Ogni mercoledì, quando arriva il momento del laboratorio di lettere, non vedo l’ora di arrivare in aula. C’è una prof che è troppo hot che con le sue movenze è troppo provocante: sarà quasi sulla cinquantina, ma è molto più figa di tante compagne di corso. Col suo sguardo ti conquista subito.
I suoi vestiti sottolineano sempre la sua grazia: non sono mai volgari, ma si spingono esattamente fino a quel punto in cui una donna come lei può evidenzare la bellezza. Scollata al punto giusto, con un bel davanzale perfettamente curato, la prof accende il mio desiderio ogni volta che si siede tra noi.
La osservo ancheggiare nei suoi pantaloni ariosi al punto giusto, ma capaci di cingere alla perfezione la rotondità scolpita del suo culo bello alto e in forma. Mi domando come faccia ad essere così statuaria: sembra quasi interpretare alla lettera le storie di bellezza classica che leggiamo insieme.
Ma questa settimana, a lezione, ho trovato una nuova sorpresa: c’era una tipa giovane e carina, che inizialmente pensavo fosse una compagna. Poi, la prof ha rotto tutti gli indugi e ce l’ha presentata: «Ragazze e ragazzi, ecco Samantha… Ci supporterà nelle attività di laboratorio!»
Il laboratorio è un crogiolo di stimoli irrestibili
Con quel suo sguardo sveglio ed empatico, Samantha mi ha subito fatto un’ottima impressione. Il mio occhio non ha potuto fare a meno di notare come avesse un culo perfettamente sinuoso, fasciato in modo impeccabile dai suoi leggings neri, coperti da una camicia bianca semitrasparente.
Anche lei sembrava padroneggiare perfettamente l’arte del «vedo-non vedo». Lasciava allo sguardo dell’osservatore, il fascino dell’immaginazione, ma solo per un istante.
Non appena si voltava, ecco che delineava sinuosamente nell’aria delle splendide curve, che si dissolvevano nei miei occhi in contemplazione. Di tanto in tanto, preso da quello spettacolo irresistibile, avevo come l’impressione di incantarmi e non seguire il discorso in laboratorio.
Di soprassalto, mi risvegliavo da quel torpore contemplativo e mi ritrovavo a rincorrere le discussioni. La prof mi conosceva bene per la mia appassionata e vivace partecipazione alle discussioni e, quel giorno, vedendomi così assorto, non perse l’occasione per scherzare con me.
«Luca, oggi sei perso in qualche meandro bucolico a vagheggiare di pastori e Selene?» Chiese la prof. Mi voltai verso di lei, ridendo, e non potei fare a meno di annuire con la testa. «Che succede, Luca? Tutto bene? Non vorrai mancare la prima con Samantha?!» E notai un po’ di malizia nelle sue parole.
Risposi «No, certo che no, prof! È che, oggi, sono un po’ stanco…» La prof rispose «eh, i mali della primavera e la fatica dello studio matto e disperatissimo…» Continuò sulla stessa linea la prof, quasi compiaciuta della situazione che si era venuta a creare.
Poi aggiunse «Dai, Luca: più tardi potresti approfittarne per fare un po’ di surf… Con quelle onde, Samantha e io stavamo già pensando di farlo. Ma poi il dovere della trasmissione della conoscenza ci ha chiamate al nostro compito, ed eccoci qui!»
Fare surf con la prof e la ricercatrice?
Mi immaginavo già la scena in spiaggia, con entrambe alle prese con i cavalloni. Così atletiche, entrambe non avrebbero faticato per nulla a domare l’Adriatico agitato. La mia mente tornò tra le carte del laboratorio, accantonando per un attimo quel desiderio di evasione.
Ma la tentazione di fantasticare era troppo forte. «Galeotta la proposta e chi la fece» Esclamai mentalmente, strappandomi involontariamente un risolino in volto. Alla prof e a Samantha il mio divertimento non sfuggirono. «Luca, sei già a Portonovo o sei sempre qui in aula?»
«Fatico a non svolazzare come un aquilone, prof, ma tengo duro…» La prof e Samantha risposero con un sorriso quasi sincronizzato. «Incredibile» pensai «sembrano in perfetta sintonia tra di loro. Chissà quando surfano come sono, e…» Ma non feci in tempo a concludere il mio pensiero.
Era il momento del break. Ero ossessionato dalla prof e da Samantha, desideravo vederle cavalcare le onde. Ma all’improvviso venni preso da un desiderio hot: sbirciarle mentre si cambiavano all’interno delle cabine. Me le immaginavo provocanti e conturbanti: ora volevo proprio vederle!
La mia mente disegnava improbabili scene saffiche, con l’esperta prof a regalare consigli di erotismo alla giovane ricercatrice. Mi immaginavo che le stimolasse i seni, e la giovane, che ricambiasse le attenzioni con delicata inesperienza, ma desiderosa di regalare piacere alla sua guida.
Poi la prof e Samantha mi chiesero di vedere insieme un volume raro. Andammo nell’ufficio di lei e, una volta giunti sull’uscio, il loro sguardo malizioso si faceva provocante «dai, entra con noi… Che stai aspettando?» A prendere iniziativa era Samantha, supportata dalla prof.
«Che cosa facciamo, mie eruditrici?» Dissi in quel momento, tra lo scherzoso e l’incuriosito. E le due donne «siamo assetate di conoscenza, dissetaci tu…» Le parole di Samantha mi fecero trasalire: non potevo credere alle mie orecchie: quello che più desideravo si stata avverando.
Samantha intrufolò la sua manina nei miei pantaloni, e mi arraffò il cazzo, già mezzo duro, dai boxer. Mi scappellò l’uccello velocemente, diverse volte, e lo osservò estasiata. Lo segò di nuovo e poi, non senza il mio stupore, se lo portò alla bocca, desiderosa di assaporarlo.
La spinsi sul mio cazzo, tenendola per lo chignon. Mi eccitava vederla alle prese col mio cazzo, già bello duro. La prof osservava e si sgrillettava, quasi in preda ad un’eccitazione irresistibile. Mi piaceva vederla così, senza freni, vogliosa di lasciare le «sudate e polverose carte» per fare altro.
Samantha mi spompinò divinamente. Era eccitatissima, io più di lei, e non durai più di un minuto. Le sborrai abbondantemente in bocca, mentre stava ormai affondando le ultime succhiate. Con la bocca piena, si fermò e mi guardò: poi ingoiò con decisione il mio seme, facendomi eccitare ancor di più.
La prof si avvicinò. Disse che era arrivato il suo turno, e che ci saremmo dovuti divertire a lungo insieme. Poi mi sentii toccare sulla spalla destra. Quattro colpetti ripetuti velocemente. Sentii la voce della prof chiamarmi… una volta, due volte… E in quel momento riaprii i miei occhi.
La guardai. «Luca, ma tu sei proprio stanco…» Le risposi «eh sì, ha ragione, prof…ci siamo tanto dati da fare col laboratorio…» E la prof mi guardò negli occhi, dicendomi «Luca, approfittane per riposarti non appena possibile, non puoi strafare in questo modo».
Io le risposi «lo so, prof, è che ci sono troppe cose da fare…» La prof rispose «siamo assetate e assetati di conoscere…Ma non dobbiamo desertificare la nostra esistenza, dedicandoci solo allo studio…» Le sue parole mi sembrarono molto simili a quelle che avevo udito in sogno.
Il suo sguardo e le sue parole ammiccanti rendevano meno chiari i contorni del sogno e della realtà. Ma poi, tornai definitivamente sul pianeta terra… La prof e Samantha mi aspettavano!
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La ricercatrice e la prof assetate di conoscenza, di Luca di Macerata.
Prima edizione: gennaio 2025, by Atlantia Media.
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