Nel negozio di intimo si gode alla grande

La domenica uggiosa è sempre la scusa perfetta per andare a fare un giro per negozi, un momento in cui dedicarsi allo shopping e, di solito, fare pure incontri piacevoli. Anche stavolta, infatti, le cose sono andate così: dovevo comprare dei nuovi boxer e, andando al centro commerciale a metà strada tra casa mia e la città, mi son subito avviato verso il negozio di intimo, quello dove avevo l’abitudine di fare regolarmente shopping.

Anche stavolta ho trovato la solita cassiera, una splendida fighetta mora, disponibile e carina. Non poteva fare a meno di suggerirmi nuove cose da provare: e tra le mani, teneva sempre qualcosa di interessante. La guardavo muoversi avanti ed indietro, poi, salutare di tanto in tanto qualche nuovo cliente. Ma non appena restavamo soli, ne approfittava per avvicinarsi alla cabina e chiedermi se desiderassi provare qualcosa di nuovo.

Con quelle sue belle gambe slanciate e magre, quel portamento da vera gnocca, ondeggiava davanti a me in modo provocatorio. Non potevo fare a meno di fissarle il culo, e fantasticare su ciò che le avrei fatto, se soltanto fossimo stati soli. L’occasione per provarci, e capire quanto potesse essere disponibile, si presentò quando mi portò diversi pigiami da provare: allungai il braccio dalla cabina, fingendo di andare alla cieca.

In realtà, tramite un gioco di riflessi sugli specchi, vidi esattamente dove sarebbe finita la mia mano: e così le toccai volontariamente il culo, e con la coda nell’occhio la vidi chiudere gli occhi e fare un’espressione soddisfatta, sebbene le avessi subito detto “scusami, non ti avevo vista” e lei di rimando mi disse “non ti preoccupare, sono cose che càpitano…non ti pare?” e io “son cose che succedono soprattutto con una splendida ragazza come te.”

Mi conosceva abbastanza, lei, e in effetti rise ed aggiunse uno “scemo” continuando a ridacchiare soddisfatta. Io pensavo già al seguito, desideravo succedesse qualcosa in quella domenica grigia. Ma non dovetti fare altro che attendere qualche istante: mentre mi stavo sistemando per provare il pigiama, infatti, Emanuela di colpo aprì la tenda della cabina, e ritirandola, mi si mise di fronte, muovendosi in modo provocante.

Si era messa un paio di leggings neri di pelle, belli stretti, che le avvolgevano quel culo meraviglioso e la rendevano irresistibile. Si girò più volte su sé stessa, facendo sfilare quelle chiappe perfette davanti a me, mentre io mi eccitavo a più non posso alla vista di quel bel culetto. Emanuela, allora, mi disse “che ne dici di scoprire qualcosa di più di me” e io le rispose “è proprio quello che voglio, dai, fammi vedere quanto sei figa.”

Gnocca e piena di iniziativa: era proprio il sunto perfetto di quello che potevo desiderare da una donna. Emanuela strusciò il suo culo voglioso sul mio cazzo, quindi si abbassò e, dopo aver sfilato velocemente le mie mutande, prese a spompinarmi con una voglia incredibile. Succhiava, in modo rumoroso ma non troppo, perché da un momento all’altro poteva entrare in negozio un cliente. Mi provocava con quella sua bocca molto vogliosa.

Di colpo, in negozio entrò un cliente, che salutò. Lei si alzò e, velocemente, dopo aver scostato la tendina della mia cabina, fece il corridoietto e comparve magicamente, salutando l’avventore. Mentre io ribollivo di voglia nel camerino, segandomi un po’ il cazzo, sentivo parlare quella gnocca in negozio, e non vedevo l’ora che tornasse da me per trasgredire, per lasciarci andare insieme ai piaceri del sesso in negozio, incuranti del resto.

Il tipo tardava ad andarsene, mentre io mi sentivo sempre più preso dalla voglia di scoparmela. Emanuela cercava di tornare al più presto in camerino, ma tra una richiesta e l’altra, sembrava che il cliente volesse trattenerla di là. Finché il tipo si decise: avrebbe comprato due paia di calze ed un boxer, lasciando a quel punto il negozio e, soprattutto, permettendomi di riavere per me quella gran figa di Emanuela, così eccitata.

Emanuela tornò velocemente da me, scusandosi per il ritardo, ma le dissi di non preoccuparsi. Tornò in cabina, e inginocchiandosi di fronte a me, lo prese di nuovo in bocca, succhiandolo avidamente, perché ne aveva voglia. Adorava prendere il cazzo in quel modo, me lo disse, e soprattutto le piaceva il mio: ce l’avevo bello duro, e lei lo voleva tutto in bocca. Mi disse che non si sarebbe mai fermata, almeno fino alla mia sborrata.

Le guidai la testa su di me, tenendola con desiderio, e pregandola di spompinarmi fino in fondo. Ero preso da una voglia senza freni, eccitato da morire, e a un certo punto le dissi che mi sarebbe piaciuto scoparla in figa, che volevo proprio farmela lì in camerino. Emanuela si levò il cazzo di bocca, mi guardò negli occhi, e mi disse “trombami come una troia, dai, qui in camerino…voglio sentire il tuo cazzo dentro di me, tutto!”

Si alzò da terra, si abbassò i leggings di pelle, e poi, eccitata come non mai mi fece sedere sulla panca. Con il cazzo bello dritto e duro, si voltò, e dopo aver sistemato le sue mani sulla panca, si sedette sul mio cazzo come una perfetta troia vogliosa, facendomi godere sin dal primo istante. Mi sentii preso da un’eccitazione unica, ansimò pure lei senza far troppo rumore, e dopo si sistemò ben bene su di me perché potessimo godere alla grande.

Ad ogni sua discesa, e poi risalita, mi sentii mancare il fiato: la sua figa stretta, bagnata e calda, era qualcosa di esplosivo per me, troppo bello per essere vero. I suoi movimenti, così perfetti e goduriosi, erano la dimostrazione di come una figa come lei sapesse esattamente cosa volesse dire godere, farlo senza alcun pudore, ben consapevole che la vita è una sola e bisogna godersela senza alcun timore, perché il piacere non deve mai mancare.

Emanuela mi trombava divinamente, non si fermava mai, ormai consapevole che non avrei potuto resistere molto più a lungo, soprattutto alla vista di quel bel culo che si muoveva sopra di me. Godevo, la volevo sentire tutta su di me, la pregavo di farmi venire, e lei mi scopò ancor più violentemente, facendosi arrivare il mio cazzo fino al suo utero, facendomi provare un piacere intensissimo, qualche cosa di irresistibile, anche per me.

Le sue ultime spinte mi fecero perdere il controllo e, di lì a poco, mi lasciai andare liberandomi di tutta quella magnifica sborra, riempiendole la figa vogliosa e calda, gemendo senza fare troppo casino, mentre Emanuela – qualche istante – venne piuttosto rumorosamente, lasciandosi andare in un gemito lungo ma senza farsi sentire.

Quindi si alzò e si passò velocemente un fazzoletto, ripulendosi velocemente, e dopo avermi baciato il cazzo, mi disse che non poteva non tornare in negozio, mentre io, ormai alle prese con i postumi di quella sborrata meravigliosa, le dissi che volevo farlo ancora con lei, che non avrei mai potuto rinunciare alla sua voglia di vivere. Emanuela mi guardò e mi disse “stasera vieni a casa mia, che continuiamo da dove ci siamo fermati.”

Nel negozio di intimo si gode alla grande, di Marco di Varese

Prima edizione: ottobre 2019, by Atlantia Media.

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