Una fighetta

Una fighetta che sembrava a una modella

Violetta metteva sempre in mostra la sua bellezza, ma senza mai esagerare troppo con le provocazioni, anche se non rinunciava a sottolineare per esempio la tonicità delle sue cosce o le forme del suo culo, mettendosi sempre pantaloni stretti: anche quando ci siamo incontrati qualche giorno, prima di un importante appuntamento al quale avremmo preso parte insieme, lei aveva un bel paio di leggings di pelle nera che la rendevano troppo irresistibile, almeno per quanto mi riguarda.

Guidava sempre qualche macchina al di sopra delle righe, le piacevano in particolare le auto sportive, e poi aveva tutta una grinta sua anche nel muoversi, che me la facevano preferire a tante altre ragazze che conoscevo nella compagnia: Violetta sorrideva quasi sempre, non le mancavano mai delle idee interessanti per il lavoro e, soprattutto non le mancava l’educazione a differenza di tante altre tipe, e la cosa mi piaceva tantissimo, con il risultato che spesso chiacchieravamo insieme a lungo.

Si vestiva sempre in maniera accurata, anche se non dava troppo nell’occhio, scegliendo accessori e particolari che potevano davvero metterla in risalto per la raffinatezza: poi la guardavo, e mi fermavo sempre ad osservare quanto era strafiga sui fianchi, e con quel culetto troppo irresistibile per essere vero, e mi immaginavo come lei potesse regalarmi delle sensazioni uniche se l’avessi trombata, appoggiandosi su di me con quel fisico davvero asciutto e perfetto, da perderci la testa.

Difficile resistere ad una tipa così

Così quella sera, fermandosi a parlare con me, nel bel mezzo di un piccolo e veloce aperitivo, mi sono accorto di come fosse già davvero su di giri: non sembrava riuscire a trattenersi, e anzi, oltre ad avere la parlantina più del solito, aveva anche un atteggiamento tipico di chi voleva rimorchiare, e in effetti, dopo essersi appoggiata sulla mia spalla, avermi dato diverse pacche e aver scherzato in mia compagnia, si è lasciata andare anche facendomi delle proposte inattese.

“Che ne dici di venire con me e darmi una bella ripassata? Stasera ce l’ho in fiamme e vorrei davvero mi scopassi per bene” e poi “dai, non farti paranoie: ho davvero voglia di trombarti, non è che ti piglio per il culo” e io a quel punto mi lasciai tentare, dicendole che la proposta mi piaceva e che, anzi, mi sembrava la cosa più sensata da fare per dare un tocco di vitalità in più a quella serata in cui altrimenti avremmo soltanto bevuto un sacco e mangiato poco, restando lì ubriachi al bar.

Dopo averla presa sotto braccio, che era bella brilla ormai, l’ho accompagnata all’auto: però le ho detto che avrei guidato io, perché lei non era assolutamente nella condizione di prendere il volante, se non finendo per fare qualche incidente clamoroso. Lei all’inizio mi disse di non preoccuparmi, che riusciva a guidare bene, ma io le dissi di evitare casini: avrei guidato io, portandola a casa senza problemi, per condividere in sua compagnia una bella e rilassante serata di piacere.

Poi mi disse “mi scopi sulla tavola?” e io le dissi “sì, ti scopo per quanto vuoi, te lo do tutto, e te lo puoi gustare in tutti i modi possibili” e poi dopo averla fatta salire e aver chiuso la portiera, siamo partiti verso casa, arrivandoci dopo qualche minuto senza troppi problemi. Lasciata l’auto sotto casa, ci siamo quindi avviati verso la terrazza, e dopo esserci arrivati, lei si è subito sistemata sulla sdraio, perché voleva restarsene per un po’ all’aperto, facendo comunque caldo.

La sistemai lì, e poi, lei mi guardò con un’aria da cerbiatta vogliosa, e io mi lasciai andare “dai Violetta, fammela leccare, la voglio tutta per me” e lei dopo aver sorriso, si lasciò spostare sul tavolo, e poi, le sfilai finalmente i leggings e le mutande, e iniziai a farle assaporare un bel massaggio a quella bella figa: lei si stava già eccitanto ed agitando, perché le piaceva sentirsi desiderata con un bel preliminare fatto sulla tavola, e in effetti, me lo disse anche “dai, scopami sul tavolo, dammi il cazzo!”

Io continuai a provocarla con la mia lingua, e lei iniziava a godere, tant’è vero che mi infilzava le unghie per il piacere “ohhh siiii, daiiii, continua cosii, mi piace, cosiiiii” mentre la mia lingua e le mie labbra si avventuravano dentro di lei, facendola eccitare e stimolandola sempre di più, come del resto pure io mi sentivo il cazzo sempre più duro, perché mi eccitavo a vederla così coinvolta, sentirla godere in quel modo così libero, senza farsi tanti scrupoli e godendosi il momento.

Continuai a farla godere, finché raggiunse un bell’orgasmo, bagnandosi tutta, mentre io continuavo a leccarla e la sentivo sempre più esplosiva nel suo piacere, che era diventato ormai qualche cosa di incontrollabile. Poi mi alzai, levai i pantaloni, e con lei che era girata con la testa sul tavolo, mi avvicinai con il cazzo fuori e le dissi “dai, ciucciamelo un po’, fammi vedere che sei capace a spompinarmi” e lei se lo prese in bocca, facendolo sgusciare tra le sue labbra, e poi, sulla lingua.

Lo faceva dolcemente, senza metterci fretta, mentre io mi eccitavo e, poi, le dissi “dai Violetta, fammi godere con quella figa meravigliosa che ti ritrovi, fammela assaporare con il cazzo” e lei disse “dai, scopamela tutta, fottimela e vieni, voglio che vieni e godi tanto” e io mi lasciai guidare quindi dalle sue parole, e dopo averle strofinato il cazzo sul clitoride, ho lasciato scivolare la cappella dentro, e ho spinto il mio bell’uccello dentro di lei, sentendomi accolto in una figa bagnata e calda.

Mi muovevo piano, avanti e indietro, assaporando quel momento di grande piacere: era qualche cosa di indescrivibile l’emozione che mi dava la sua figa bagnata e calda, che mi stringeva il cazzo divinamente, mentre io mi muovevo avanti e indietro senza fermarmi, anche se piano, perché volevo gustarmela a lungo quella gnocca meravigliosa, che mi inglobava sempre più dentro di lei, e mi faceva sentire tutto più leggero, come sospeso in mezzo all’aria in quell’istante indimenticabile.

Lei stava godendo di nuovo, e mi sembrava sempre più prossima ad avere un altro bell’orgasmo, e io così non mi fermai mentre lo mettevo dentro e lo tiravo fuori, finché a un certo punto mi lasciai davvero andare, lo tirai fuori, e lo rimisi dentro, più volte, per stimolarmi ancor di più: e mentre Violetta aveva il secondo orgasmo, io sborrai sulle sue grandi labbra, sentendomi risucchiare tutta la sborra che avevo nelle palle, schizzandola tutta come se fosse un’opera d’arte astratta…

Talmente eccitante con il suo corpo che Federico pensava potesse essere una modella: e nel suo racconto erotico, infatti, la elogia bene…

Una fighetta che sembrava a una modella, di Federico di Rimini

Prima edizione: Luglio 2016, by Atlantia Media.

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