Dal primo giorno in cui è arrivata nel quartiere, Elisa mi ha subito preso in modo «strano»: in giro con la sua Mini blu, musica al volume giusto, cappellino in testa e sguardo deciso e camicetta un po’ «grunge», non poteva passare inosservata. Infatti, quando ci siamo incrociati sul marciapiede per la prima volta, è stato impossibile non scambiare uno sguardo d’intesa con lei. «Ciao…» Le ho detto, guardando quel suo viso pieno di luce e allegria. Anche gli occhi, in quell’istante, riflettevano tutta la sua voglia di vivere e, forse, anche una nota di trasgressione. «Ciao!» Ha risposto con decisione lei.
Per un istante, complice forse un po’ di imbarazzo, siamo rimasti come sospesi in un’indecisione strana: rompere o non rompere il ghiaccio? Chi dei due avrebbe preso iniziativa? E così, sincronizzati alla perfezione, ci siamo parlati l’una sopra all’altro. «Piac…» e nemmeno il tempo di finire la parola, con un «ere…» rimasto sospeso nell’aria, che ci siamo detti i nostri nomi. «Andrea…e tu?» «Elisa!» E siamo scoppiati in una risata, come due bambini divertiti da questo approccio un po’ impacciato.
«Sono venuta ad abitare qui proprio ora, in quella palazzina…» E con l’indice indicava proprio la mia. «Ah sì? Anch’io vivo lì…» E lei «Ah, davvero? E come si sta?!» E io «Be’, direi bene…A parte qualche piccolo casino, direi che si vive bene!» «Ah, bello… Il tuo appartamento qual è?» E io «Quello all’ultimo piano, a destra…» E lei «Ah, ma dai? Io sono proprio di fianco a te…» «Grande!!» Le ho risposto senza pensarci, con un entusiasmo strano… Dopo quelle parole, lei mi ha guardato sorridendo.
«Io salgo a casa… Vieni anche tu?» E lei «Sì, dai… Andiamo!» E così ci siamo incamminati, quasi come due vecchi amici che si conoscono da sempre. Mentre andavamo verso la palazzina, chiacchieravamo del più e del meno e, di tanto in tanto, io lanciavo delle occhiate verso Elisa. Intravvedevo quel suo sorriso divertito, mentre camminava e replicava alle mie parole, e poi il mio occhio cadeva proprio lì, sullo spacco della sua maglietta. «Che fai, mi guardi le tette?» Chiese lei ridendo divertita.
«Ehhh, scusami…Ma non capita quasi mai di incontrare una tipa come te: solare, allegra, desiderosa di chiacchierare… Una bella ragazza che è pure la tua dirimpettaia: altroché il Superenalotto!» A quel punto, Elisa mi ha stupito: si è fermata di colpo, girata verso di me, mi ha fissato negli occhi, e senza che potessi dirle nulla mi ha preso il viso tra le mani, e poi, mettendomi una mano dietro la nuca mi ha sospinto verso di lei, baciandomi. Con gli occhi chiusi, lasciavo che fosse lei a guidarmi verso l’estasi di quel momento: non volevo tornare alla realtà, speravo dentro di me di restare per sempre in quell’istante di folle passionalità, fuori da quello spazio-tempo che ci imprigiona nella quotidianità.
Non so dire per quanto tempo esattamente le nostre lingue si rincorressero e le nostre labbra si stropicciassero e strofinassero tra loro. Quando ci siamo staccati l’una dall’altro e ho riaperto gli occhi, ho guardato in quelli di Elisa. Ho cercato in quella luminosità del suo sguardo il giusto spiraglio per arrivare a guardare nel suo cuore, per scoprire quanto fosse presa in quel momento da quanto è successo tra di noi. Poi, le ho preso le mani, senza dire niente, e le ho strette con le mie: e accarezzandole, le ho sentite calde e vellutate, facendomi desiderare ancor di più lei.
«Sei bellissima, Elisa… Che momento indimenticabile mi hai fatto vivere ora!» Senza aggiungere altre parole, le ho accarezzato il viso. «Ho guardato dentro i tuoi occhi, e ho visto che sei uno splendido ragazzo…» Mi ha risposto lei, aggiungendo «E credimi, il mio istinto non sbaglia mai…» Dopo quelle parole, le nostre labbra si sono di nuovo sfiorate, non potendo resistere a quel magnetismo che ci guidava l’una verso l’altro. Quindi siamo tornati a baciarci, in modo ancor più appassionato, mentre qualche vicina ci osservava dalla finestra.
Poi abbiamo rirpreso fiato, e a quel punto, ho chiesto ad Elisa «Che ne dici se mangiamo qualcosa insieme? Che cosa ti piacerebbe che preparassi» «Stupiscimi con qualcosa che ti riesce bene… cucinare è un atto di amore: adoro chi sa cucinare bene!!!» L’ho guardata negli occhi e le ho detto «Carbonara…» E di rimando lei «Vada per la carbonara, ma mi raccomando…senza la panna!» E poi ha riso divertita, suscitando un’ilarità naturale anche in me. «Sei proprio così spontanea, divertente e bella, che non sembra possibile sia capitato tutto questo, qui e ora, proprio a me…» E ci siamo stretti in un abbraccio forte, imprigionati in quella voglia di sentirci vicini.
Così ci siamo incamminati verso casa, salendo la breve scalinata. Dopo aver aperto la porta dell’ingresso, abbiamo incontrato la signora del pianoterra. «Buongiorno, ragazzi… Ah, Andrea, finalmente hai la fidanzata?!» Mi ha chiesto lei col sorriso. Elisa era divertita dalla situazione, mentre la signora poi ha aggiunto «Ah, scusami… Magari è una domanda un po’ fuori luogo… Però, sarebbe davvero bello che fosse la tua ragazza…» Elisa ha quel punto le ha detto «Signora, è davvero così…» «Ohhh, auguri a tutt’e due!! Che belli… Due giovani innamorati! Mi fate quasi commuovere».
«Grazie, Giovanna… Ci fanno tanto piacere queste tue parole» Le ho risposto io. Poi ci siamo congedati, salendo le scale. Mentre salivamo i gradini, Elisa e io continuavamo a guardarci. La osservavo e sorridevo. Lei faceva lo stesso. Poi, a un certo punto, mi ha detto «Carina la signora Giovanna… È davvero simpatica!» E io «Sì, è gentilissima…È sempre pronta a dare una mano, molto altruista» E poi siamo arrivati alla porta del mio appartamento. Ho tirato fuori le chiavi e, aprendo lentamente, ho mantenuto un po’ di suspence. «ohhhhhhhhhhh….» Facevo in sottofondo, come un coro da stadio. E poi «Ecco qui: la mia umile casetta!»
Elisa guardava attorno a sé, affascinata dall’ambiente del mio appartamento. «Sembra di essere nella belle èpoque, Andrea… Ma è magnifico!» Ha esclamato. «Grazie, Elisa… In effetti, pare di fare un tuffo nel passato e di poter apprezzare l’incredibile atmosfera di quegli anni» «Divino… Quasi quasi, faccio scambio col mio…» Ha detto ridendo. E poi, ci siamo accomodati sul divano. In un attimo, eravamo avvinghiati l’uno all’altra. «Voglio fare l’amore con te, Andrea…» «Ma…non volevi mangiare?» «C’è sempre tempo, per quello… per l’amore, quando chiama, no…Bisogna rispondere!»
FINE PRIMA PARTE – CONTINUA NELLA SECONDA
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La vicina esuberante, di Andrea di Rovigo
Prima edizione: luglio 2026, by Atlantia Media.
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