L’amica del cazzo

Il mio cazzo è stato ben lavorato dalla mia amica

Giorgia è una di quelle tipe che, appena la vedi, ti entra subito dentro. Mora, dagli occhi scuri, con quella bella carnagione olivastra e il fisico prettamente mediterraneo, è irresistibile in ogni suo paese. Alta al punto giusto, slanciata e anche un po’ atletica, trasmette sensazioni positive, quelle di chi sa davvero come vivere la vita e lasciarsi andare ai piaceri della stessa, ma senza esagerare. Per questo, ogni volta che la vedo, mi eccita.

La conosco da un sacco di tempo, perché veniva a scuola con me già alle elementari. Sebbene fossimo in due sezioni diversi, in realtà, la incontravo durante ogni pausa: ed era sempre allegra, già allora. Anche durante gli anni delle medie e, quindi, anche dopo il liceo, Giorgia aveva conservato quella sua natura ilare. Il suo segreto, probabilmente, era guardare alla vita con quella imperturbabilità che la contraddistingueva da sempre.

Con il sopraggiungere dell’università, lei decise di andare a vivere (e studiare) a Milano, esattamente come feci io. Quando ci incontrammo di nuovo alla Statale, un po’ mi venne da sorridere: venivamo entrambi dallo stesso posto, e tutt’e due eravamo sbarcati nella metropoli lombarda. In un modo o nell’altro, sembrava che il nostro futuro fosse legato a doppio filo, quasi come se io potessi avere uno strano effetto su di lei (e il contrario).

Questa splendida tipa, in effetti, durante gli anni universitari si dimostrò la compagna ideale delle giornate di studio. Alla ricerca di ottimi risultati agli esami, ma al tempo stesso desiderosa di vivere la vita, Giorgia assaporava alla grande quel periodo della nostra vita. Ci sentivamo imbattibili, forse anche per gli ottimi risultati ottenuti negli studi, nei quali entrambi riponevamo tante speranze e desideri, consci del nostro potenziale.

Una volta laureati, poi, cominciammo entrambi a lavorare nei nostri rispettivi ambiti di specializzazione. Questo aspetto, per qualche tempo, ci tenne lontani l’uno dall’altra: ma poi, quando ci capitò l’occasione di rivederci, una sera a cena, sembrò tornare tutto come prima. Cominciammo a frequentarci come una volta, però, con qualche desiderio in più: forse entrambi eravamo attratti reciprocamente, e volevamo assaporarne il piacere.

L’occasione per lasciarci andare al godimento ed alla trasgressione, quindi, si presentò – quasi per caso – durante una cena. Eravamo in compagnia di alcuni amici comuni, che ridendo e scherzando ironizzavano su di noi, e sul fatto che non potessimo non avere una storia insieme. Così, quasi per scherzo, quella sera ci scambiammo un bacio appassionato, a tavola, mentre gli altri ci incitavano e si esaltavano nel vederci così coinvolti.

Ad un certo punto, mentre ci baciavamo, mi accorsi che Giorgia mi stava facendo il piedino, stimolandomi il cazzo con quel suo piede meravigliosamente setoso. Mi eccitai, mi diventò duro il membro, e per ricambiare allungai pure io il mio piede sulla sua gamba, per farle capire che stava andando a segno. Giorgia a quel punto mi sorrise con gli occhi, e mi fece capire che cosa sarebbe successo quella sera in un solo istante.

Se ne andò al bagno, con una scusa, e io restai al tavolo con i nostri amici comuni. Qualcuno di loro mi suggerì di rincorrere Giorgia, di non lasciarmi sfuggire quell’occasione, perché di sicuro, lei doveva essere abbastanza su di giri. Le loro parole mi convinsero ancor di più che era giunto il momento per farmi avanti, e così, dissi “ragazzi, vado anch’io al bagno… si sa mai che ci scappi qualcosa, eh?!” e loro risposero “ehhhhh già…” – ridendo.

Scesi le scale facendo i gradini a tre a tre, con l’entusiasmo di un ragazzo. Poi vidi che Giorgia era ancora lì, fuori dal bagno, in attesa di entrare. La vidi e le chiesi “è caduto qualcuno dentro al vaso?” e lei “ehh, magari si sono persi nello sciacquone!” e ridemmo entrambi. Poi, quando piano piano le persone davanti a lei andarono al servizio, e la fila si esaurì, arrivò anche il turno di Giorgia. A quel punto le dissi “ti aspetto qui, ma non risaliamo…”

Lei mi guardò ed annuì, poi, aprì la porta ed entrò al servizio. Ci mise poco, e fu in breve di ritorno. Vide che l’attendevo, e appena uscita, la presi per mano e ci appartammo nel sottoscala. Mi abbassai i pantaloni, le feci vedere il cazzo, e Giorgia si eccitò. Lo prese in mano, me lo segò qualche volta, e dopo averlo scappellato, lo baciò, lo leccò e lo succhiò, giocandoci come se fosse un vero e proprio idolo, qualcosa di unico da assaporare.

Ogni stimolo datomi dalla sua bocca, sembrava qualcosa di unico, di imperdibile, una tentazione perfetta per un amante dell’eros. E quando si accorse che ormai il mio cazzo era duro e gonfio, si sfilò a sua volta i leggings, quindi anche le mutandine. Rimase nuda con quella sua figa meravigliosamente pelosa e bagnata, da tanto era già eccitata. La guardai, le diedi una toccata e una veloce leccata, e subito dopo, lei si sistemò su di me.

Allargò le gambe e si guidò il mio cazzo duro dentro di lei, sedendosi su quella mazza calda e dura, desiderando di assaporarne tutta la natura eccitante. Spingeva il suo corpo su di me, cavalcandomi con quella carica che solo lei aveva. Vedevo le labbra della sua figa stringere il mio cazzo, quell’immagine mi eccitava e, al tempo stesso, mi ossessionava da anni. Pensare di aver l’uccello stretto nella sua gnocca, era qualcosa di indicibile.

Giorgia continuò a scoparmi così, dando il massimo di sé mentre spingeva il suo bacino su di me, e mi faceva eccitare ad ogni spinta. Io sentivo l’irresistibile tentazione di quella figa, mi eccitavo a più non posso, e la spronavo a scoparmi così, sentendola mugolare ed eccitarsi sempre di più. Io, nel frattempo, respiravo sempre più velocemente, ero quasi in affanno per il piacere, e trattenevo il mio godimento stringendo i denti.

Le sue eccitante spinte erotiche mi davano il massimo del piacere, mi sentivo conquistare da quelle spinte divine. Lei sapeva bene come farmi venire, e ormai, era proprio questione di poco tempo perché esplodessi in una sborrata colossale. Giorgia si spinse ancora di più su di me, sentendo il mio cazzo sempre più duro dentro di lei, e lasciandosi andare in un’eccitante serie di movimenti, alla fine mi fece venire dentro la sua figa meravigliosa.

Fu una sensazione paradisiaca lasciare andare il mio cazzo dentro quella passera, e quando finalmente mi svuotai i coglioni e la guardai, notai che era eccitatissima probabilmente dal tanto seme che si era presa da me. Mi guardò ancora una volta, mi baciò, e mentre si sollevava da me, si mise una mano per evitare che la sborra cadesse fuori dalla sua figa. Quindi ci rivestimmo, passammo per il bagno e tornammo al tavolo.

Nessuno si era accorto della nostra assenza, salvo ovviamente i nostri amici. E quando tornammo, furono le risate e provocanti allusioni a tenere banco per il resto della serata…

Andrea si è concesso una bella avventura di piacere con la sorella di un suo amico: ed ecco quindi il racconto erotico di questa goduriosa vincenda,

L’amica perfetta (e vogliosa) del mio cazzo infuocato, di Andrea di Brescia

Prima edizione: agosto 2018, by Atlantia Media.

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