Una vaccona da trombare

Una vaccona da trombare in piscina senza alcuna pietà

Quando Marcella mi ha invitato a casa sua per organizzarci e farci una giornata di studio in vista dei prossimi esami, non vedevo l’ora di finire il ripasso e, quindi, di andarmene a farmi un po’ i cazzi miei per la spiaggia, proprio perché ero stanco di ripetere cose alla noia: ma quando sono arrivato a casa sua, e ho visto bene che pure lei voleva studiare e poi rilassarsi un po’, ho anche compreso come trasformare quel momento di studio in un’occasione per godersela un po’.

Data anche la splendida giornata di sole, ne abbiamo approfittato per trascorrere del tempo insieme in giardino, attorno alla sua piscina: e tra un ripasso e l’altro, discutendo di argomenti più o meno difficili, mi sono accorto di come lei fosse comunque capace nella materia e, soprattutto, di come ad un certo punto, pure lei si è posta in maniera piacevole nei miei confronti, quasi come se mi volesse un po’ provocare e scherzare, perché voleva pure lei divertirsi un po’.

La guardavo negli occhi, e notavo come mi guardasse con desiderio: e poi, all’improvviso, la voglia di studiare lasciò spazio a tutt’altro, soprattutto nel momento in cui si alzò per bene la maglietta, mettendo ben in vista il suo costume, già pronto per farsi una nuotata. Le chiesi se non fosse troppo presto, ma lei, scherzosamente mi disse che era invece la giornata giusta, perché il tempo era già buono, e lei non poteva aspettare l’estate per godersela e spassarsela, oltre a studiare.

A bordo piscina in costume a prendere il sole

La giornata prometteva davvero bene e, con il passare dei minuti, dopo che Marcella si è fatta un bel bagno senza preavviso, lanciandosi nella piscina, io la stavo a guardare un po’ estasiato e desideroso di assaporare un po’ di piacere con lei, perché no, spingendomi anche un po’ più in là del solito approccio da amico, e in effetti, toccandomi le palle prima di avvicinarmi al bordo della piscina, quando lei mi ha schizzato ridendo divertita, l’ho guardata dicendo che si sarebbe pentita.

Uscendo dalla piscina, tutta bagnata, non aspettai che il momento propizio per avvicinarmi e toccarle il culo: voltandosi a guardarmi, con quella sua aria da vera vaccona, Marcella mi incitò dicendomi che voleva gustarsi il mio cazzo, che era giunto il momento per trombarla finalmente, e quindi, di liberare tutte le mie voglie su di lei, facendole provare qualche sensazione un po’ più forte del solito durante quell’inizio di pomeriggio così caldo e soleggiato da non sembrare primavera.

Mi sistemai sopra di lei, alla doggy, sfregando il mio bel cazzo tra lo spacco delle sue generose chiappe, divertendomi in quel modo a provocare in lei le migliori sensazioni e, allo stesso tempo, individuando quelle che potevano essere i gesti più giusti per far muovere in lei il desiderio, per spingerla a volere di più, a non accontentarsi di quel po’ di godimento che iniziava a provare, e di farle desiderare anche il mio cazzo dentro di lei, davanti e dietro, come un martello pneumatico.

Così, mi sistemai su di lei, e poi, sfilandole lentamente le mutandine, finalmente mi trovai di fronte a quella bella bagnata e vogliosa figona: dopo averle messo le dita dentro, e averla preparata, qualche istante dopo tirai fuori il mio cazzo e lo lasciai scivolare in quella figa bollente, che voleva più attenzioni, e che non vedeva l’ora di sentirsi penetrare sempre di più, a ritmo serrato, andando alla ricerca del piacere più intenso che si potesse immaginare.

Sentendo la mia cappella ben fottuta dentro di lei, iniziai ad eccitarmi, a non riuscire a trattenere le mie emozioni, mentre andavo all’assalto di quella figona, e la sentivo nel frattempo ansimare, perché le piaceva sentirsi sbattere come una troia da dietro: quindi dissi a Marcella che volevo anche il suo culo, non potevo fare a meno di assaporare anche una bella trombata in culo, e lei mi disse che aveva voglia di provarci, perché la cosa la eccitava e la spingeva a voler sentire tutto il piacere.

Dopo aver tirato fuori il mio uccello dalla figa, e pian piano averlo bagnato di saliva, l’ho spinto sul suo ano, facendolo scivolare dolcemente dentro di lei, con una delicatezza mai vista, sentendola già eccitarsi per come si sentiva fottere in culo: a me piaceva, e di brutto, perché mi sembrava che volesse aspirarmi la cappella in un buco stretto e caldo, in un posto meraviglioso, dove c’era davvero soltanto spazio per il piacere e non per altre sensazioni inutili e poco interessanti.

Iniziai a spingere con un po’ più di decisione, sentendo Marcella ansimare e gemere un po’, a cavallo tra piacere per la trasgressione e un po’ di dolore, ma nello stesso tempo, non riuscivo ad immaginare che un finale per quella scena: una bella scaricata di sborra nel suo culo, una colata di latte caldo in quel bel buchino, che l’avrebbe fatta eccitare ancor di più, spingendola magari anche a voler trasgredire ancor di più con me, magari con una bella spagnola, un bel footjob o un bel pompino finale.

Lei era sotto di me, e mi incitava, mi spingeva verso di lei con le mani, stringendomi le chiappe: era ormai in preda alla voglia più insaziabile, quella di chi non poteva fare a meno del mio cazzo, e siccome se lo sentiva tutto ben dentro, lo voleva sperimentare ancor di più, magari spingendomi anche a liberare la mia sborra, tutta dentro di lei, ma soltanto in quel culo, per non rischiare altro, perché la sua volontà era quella di vedermi venire comunque dentro di lei.

Mentre la trombavo in culo, con le mani, continuavo a provocarla in figa, e sentendola perdere pian piano il controllo, mi son accorto che di lì a poco sarebbe venuta: con uno sprint improvviso, l’ho fottuta in culo ancor più velocemente di prima, approfittando del fatto che fosse eccitata con le mie dita in figa, e mentre stava venendo, qualche istante dopo, anch’io mi lasciai andare guidando il cazzo dentro, e liberando come una fontana tutta la mia sborra nel suo culo…

Le piscine diventano vere calamite per il godimento: Dario ci ha saputo fare davvero con questa gnocca vogliosa di cazzo, che gli ha offerto su un piatto d’argento una storia erotica da non dimenticare…

Una vaccona da trombare in piscina senza pietà, di Dario di Savona.

Prima edizione: marzo 2016, by Atlantia Media.

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