Una commessa vogliosa come poche

Lo scorso martedì mi trovavo in giro per acquisti: con l’armadio vuoto di rientro dalle ferie, mi son deciso a fare un po’ di acquisti, tra un paio di negozi in centro e un supermarket. Tra un giro e l’altro attorno agli scaffali, alla fine, mi sono deciso ad entrare anche in un negozio che vende cosmetici, perché mi servivano anche uno shampoo ed altri prodotti per la cura del corpo, un luogo insolito per uno abituato ai supermercati.

Sin dal primo passo nel negozio, mi son accorto che c’era un’abbondanza stratosferica di figa, un’occasione dopo l’altra per rimorchiare alla grande: tra le clienti in pantaloni stretti e perizoma e le commesse ammiccanti, c’era abbastanza passera per tutti. Per quanto cercassi di concentrarmi sugli acquisti, alla fine, la mia attenzione era tutta rivolta a tutte queste donzelle in cerca di un principe azzurro che le viziasse a sufficienza.

Mi aggiravo con la mia canotta preferita tra gli scaffali e mi guardavo attorno, notando di tanto in tanto gli sguardi delle clienti che cadevano sulle spalle e sulle mie braccia, belle muscolose e soprattutto abbronzatissime: queste fighette sembravano non avere altro che occhi che per la mia pelle, prese com’erano dal fascino della pelle bronzea, tra sguardi che dicevano tutto ed espressioni a dir poco inequivocabili.

Una commessa sulla quarantina – mora e provocante – passandomi di fianco mi osservava con uno sguardo felino: e con un “ciaoooo” che non sembrava finire più, cui era seguito un “se hai bisogno di una mano, chiedi pure…” se ne passeggiava allegra e danzante, come se volesse conquistarmi con il suo sculettare, certamente irresistibile, soprattutto in quel momento della giornata in cui mi era venuta una certa voglia di figa.

Risposi con un “sì, in effetti non sapevo che cosa comprare come deodorante leggero” e lei non si fece trovare impreparata, suggerendomi di acquistare una delle ultime novità all’aloe, vantando le proprietà di questa pianta succulenta. Avevo una vaga idea di quelle potessero essere le unicità di quanto mi proponeva, però, approfittai della situazione e le feci un paio di domande, alle quali rispose con un interesse crescente.

Poi quando venne quasi il momento di congedarsi, le chiesi se avesse già fatto pausa: e mi rispose che era ancora in attesa di staccare. Le dissi che avevo proprio intenzione di fumarmi una sigaretta e lei mi rispose che avrebbe fatto altrettanto. Allora attesi ancora un po’, prima di andarmene in cassa, continuando a chiederle un po’ di lei: dopo avermi detto il suo nome, Claudia, mi ha confidato di essere single e di non aver voglia di impegni.

Le confermai che pure io ero della sua stessa idea, e che non mi sarebbe dispiaciuto conoscerla meglio: Claudia sorrise, mi diede una pacca sulla spalla e, poi, anche un colpo con l’anca sul culo. A quel punto, capii che era davvero una preda tra le mie mani: non avrei dovuto fare altro che dimostrarle tutta la mia propensione alla trasgressione e, in men che non si dica, saremmo finiti a trombare insieme, magari proprio lì in negozio.

Giunta la pausa, infatti, Claudia mi prese per mano e mi guidò tramite un corridoio al terrazzino della pausa: c’era anche una sua collega, Jessica, che la guardava un po’ invidiosa. Così tra un ammiccamento, qualche mezza parola e occhiate da donne, la collega se ne andò e restammo da soli: inutile dire che la sigaretta non si fece nemmeno in tempo ad accenderla, presa com’era da una certa voglia di scopare e, infatti, era già bella bagnata.

Le infilai una mano nella figa, e sentii che era tutta bagnata: mi guardò e disse “non c’è bisogno che tu aggiunga altro, sono già bagnata, ho voglia di farmi una sveltina con te”. Senza nemmeno profferire parola, le misi la mia lingua in bocca, e ci sbaciucchiammo come adolescenti focosi senza pensare a nulla, desiderosi di godere dei piaceri della carne, che si era fatta ormai sempre più rovente, con il mio cazzo in fiamme e durissimo.

Mi abbassò i pantaloni selvaggiamente, me lo tirò fuori, ci sputò sopra e se lo tirò in bocca vogliosa e senza riguardi: era veramente al massimo della perversione, non soltanto nei gesti compiuti con sapiente porcaggine, bensì anche negli sguardi. I suoi occhi profondi mi osservavano, mentre mi spompinava desiderosa di conquistare la mia massima soddisfazione, sentendo il cazzo tra le sue labbra e sulla lingua, sempre più duro.

Dopo aver spompinato leggermente la mia mazza, si sputò sulle dita e si bagnò la figa, dicendomi che non c’era più tempo da perdere. Di lì a poco, avrebbe cavalcata il mio cazzo, scopandolo come uno stantuffo incandescente, saltandomi sopra con tutto quel suo vigore unico. Appena lo sentii dentro di lei, ebbi come un fremito, mi eccitò talmente tanto che non potei fare a meno di gemere, godendo di quella meravigliosa figa bagnata.

Paola era già al limite dell’esplosione, la sentivo ansimare pesantemente: gemeva e pregava di prenderlo di più, forse perché si era già fatta un bel film su quella che sarebbe stata la nostra scopata. Mi trombava come se non ci fosse un domani e si sgrillettava nello stesso tempo: nel giro di qualche decina di secondi, la sentii venire la prima volta, perdendo il controllo e gridando di piacere, mentre si bagnava sempre di più e saltava su di me.

Continuò a trombarmi così per un altro paio di minuti, mentre io ero prossimo ormai a sborrare, e la sentii venire di nuovo, stavolta sbrodolandomi tutto dei suoi umori: aveva squirtato, incapace di trattenere il suo piacere in quel momento, e io mi eccitai come non poco, dicendole però “hai squirtato, sei il mio mito, sei da sposare” e lei continuò a scoparmi ridendo, gemendo e gridando, finché sborrai pure io, venendo abbondante.

Si sollevò da me e si lasciò colare la sborra sulle cosce, prendendone un po’ e passandosela sulle dita e, poi, sulle labbra: il mio seme le piaceva particolarmente e ne desiderava ancora…

Una commessa vogliosa come poche, di Paolo di Milano

Prima edizione: settembre 2019, by Atlantia Media.

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