Una speciale serata di straordinari – parte seconda

Mi sentii vibrare tutto quanto dall’eccitazione. Le foto di Sonia erano qualcosa di irresistibile: la sua voce, suadente e calda, sembrava già avvolgermi come le perfette curve della sua silhouette. Fantasticavo già di lei, e di me, insieme e vicini…

Poi tornai prepotentemente coi piedi per terra. Dovevo mettermi in auto, senza perdere un istante: Milano era la mia terra di conquista, e Sonia la perfetta compagnia di quella sera. Per nulla al mondo avrei voluto tardare la mia partenza: non avrei perso un istante, sapendo che c’era quella splendida compagnia ad attendermi.

Sistemai velocemente il navigatore: poi mi misi al volante, impaziente di raggiungere Milano. Osservavo il mondo attraverso il parabrezza e, in quelle luci crepuscolari della sera, in quelle tonalità vermiglio del cielo, mi sembrava di scorgere tutta la passionalità della voce di Sonia. Un ribollir di lava incandescente mi bruciava dentro e mi sentivo in preda ad un ardore indomabile: non vedevo l’ora di incontrare Sonia.

Mentre guidavo e sentivo in sottofondo un po’ di musica, la mia fantasia correva di nuovo a quelle foto. Quel mio vagheggiare attorno alla sua bellezza, però, di tanto in tanto era interrotto dalla voce narrante del navigatore: e le parole di quel Virgilio risuonavano dure alle mie orecchie, desiderose dell’armoniosa favella di Sonia.

Decisi di farle uno squillo, perché volevo esser certo che fosse ancora là ad attendermi. Mi rispose e mi confermò che per quella sera non aveva altri impegni. «Spero che saprai aspettare un po’ in altre cose… Eh, tesoro?!» E quelle parole me lo fecero diventare immediatamente duro. Già mi immaginavo come l’avremmo fatto: e sarei stato capace di durare, eccome se ne sarei stati capace…

Più si avvicinava la meta di quel viaggio serale, più l’impazienza di raggiungere Sonia si faceva irresistibile. Da lontano, cominciai a scorgere il nuovo quartiere di Garibaldi. Vedevo il profilo della torre Unicredit: la guglia svettava all’orizzonte, con tutta la sua imponenza, sopra la vibrante vitalità della città.

Avremmo assaporato tutta la vivacità di Milano. Sonia sarebbe stata la mia guida, capace di traghettarmi nei più infuocati meandri. A proposito della mia compagna di una sera, mi ricordai che era giunto il tempo di avvisarla del mio arrivo. La chiamai, mentre continuavo ad orientarmi in quel traffico caotico. «Sonia, bellissima…Sto per arrivare, sono più o meno all’altezza di Piazza Gae Aulenti. Tu dove sei?»

Lei rispose «al semaforo, fuori della stazione…Tu che auto hai?» Le dissi «una 500 azzurra, non manca molto al semaforo. Ma dimmi, tu mi vedi?» Sonia esclamò «sì, sì…sono lì, mi vedi?» E notai una ragazza che si sbracciava. Attirai la sua attenzione con un colpo di clacson. I nostri sguardi si incrociarono e, annuendo, accostai nel parcheggio.

«Ciaooo, Bellissima!!» Esclamai con un’espressione serafica, guardandola estasiato. Sonia mi rispose con voce calda, irresistibile «Ciao, Patrizio…Che bello vederti» Le chiesi come si sentiva e, poi, le domandai se avesse un locale preferito per andare a cena.

«Stasera non mi dispiacerebbe qualcosa di semplice… Anzi, che ne dici se prendiamo qualcosa take-away e poi andiamo nel mio appartamento?» Disse Sonia. Io, eccitato, non esitai ad accettare la sua proposta: «va bene, facciamo così…Ma dimmi, hai un posto particolare dove possiamo prendere da mangiare?» «Ti ci porto io, vedrai, ti piacerà…»

Presi Sonia per mano e la feci accomodare sulla mia 500. Si muoveva in modo elegante, con quel fisico meraviglioso. La sua pelle, morbida e olivastra, suscitava in me una sensazione piacevole: così delicata, era quasi angelica non solo nelle movenze, ma anche nei gesti. Partimmo alla volta del suo take-away preferito, e mentre guidavo, conversavamo piacevolmente.

Mi sembrava di conoscerla da una vita, Sonia. La ascoltavo raccontarmi di lei, della sua quotidianità. La sua casa, i clienti, le storie più strane che potevano portare con loro. Poi le cene esagerate, le richieste più insolite e quella sensazione di non poter mai mollare la presa. La ascoltavo, rapito, come se mi stesse portando per mano, indietro, a quei momenti vissuti ed ormai andati per sempre.

Giungemmo al take-away e, poi, prendemmo finalmente qualcosa per cena. Sonia era felice, raggiante, mentre ordinavamo ed attendevamo le nostre pietanze. La cosa più bella, per me, fu vedere quella luce nei suoi occhi, e poi sentirla raccontare di lei con quella voce delicata. Dopo aver preso da mangiare, risalimmo in auto per andare a casa sua: era non molto lontano da quel locale.

Arrivammo sotto quella palazzina signorile e scendemmo dall’auto. La presi per mano e, insieme, ci avviammo verso il portone. Saliti quei pochi gradini, entrammo nell’ascensore: la destinazione era al quarto piano, l’ultimo. Sopra c’era una mansarda non abitata, uno di quei luoghi polverosi che sono testimoni delle più grandi stranezze dell’umanità.

Appena entrati in casa, lasciammo le giacche su una poltrona: poi, andammo in soggiorno. Osservavo Sonia camminare e coglievo, in quelle movenze, un misto di sensualità genuina e di provocante bellezza. «Quanto sei bella…» Accennai, mentre si dirigeva alla finestra del salotto. «Ti piaccio, Patrizio?» E io «moltissimo, sei davvero unica…»

Mi resi conto che dopo quel lungo dialogo con lei e questa autentica maniera di rapportarci tra di noi, non si trattava quasi più di un rapporto tra un cliente e una escort. Ci accomodammo al divano, poi tenendoci per mano, ci baciammo a lungo. Ci sentivamo così intimamente legati tra di noi che la magia di quelle ore ci trasformò in qualcosa di più di due semplici amanti.

Travolti dalla passione, su quel divano, ci lasciammo andare ad una lunga parentesi di preliminari. La sentivo su di me, generosamente coinvolta in quell’esercizio di piacere, desiderosa di essere a sua volta stupita dalle mie fantasie erotiche. La leccavo tutta, con passione, e poi la baciavo dolcemente. La sentivo muoversi sinuosamente, su di me, alla ricerca di un equilibrio tra passione e voluttà.

Allo stesso tempo, anch’io ero eccitatissimo. La sentivo su di me, vogliosa, alle prese col mio membro. Il turbinio di emozioni di quella parentesi di erotismo si sciolse nel momento in cui raggiunsi il culmine del piacere. Mi liberai di tutta quella energia positiva e, infine, ci godemmo la pace dei sensi. Sonia era tutta bagnata, era venuta già un paio di volte ed era ormai esausta.

Accocolati su quel divano, tutto ci parve decisamente più eccitante quella sera. Dopo esser rimasti vicini sussurrandoci le parole più belle, ci godemmo quella piacevole cena. Mangiavamo scherzando, facendo battute e condividendo tutta la serenità di una vera coppia. Fuori, gli ultimi bagliori crepuscolari lasciavano spazio alla profondità della notte.

Le ore volavano via leggere. Nei nostri occhi, c’era qualcosa di unico: quel bagliore di felicità che è il manifesto perfetto dell’incontro tra due cuori…

Una speciale serata di straordinari – parte prima da Patrizio di Bergamo

Prima edizione: febbraio 2024, by Atlantia Media. 

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