua fighetta bagnata e calda, e lei gemere di nuovo, godendo per quel momento di piacere in mezzo alla natura, guidandola su di me, perché con il suo ritmo mi desse tutto il piacere che volevo assaporare in quel momento unico, in cui la sua leggerezza e delicatezza rendeva l’istante indimenticabile.

Mi scopò così delicatamente da solleticare le mie voglie ad ogni movimento, sottolineando come in fondo anche a me piacesse una ragazza così tenera e delicata pure nel fare l’amore: e sentirmi stringere il cazzo dentro di lei, vedere quel meraviglioso e perfetto culetto su di me, appoggiarsi ogni volta e poi rilanciarsi verso l’alto, mi fece eccitare finché mi lasciai andare, ansimando e quindi godendo meravigliosamente, riempiendole quella meravigliosa fighetta con la mia vita.

Continuò a muoversi delicatamente, mentre gli ultimi spasmi di godimento mi facevano liberare anche le ultime gocce di piacere, e lei soddisfatta si alzò, con quella fighetta piena del mio piacere, e mi si adagiò sopra, dicendomi “e se adesso ti scopo da davanti, ti piace lo stesso?” e io le dissi “Erica, mi piace comunque tu mi faccia godere, perché sei magnifica…” e lei sorrise, adagiandosi sul mio petto, e poi, rimettendosi il cazzo tra le gambe, disse “lo voglio ancora, voglio sentirlo dentro di me….”

Il nostro amico Jupiter (?) ci ha inviato un racconto erotico splendido, considerando come se l’è spassata con una stronzetta capace di godere bene.

Una stronzetta che si atteggia troppo, di Jupiter di Torino

Prima edizione: Ottobre 2017, by Atlantia Media.

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1 commento

  1. Dire che è una puttanella è davvero poco, non credete voi?

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