Durante l’estate adoro andare a correre in mezzo alla natura, soprattutto dove posso trovare un po’ di refrigerio tra uno sprint e l’altro. Ogni volta, scelgo un posto ideale anche per rilassarmi, lontano dallo stress, perché lo sport dev’essere un buon momento per lasciarsi alle spalle le energie negative.
I parchi sono spesso la mia meta preferita e, tra tutti, ce n’è uno che mi piace in modo particolare perché ricrea un ambiente molto accogliente. Altri lupi solitari come me amano avventurarsi in questo spazio, poiché trovano quella pace ideale per rigenerarsi mentre corrono, senza pensieri.
Di tanto in tanto, mi capita anche di incontrare anche persone che conoscono. È sempre una grande sorpresa scoprirle appassionate, come me, di quei luoghi un po’ selvaggi, dove si può ritrovare il contatto più intimo e vero con la natura, lontano da cemento, catrame, caldo e frenesia.
L’incontro più incredibile che ho fatto è stato con Sara, una collega che mai avrei pensato venisse a correre nel mio stesso parco. Entrambi eravamo concentratissimi nella nostra attività, e prima che ci rendessimo conto di conoscersi, riconoscendoci, avevamo già fatto diverse decine di metri.
«Uè, Sara…» e poi ripetei «Saaaaraaaa». A quel punto, lei si voltò. «ahhhh, ciaoo Matteo…non mi ero accorta che sei tu, e nemmeno ti avevo sentito…avevo le cuffie! Ma quante volte mi hai chiamata?» «Vai tranquilla, solo un paio…» «Ah, meno male…» e scoppiò a ridere in una fragorosa risata.
Ma ci eravamo già incrociati?
Ci riparammo sotto un platano per riprendere un po’ il fiato. «Ma tu da quanto tempo vieni qui a correre?» E lei «Mah…sarà da un paio di mesi, credo…» «Ah, ma allora chissà quante volte ci saremo incrociati, senza nemmeno saperlo…» Le dissi, guardandola in quegli occhi pieni di vita.
«Ah sì, sì…sicuro, se siamo così concentrati ogni volta…» aggiunse, mentre rideva di gusto. «Anch’io mi alleno qui da almeno un sei mesi, è troppo bello come posto» «Hai ragione, Matteo… non è lontano da casa, e alla fine, sembra di essere andati in viaggio chissà dove» disse con un velo di malinconia.
«L’importante è guardare al mondo con nuovi occhi…» Le dissi io, certo di trovarla d’accordo con me. «Hai ragione, talvolta basta uscire dalla porta di casa e non pensare di non poter trovare angoli per rilassarsi senza per forza dover prendere un aereo che ti porti dall’altra parte del mondo…»
«Che ne dici se continuiamo a farci una camminata insieme?» «Sì, dai…arriviamo almeno fino alla fontanella, poi ci fermiamo un attimo…che ne dici?» «Ok, Sara…sei sempre saggia, tu!» Mi guardò e aggiunse «eh, fosse vero…non sarei ancora qui a lavorare e a dannarmi…»
«Eh, hai ragione…ma tu come stai? Come va col lavoro e tutto il resto?» «Eh, al lavoro, ancora ancora, va…per il resto, blackout…meglio lasciare stare» «Ah, davvero? Mi spiace, spero di non averti sbloccato qualche brutto pensiero…» «No, no…tranquillo, vedi che a muoversi i pensieri belli vengono»
Arrivammo alla fontana e bevemmo a turno. Per cavalleria, le lasciai il posto. Lei si chinò a bere e, senza farlo apposta, mi mostrò quel suo bel culo. Era decisamente niente male, Sara. Da qualche tempo aveva preso ad allenarsi e i risultati del suo duro lavoro si vedevano.
Beveva e io la guardavo per bene
Tra una bevuta e l’altra, Sara ne approfittò per riprendere il fiato. In uno di quei momenti, finì per sgamarmi in pieno mentre le stavo fissando il culo. «Che dici, mi sono rimessa in forma?» «Scusami…davvero, perdonami…ma era impossibile non guardarti…» «Ma va…scherzi?»
«Sei il top, Sara…davvero, sei in forma incredibile» Con gli occhi bassi, disse «Grazie, davvero…» «Ma è la verità: non si può tacere ciò che è giusto!» Le risposi con convinzione, vedendosi toccare il fondoschiena. «Però, vedi, è bello sodo» e si schiaffeggiò il culo per dimostrarlo.
«Però, se fai così…» Sara mi guardò e disse «Vuoi provare a vedere se c’ho il culo sodo?» E senza dire altro, mi prese la mano destra, picchiettandola. Mi feci coraggio e le diedi una pacchetta, poi un paio, e la vidi eccitarsi e guardarmi con un’aria strana. «Che ne dici, se mi sculacci per bene?»
«In che senso?» «Hai capito, dai…» E mi prese per mano, tirandomi dietro ad alcuni cespugli. «Dai, scopami qui…Sbattimi da dietro, adoro l’idea che mi prendi da dietro e mi scopi» Non aspettai che dicesse altro e, facendola accovacciare, le abbassai i leggings, spostandole il perizoma.
Vidi quella bella figa vogliosa e la leccai a dovere. Ci cacciai tutta la faccia dentro, tra naso, lingua e labbra, perché la volevo tutta per me. Sara si eccitò, irrigidendosi. Iniziò a gemere, la sentii avere il batticuore, e alla fine, si lasciò andare in alcuni lunghi sospiri, godendo. Era venuta.
«No, ma mi devi sbattere…non basta così» disse convintamente. Lo tirai fuori, l’avevo già bello duro e voglioso. Avevo il cazzo in fiamme e, davanti a me, la sua figa che mi aspettava vogliosa. Lo sfregai un po’ di volte su di lei, le schiaffeggiai il culo col cazzo, e poi lo feci scivolare decisamente in lei.
Trasalì dal piacere, godendo come una troia. «Oh, sì….sono la tua troia, sbattimi per bene» E le schiaffeggiai rumorosamente il culo, con la chiappa destra che divenne un po’ rossa. «oh, sì, spingilo ancora, e schiaffeggiami il culo…sono la tua troia…» Continuava a ripetere, presa dal godimento.
Stantuffavo per bene dentro il mio cazzo, godevo, e mi piaceva tantissimo la vista delle sue chiappe, sempre più rosse. Adoravo anche schiaffeggiarle il culo, mentre la trombavo, e poi prenderla per i fianchi per essere certo di scoparla fino all’ultimo, perché volevo esplodere dentro di lei.
Spinsi ancora un po’, continuai a schiaffeggiarle il culo, e alla fine mi lasciai andare con una clamorosa sborrata dentro di lei. «ohhh, sì, sborroooo…» le dissi, continuando a darle schiaffi sulle chiappe, che ormai erano rosse per quante ne avevano prese. E Sara si lasciò andare a un secondo orgasmo.
Poi si piegò un po’ sulle gambe, e si accasciò un attimo a terra. Ma non mi diede il tempo di fare altro e mi disse «dai, mettimelo dentro da dietro, continua a scoparmi…» Così mi sistemai su di lei e, facendolo scivolare di nuovo nella sua figa, continuai a trombarla senza sosta.
Sbattevo sul suo culo rumorosamente, e lei si eccitava ad ogni colpo. Io stragodevo, mi sentivo in paradiso, e non mi ci volle molto per venire una seconda volta, riempiendola con la sborra che non avevo seminato poco prima. «ohhhhh, mi stai svuotando i coglioni divinamente, Sara…»
Lei si voltò, con un’espressione da vera troia, e mi disse «erano anni che sognavo di prendere il tuo cazzo da dietro, sai?»
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Sara al parco con un porco, di Matteo di Brescia
Prima edizione: luglio 2025, by Atlantia Media.
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