Un tramonto

Un tramonto che era davvero infuocato

Quel pomeriggio della scorsa settimana era davvero irresistibile con quel bel sole caldo, quel cielo incredibilmente azzurro, e non poteva non invogliarci a lasciare da parte i nostri studi, i nostri impegni, per andare a trascorrere qualche ora all’aperto: così, dopo aver riso e scherzato, e finito quasi di studiare, quando si è avvicinata l’ora di pranzo, ho proposto a Valentina di mangiarci solo un pezzo di focaccia, e di tenerci leggeri per trascorrere una bella giornata spensierata al mare.

Sulle prime, mi sembrava che Valentina non fosse tanto di questa idea, forse perché era ancora un po’ indietro con i ripassi, o forse, non se la sentiva di trascorrere una giornata così: ma poi, di fronte alle mie richieste, incessanti ma simpaticamente intriganti, lei alla fine ha ceduto, e mi ha detto chiaramente che avremmo potuto lasciar i libri sul tavolo, e prendere la vespa per avviarci verso il mare, dove ci saremmo potuti intrattenere almeno fino all’ora di cena, per prendere un po’ d’aria.

Non sembrava nemmeno la fine di aprile, e anzi, con quel bel caldo nell’aria, e la voglia di lasciarci alle spalle tutte le paranoie da studenti, quel giorno ci siamo letteralmente immersi in un mondo fatto di sole, aria di mare, e tanta spensieratezza, mentre correvamo sulla spiaggia, tirandoci qualche polpetta di sabbia bagnata, e poi, andando di nuovo a schizzarci in mano, giocando come se improvvisamente ci fossimo resi conto che non potevamo dimenticarci della nostra natura.

Valentina era strafiga, di fronte a me, con quel bel bikini che metteva ben in evidenza le sue cosce e le sue tette, e quel suo sguardo pieno di vivacità, così provocante e divertito dalla scena, finché a un certo punto, mentre giocavamo in mare, avvicinandoci sempre di più, lei è inciampata su di me, e ci siamo ritrovati sdraiati in acqua, lei sopra di me, e poco dopo le nostre bocche si sono cercate e trovate in un attimo, facendo accendere in noi quella voglia di godere dei piaceri più proibiti.

E così scopammo al mare di fronte al tramonto

La passione ci fece perdere letteralmente i freni inibitori, e mentre le mie mani cercavano la sua fighetta, e le sue il mio cazzo, poco dopo, mi son ritrovato con le sue belle tettone in bocca, con la mia lingua vogliosa sui suoi capezzoli, così duri e gonfi, che mi sembravano reclamassero le attenzioni di un amante pronto a regalare a questa splendida tipa tutto l’erotismo di cui aveva bisogno, perché era davvero pronta a lasciarsi fare di tutto da me, in quel momento.

Così, mentre eravamo sdraiati in riva al mare, le sfregai il mio cazzo sulle labbra, voglioso, dicendo che non vedevo l’ora si divertisse e mi facesse vedere di che cosa era capace con quelle belle labbra (e con quella lingua), che sembravano davvero essere pronti per farmi perdere la testa in quel momento: e mentre lei cominciava ad adorare il mio bel cazzo, mentre le mie mani la tenevano a me, io mi eccitavo e non vedevo l’ora che venisse il momento di farlo, proprio lì al mare.

Con l’indice e il medio della mano destra mi avvicinai alla sua fighetta, allargandola, e poi, iniziando a penetrarla lentamente ma con desiderio, perché volevo che quello fosse il nostro momento, mentre Valentina si eccitava nel sentirsi aprire la fighetta dalle mie dita vogliose, fuori e dentro, preparandola per quello che sarebbe venuto dopo: ma prima che fosse il momento di andare al sodo, le dissi che avevo voglia di leccargliela, perché era troppo bella per non farlo.

Vale si mise a gambe aperte, e quando finalmente la mia bocca arrivò alla sua fighetta, per baciarla e poi per tormentarla in tutti i modi possibili, lei prese ad eccitarsi, gemendo come una vera troiona vogliosa, una che non poteva aspettare per raggiungere il culmine del piacere, che non poteva desiderare altro che sentirsi finalmente posseduta, da qualcuno che sapesse come stimolarla e trovare le giuste chiavi per aprire le porte del godimento, quello vero, capace di stravolgere ogni cosa.

Mentre con le mie dita e la mia lingua giocavo con la sua fighetta, Valentina era ormai in preda al massimo del godimento, contorcendosi sulla sabbia, gemendo e mugugnando per il piacere, finché iniziò ad ansimare più forte, sempre più forte, e finalmente si lasciò andare in un lungo respiro come di liberazione: aveva toccato il massimo del godimento, ed ora, non vedeva l’ora di prendersi dentro anche il mio cazzo, che nel frattempo un po’ si era ammorbidito.

Così, prima che fosse il momento di farsi trombare, Valentina me lo succhiò ancora un po’, facendolo diventare duro di nuovo, e poi, quando era ormai pronto per scoparla, si allargò la figa e se lo infilò dentro, mentre io spingevo la mia cappella dentro di lei, piano piano, perché mi piaceva sentire quella magnifica sensazione di una bella figa calda e bagnata, pronta a fottermi il mio cazzo come se fosse l’ultima cosa che potesse gustarsi sulla terra.

La scopavo con piacere, godendo, e sentendo che pure a lei piaceva tanto, e si lasciava fare, mentre io spingevo dentro di lei, e mi sentivo sempre più eccitato, soprattutto guardandole bene il volto, con quella sua espressione da vogliosa: quindi, poco prima di venire, quando ormai ero pronto ad innaffiarla tutta, tirai fuori il mio cazzo e le venni sullo stomaco, riempiendole la pancia di sborra, con sei o sette schizzi belli abbondanti e caldi del mio seme.

Valentina a quel punto si lasciò andare, rilassata e soddisfatta, dopo che ormai ero venuto su di lei: e poi, mentre il sole era di fronte a noi, si rimise il suo costume bianco, e sedendosi sulla sabbia, si soffermò a guardare all’orizzonte, con me, sorridente…

Belle queste storie di sesso libero come quella condivisa da Luca: ci offrono ancora la voglia di sognare e di godere…

Un tramonto che era davvero infuocato, di Luca di La Spezia.

Prima edizione: aprile 2016, by Atlantia Media.

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