Quell’indimenticabile venerdì pomeriggio

Credo che certe cose non possano capitare così per caso, tanto per pura coincidenza: e siccome sono nato di venerdì, questo giorno mi riserva sempre delle meravigliose sorprese, come nel caso di quello appena trascorso, quando la mia ragazza ha deciso di darmi il suo meraviglioso culo. Sin dalle prime ore della mattina, sentivo che c’era qualcosa di insolito tra di noi, una complicità mai provata prima, che sarebbe sfociata in qualcosa di unico.

Lei, la mia compagna di vita, era lì che mi fissava con il suo sguardo da cerbiatta: desiderosa di provare qualcosa di diverso, così libera e vogliosa. Io la guardavo e mi chiedevo che cosa potesse desiderare tanto ardentemente: e di colpo, ebbi un’erezione incontrollata, segno che tra di noi c’era un’intesa unica. Infatti, la mia lei mi travolse con tutta la sua carica vitale, facendomi scivolare in men che non si dica sul divano, per poi cominciare a baciarmi.

Eravamo entrambi su di giri, desiderosi di lasciarci andare alla passione, e mentre ci baciavamo presi nella nostra foga amorosa, cercavamo già di sfilarci i vestiti. Le nostre lingue si rincorrevano, mentre le nostre mani esploravano già i nostri corpi, toccandoci da tutte le parti: il nostro abbigliamento stava già diventando superfluo, non potevamo che tentare di sfilarci l’intimo e tutto il resto dai nostri corpi pieni di desiderio.

Osservavo la mia lei, così piena di passione, e calda: le sfilai pantaloni e maglietta, rimase in mutande, e così presi a baciarle le cosce, il sedere e pure quella meravigliosa fighetta. Poi, la mia lingua si insinuò proprio là, dove comincia un piacere e ne finisce un altro, e a quel punto decisi che era giunto il momento per levarle le mutande, e cominciare a fare sul serio, perché quel venerdì doveva avere in serbo per noi qualche cosa di unico.

Presi a massaggiarla proprio su quel meraviglioso buchino, e lei, cominciò ad eccitarsi a più non posso. A quel punto voleva qualcosa di più, e svestendomi, me lo fece capire chiaramente, percorrendo il mio corpo con la sua calda e vogliosa lingua. Dopo essersi fermata al mio membro duro e voglioso, spompinandolo con passione, si rimise sul divano con quel magnifico culo rivolto verso di me, ormai più che provocante.

Mi avvicinai lentamente, appoggiandomi su di lei delicatamente, sfregando il mio incandescente e voglioso membro su di lei. Lo passavo continuamente sul suo culetto delicato, e quando le dissi “dai, fatti esplorare, dai amore…” lei rispose “va bene, scopami il culo, è tutto tuo” e si distese tutta rilassata, ma nello stesso tempo, presa un po’ da quella tensione di chi sta per compiere un salto nel vuoto, un’esperienza senza ritorno.

Riempii il mio membro di lubrificante, per renderlo più scivoloso e rendere più eccitante l’esperienza. La mia lei rimase con il fiato sospeso quando le appoggiai il mio membro sull’ano: poi lo lasciai scivolare lentamente, pianissimo, senza spingere. Dopo essersi un po’ contratta, lei si lasciò andare piano: il mio cazzo scivolava lentamente dentro di lei, mentre di tanto in tanto, lei si lasciava andare ad un gridolino soffocato.

Mentre pian piano le scopavo quel meraviglioso culo, mi domandavo se la cosa potesse piacerle, se quei gridolini fossero di dolore o di eccitazione. In effetti, mi sembravano non molto differenti da quelli che era solita fare quando facevamo l’amore normalmente. Le carezzavo i capelli, e restavo sopra di lei con la massima delicatezza, mentre cominciavo a muovermi lentamente avanti e indietro su di lei, sentendomi dentro di lei.

La sensazione unica di prendermi il suo culetto divino mi rapì la mente, mi fece un po’ trasalire: era davvero mia una volta per tutte, la sua parte più intima era diventata mia, ed io l’amavo con rispetto, sapendo che stava donandomi qualcosa di prezioso in quel momento. Le mie mani afferrarono le sue, e stringendole, mi appoggiai meglio sulla sua schiena e presi a baciarla, mentre muovevo il mio bacino su di lei per andare più in profondità.

Sentivo il mio bel cazzo stretto in quel culetto divino, non potevo fare a meno di sperimentare quel piacere intrigante, e mi sentivo preso dalle sensazioni. Stretto e caldo, era il luogo ideale dove lasciare il mio cazzo per lungo tempo, per dimenticarmi di tutta la cattiveria del mondo e ritrovare con quel piacere anche la voglia di vivere ogni momento intensamente, quel desiderio di sperimentare nuove sensazioni per rinascere.

I miei movimenti si fecero un po’ più intensi, ma sempre delicati, perché sapevo che quella prima esperienza non doveva diventare un trauma per lei. Volevo che entrambi vivessimo quel magico venerdì pomeriggio come un’occasione per scoprire un’altra dimensione del piacere, una nuova coinvolgente complicità, un modo differente di vivere il nostro eros, a cavallo tra piacere e trasgressione, come ogni altra cosa della nostra vita.

Ad un certo punto, tra una spinta e l’altra, il mio cazzo scivolò fuori del suo buchino: ne approfittai per lubrificarlo ancora, per rendere ancor più intensa – e meno dolorosa – quella parentesi di goduriosa trasgressione con lei. Lo rimisi dentro di lei, bagnato più che mai, e ripresi a scoparla muovendomi più a fondo, desideroso di venire dentro di lei, ma lei mi disse “no, dai, dentro noi: vienimi sul culo, sulla schiena, ma non dentro.”

Continuai a spingere, tenendole le mani, e baciandola delicatamente mentre godeva con me. Ad ogni spinta seguiva un eccitante gemito, che restava sospeso a metà strada tra piacere e trasgressione. Poi mi lasciai andare ancor di più, spingendo dentro di lei tutta la mia natura trasgressiva, e ad un certo punto non potei fare altro che sentire i primi spasmi dell’orgasmo, ormai più che prossimo, e quindi lo tirai fuori del suo culetto e lo appoggiai.

Dopo qualche istante, il mio seme cominciò a fluire abbondante sul suo culetto, mentre io – eccitato e godurioso – mi lasciai andare al mio ansimare, tipico di quando il mio cazzo mi regalava le migliori sensazioni. Le riversai sette schizzi abbondanti del mio seme addosso, mentre lei rideva di gusto della mia abbondanza, e prendendomelo in mano, lo strinse come un trofeo ambito e mi di baciò, dicendomi che le avevo rotto il culo…

Quell’indimenticabile venerdì pomeriggio, di Angelo di Milano

Prima edizione: ottobre 2019, by Atlantia Media.

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