Una piccante rimpatriata

Una serata piccante durante la mitica rimpatria con i compagni di classe

Non ci vedevamo più da quando avevamo quattordici anni, con i vecchi compagni delle medie, ma a qualcuno venne in mente di organizzare una bella rimpatriata in montagna, in un bel locale tipico dove farci tutti una bella mangiata in compagnia, ricordando i nostri anni passati.

Se devo dire la verità, non è che me ne fregasse poi molto di rivedere tutti, perché come succede sempre, avevo il mio piccolo gruppetto e, per il resto, non mi interessavo a tutto il resto, visto che mi trovavo bene con quelle persone.

E immediatamente mi ricordai di Elisa, quella bella tettona e culona che faceva parte della nostra classe negli ultimi due anni, che solo a guardarla in faccia ti faceva subito venire una voglia incredibile di sbattertela per quanto sembrava porca.

Così quella sera della mangiata in compagnia, ci organizzammo per ritrovarci appunto in piazza nel paese dove viveva allora Elisa, da cui saremmo poi ripartiti tutti insieme per raggiungere un locale distante qualche chilometro da lì, dove avremmo trascorso la serata.

Io arrivai in piazza presto, e in effetti, ero il primo della compagnia: appena sceso dalla moto, mi accesi una sigaretta e iniziai a pensare al passato a scuola, quando, all’improvviso arrivò Elisa in auto, da sola, bella come sempre.

Elisa era sempre la strafiga di una volta

Mi accolse con quel suo sorriso, e dopo il rituale del saluto coi baci, ci sedemmo insieme in panchina per parlare un po’, raccontandoci le ultime novità delle nostre vite, e mentre parlavamo, mi accorgevo che Elisa era molto interessata alle mie storie.

Sapeva che cantavo con un gruppo, e segretamente si informava da un amico comune per sapere cosa facessimo, così, mentre parlavamo, si tradì svelandomi una cosa che non avrebbe potuto sapere: e mentre mi parlava, mi accorsi di quanto erano grosse le sue tette strette in quella maglietta scollata.

Così Elisa si volse a guardarmi negli occhi, e io le proposi di andare a fare un giro insieme, da soli, e così accettò: mi accompagnò a lasciare la moto sotto casa sua, quindi, con la sua auto partimmo verso una collina che conoscevamo entrambi per la bellezza del panorama.

In quel posto stavano facendo degli scavi archeologici e, il particolare, contribuì a rendere ancora più irresistibile il nostro incontro: in poco tempo, le nostre lingue danzavano insieme, cercandosi, disegnando delle geometrie dell’amore.

Fu così che, preso dall’eccitazione, le sollevai la maglietta, e iniziai a stringerle le tette tra le mani, massaggiandole, provocandola con piccoli gesti decisi e appassionati, succhiandole i capezzoli e facendo scivolare la mia mano tra le sue mutande, andando alla ricerca della sua figa.

Lei non oppose resistenza, e anzi, mi pregò di leccarla tutta senza smettere mai: la feci sdraiare sul prato, misi per terra la mia giacchetta, e le dissi di mettersi sopra. Poco dopo, presi a solleticare le sue voglie giocando con la lingua e le mani, riempiendole la figa di attenzioni.

Non seppi resistere al desiderio di farla godere come una troia, così, mi aiutai con la mano intera nel penetrarla, e lei ansimando sempre di più, mi pregò di andare oltre, di farla impazzire dal piacere, fino a che venne rumorosamente e dalla sua figa iniziò a colare il suo essere donna.

Elisa era talmente presa dall’eccitazione che non si accorse di quanto il cazzo mi esplodesse nei pantaloni, e di quanto fossi impaziente di abbandonarmi al godimento con lei: a un certo punto squillarono anche i cellulari, ma ormai, noi eravamo assorti nel sesso.

Mentre la sera calava di fronte a noi, e nell’aria c’era tutta la dolcezza del mese di giugno, la pregai di avvicinarsi a me e di regalarmi tutta la sua capacità di ispirare un uomo: fu così che, sdraiandosi, volle il mio cazzo tra le sue mani, e quindi, se lo guidò in bocca.

Me lo succhiò talmente forte, da sentire le sue labbra avvinghiarsi rumorosamente alla mia cappella e, ad ogni succhiata, emetteva quel suono tipico di una donna vogliosa di avere un cazzo tutto per lei in bocca.

Quando si accorse che iniziavo ad eccitarmi, mi pregò di mettermi a cavalcioni sopra di lei e, dopo averle sputato a dovere sulle tette, me lo prese tra le sue calde e abbondanti bocce, ed iniziò ad agitarle decisamente su e giù, stimolandomi a più non posso.

A un certo punto, mi sentii talmente pieno di sborra e pronto ad esplodere, che le misi il cazzo di nuovo tra le labbra e mi abbandonai a lei: venni talmente in modo abbondante, che Elisa si strozzò con la mia sborra e, mentre aveva il mio cazzo in bocca, vidi i rivoli del mio seme fuoriuscire dalle sue labbra.

Le sfilai il cazzo di bocca e mi sdraiai al suo fianco, stravolto dal piacere, e la ringraziai di esistere: lei mi accarezzò la mano sinistra, e mi disse che non avrebbe più potuto fare a meno di me… nel frattempo, gli altri erano arrivati tutti al ristorante per la cena, ma noi, quando scendendo dalla strada in auto, passammo davanti fingendo di non accorgercene e andammo a casa mia per continuare la nostra serata…

L’opinione di Davide:

“Chi l’avrebbe mai detto che mi sarei ritrovato a scrivere su internet? Ho condiviso il mio racconto con questa community perché il sol pensiero della trombata che mi sono fatto con Elisa mi fa rizzare di nuovo il cazzo. La cosa più bella di questa scopata è che tutto è avvenuto all’aria aperta, su un prato, con una donna che sapeva di essere una grande troia tant’é vero che s’é pure ingoiata la mia sborra. Ciao uomini!”

Racconti erotici come questi fanno venire una voglia incredibile di tornare indietro nel tempo, poter riassaporare quei momenti mitici con compagne di scuola che vogliono darsi da fare, e che dopo tanti anni, sono rimaste troie e caldissime come ai vecchi tempi…

Una piccante rimpatriata di sesso con i compagni di scuola, di Davide di Lecco.

Prima edizione: gennaio 2015, by Atlantia Media.

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Un pensiero riguardo “Una piccante rimpatriata

  • 30 aprile 2016 in 15:39
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    Ritrovare vecchie fiamme e trombarsele non ha prezzo!!!

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