Una scopata spinta

La scopata in quella cantina

La casa in cui abitavo da tempo era assai piccola, solo 6 inquilini, e ci conoscevamo un po’ tutti. Di recente, l’inquilino del piano terra si era trasferito per lavoro ed era arrivato un’altra donna, molto affascinante e davvero intrigante. Quest’ultimo, di nome Alessandra, si era fatta conoscere alle assemblee per il suo abbigliamento un po’ alternativo, contraddistinto soprattutto da capi in pelle e latex in alcuni casi.

Nessuno si era mai immaginato che potesse essere chissà che donna, ma in realtà, nella sua cantina aveva un vero e proprio tesoro che ho scoperto solo per caso, recandovi nell’area delle cantine condominiali.

Difatti, tra me ed Alessandra non c’era niente, anzi eravamo in buon rapporti, ci si salutava semplicemente e, di tanto in tanto, scambiavamo pure due chiacchiere, giusto per educazione ed intrattenerci dopo una lunga giornata di lavoro.

Un giorno, però – come ho già detto – sono entrato nell’area cantina per cercare in paio di vecchi libri che avevo riposto li, perché inutilizzati e mentre mi avviavo verso la mia stanza, ho intravisto aperta la cantina di Alessandra. Pensando che vi fosse lei, buttai la testa dentro e ad alta voce dissi:

-“Che cosa ci fai a quest’ora in cantina”? (Erano le 24:10…tenete conto che io non dormo tanto e a volte ho bisogno di un libro per addormentarmi)

Non rispose nessuno, ma nel mentre vidi che all’interno di quella stanza era stato allestito un vero e proprio studio bondage, dove erano presenti corde, lettini e tanti mobili e sex toy per giochi di sesso spinti. Non appena misi il piede dentro arrivò proprio Alessandra che mi prese di sorpresa dicendo:

-“Ti piace il mio piccolo studio bondage?”

Mi ha trascinato nella sua cantina

Vi volsi di scatto, spaventato, perché comparve quasi come un fantasma – senza neppure farsi sentire – ed a quel punto mi aveva beccato! Non sapevo che cosa dire e fare, perché fino a quel momento non mi ero mai trovato a tu per tu con una donna dominatrice, ma soprattutto amante delle pratiche BDSM.

Intanto lei entrò e chiuse la porta dietro di sé a chiave, dall’interno, così da non poter esser disturbati da nessuno, men che meno dai vicini, dato che lei aveva rigorosamente isolato la stanza con pareti in legno.

-“Alessandra, scusa, non volevo entrare, pensavo fossi dentro e ti volevo salutare!”

-“Non preoccuparti Roberto, se vuoi ti insegno qualche gioco!”

-“Mah, non saprei, forse non è il caso…sai non conosco questo mondo…”

-“Non ti preoccupare, ci penso io, tu dovrai fare solo quello che ti dico io!”

Così, preso dalla curiosità e un po’ eccitato dal suo abbigliamento succinto con una tutina davvero molto aderente che gli faceva quasi scoppiare il seno, dissi di sì.

Alessandra mi iniziò a spogliare di quello che ero vestito e mi lasciò completamente nudo, dopodiché dall’armadio prese un paio di corde e mi fece mettere contro il muro. In seguito, poi mi fissò le braccia a due polsini fissati al muro e poi mi legò le gambe le gambe con la corda.

A quel punto, poi, mi mise pure una benda per non far vedere che cosa stava facendo e così io chiesi ad alta voce se andava tutto bene. Lei mi tranquillizzò dicendomi che non era la prima volta che giocava con questi giocattoli e che sapeva benissimo che cosa stava facendo.

A quel punto prese anche una sorta di ghiottina che mi mise intorno al cazzo: sentivo il legno freddo che mi stringeva il cazzo e le palle e poi arrivarono subito le sue labbra a giocare con la mia cappella. Iniziò a leccarmi il cazzo con una tale maestria che subito mi divenne duro. Lei, accorgendosene, mi disse di andare piano, che avevamo iniziato solo da poco a giocare!

Subito dopo passò alle maniere forti ed iniziò a frustarmi le natiche con un remo assai grande. Alessandra ci dava duro, ma io non provavo molto dolore, anzi, quel dolore era camuffato dal mio cazzo che esplodeva di voglia di scopare. Oramai non ce la facevo più a stare lì fermo, tutto legato,e così lei passò ad un altro gioco stuzzicante per entrambi.

Mi liberò mani e piedi, ma lasciò la benda. Mi fece stendere su un lettino e poi mi legò nuovamente, questa volta più saldamente. Lei poi montò sopra al lettino e mi mise la figa sopra alla mia faccia…in realtà la sua tuta in latex non era completamente ermetica, ma in realtà aveva un buco posto proprio nella zona della figa e del culo.

Così, iniziai a leccarle la figa e lei si muoveva sopra alla mia faccia, come per farsi scopare la figa dalla mia lingua. Intanto, poi, con un frustino mi torturava il cazzo ancora in tirò e mi mozzicava di tanto in tanto l’addome e le gambe. Dopo qualche minuto trascorso in questo modo, scese dal lettino, afferrò un vibratore e me lo mise tra le gambe ed iniziò a torturarmi i coglioni, il cazzo ed il culo con quel vibratore a forma di pene.

Sentivo sempre di più l’eccitazione che saliva alle stelle, ma non sapevo se poi avrei finalmente potuto scoparla come si deve e così, mentre lei continuava a giocare con il suo vibratore elettrico, mi chiese se desideravo scoparla proprio da uomo del bondage. A quel punto, oramai, trovandomi lì non potevo certamente tirarmi indietro e li dissi di sì, di raccontarmi che cosa fanno gli uomini che amano questa pratica.

Dopo aver sentito la sua spiegazione, la legai e le misi in bocca uno di quei così per non farla parlare e, finalmente, potevo anche io divertirmi.

Iniziai a trombarla avidamente e come un matto in figa, spingevo così forte da poterla far volare nonostante fosse legata e fissata al soffitto. Sentivo il mio cazzo avvolto alla sua figa e vedevo le sue tette ballare avanti ed indietro. A quella vista non ho potuto far altro che afferrarle pure il collo e tirarla verso di me, per angolare ancora meglio la penetrazione del mio pisello nella sua figa.

Quanto godevo in quella posizione e quanto godeva lei…la bava le grondava dalla bocca con il gioco-museruola ed oramai le sue chiappe erano completamente rosse, dopo tutti gli schiaffi che gli avevo tirato. Non contento, però, tolsi il cazzo e glielo ficcai tutto in una volta di nuovo nella figa, tolsi e rimisi, tolsi e rimisi, volevo che le andasse fino in fondo per farle capire che il mio cazzo poteva sbatterla come una vacca.

Andai avanti ancora per qualche minuto e poi girandola velocemente verso di me le sborrai tutto il mio cazzo sulla sua faccia da donna domata. Finalmente avevo capito che cosa volesse dire scopare con una donna davvero speciale!

 ∞

Le cantine conservano sempre segreti e cose inconfessabili, come la trombata di Roberto che è diventata però anche un racconto erotico reale pieno di riferimenti eccitanti.

Una scopata spinta nella cantina del palazzo, di Roberto di Roma

Prima edizione: Maggio 2016, by Atlantia Media.

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Un pensiero riguardo “Una scopata spinta

  • 25 marzo 2018 in 21:36
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    bellissimo racconto anche i particolari sono stupendi è sicuramente da provare

    Risposta

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