Sono almeno un paio di anni che vado a fare la spesa in quel supermercato fuori del centro: ogni volta che entro, riconosco i volti delle persone che, a turno, incontro tra uno scaffale e l’altro. Poi ci sono anche i clienti non habitué, oppure, il personale che finge di non ricordarsi di te ogni volta.
Tra qualche tipa antipatica (e qualche tipo introverso), una su tutte attira sempre la mia attenzione: una tipa che si chiama Marisa. Sarà sulla trentina, con gli occhi marroni e i capelli castani, non molto alta ma nemmeno bassissima. Mi sembra l’incarnazione perfetta delle fasi lunari.
Talvolta splende di luce intensa, ed è amichevole. Altre volte è un vero e proprio abisso dell’antipatia, che sembra chiuso nei cazzi suoi. Ma una cosa mi sembra che la caratterizzi sempre: il suo sguardo sfuggente, con quegli occhi perennemente bassi, alla ricerca di una via di fuga.
Una tipa sempre assente?
Quando si arriva in cassa, è difficile non notarla. Con quel tono di voce che scandisce in modo impeccabile e ritmato il totale della spesa, in un battibaleno è già proiettata sul prossimo della fila. Non appena finito il rito dello scontrino, talvolta sembra anche dimenticarsi di salutare.
Eppure non riesco a far finta di nulla. Ogni volta la saluto, cercando il contatto visivo: ma vanamente, perché la sua attenzione è già attirata da qualcosa di nuovo. Poi qualcosa è cambiato, di botto, lo scorso martedì: stavo facendo la spesa e guardavo la tipa alle prese con cartoni di prodotti nuovi.
Si stava muovendo tra gli scaffali e doveva sollevare un cartone. Si vedeva chiaramente che non ce la poteva fare, ma i suoi colleghi facevano finta di nulla. Passandole di fianco, la salutai come al solito. Poi, vedendola in difficoltà, allungai il braccio e sollevai al posto suo la scatola.
«…grazie…» Sussurrò tenendo gli occhi bassi. La guardai e le dissi «figurati, mi sembra il minimo che si possa fare, darti una mano in questa situazione…» Poco dopo la tipa mi disse «Se tutti fossero così…a cominciare dai colleghi scorbutici con cui arrivare a sera tarda…»
Le proposi di andare a bere insieme un caffè. «Va bene, tra un quarto d’ora ho la pausa… Che dici se ce lo facciamo al tavolino di fuori? Così fumo un attimo…» La guardai ed annuii con la testa. «Per me è perfetto…ma, tra l’altro, non so neppure chi sto invitando a bere un caffè…»
«Sono Marisa, piacere, e tu?» Io risposi «Gabriele, il piacere è tutto mio… Adesso ti lascio lavorare, prima che ti rompano i coglioni. Io vado a comprare due cose al fai da te». Lei mi rispose «Va bene, allora buon giretto…». «Grazie, Marisa…a tra poco!»
Un caffè un po’ troppo bollente
Qualche minuto dopo, tornai di fronte all’ingresso del supermercato. Marisa stava per staccare, e alla collega disse «ci vediamo dopo, Stefy». La tipa rispose «Va bene, Mari…» Quindi la salutai di nuovo e ci incamminammo al bar. «Che ne dici se lo beviamo in piedi lì di fuori? Ho bisogno di far due passi»
«Va bene, Marisa…» Mentre sorseggiavamo i nostri espressi, parlammo del più e del meno. «Se vuoi, andiamo…» Così ci incamminammo sulla terrazza. Passeggiavamo tranquillamente, Marisa fumava, e di tanto in tanto mi lanciava delle occhiate. «Che mi racconti?» Le domandai poco dopo.
«Non ho granché voglia di tornare al lavoro, sai?» E io «Quando stacchi?» Lei rispose «tra un paio di ore, ma non passano mai…» La rincuorai con un’occhiata piena di empatia e incomprensione, facendo un cenno col capo. Si stava mordicchiando e tirando le pellicine delle labbra, e mi guardava.
Le lanciai uno sguardo eloquente. Avevo un’espressione in volto che parlava da sé. «Sai…devo dirti una cosa…Ora, mi piacerebbe fare una cosa…» Continuai a guardarla con quell’espressione che chiariva le cose più di mille parole. «Mi piacerebbe… che mi sbattessi a pecorina! Vorrei tutto il tuo uccello!»
«Dici sul serio?» E lei, passandosi la lingua sulle labbra «ti pare che stia scherzando?»
La presi per mano. Non me lo feci dire due volte. «Dove andiamo?» le chiesi. «Nel mio spogliatoio, tanto non c’è nessuno a quest’ora…». E mi guidò per le scale. Alla fine di un corridoio che non conoscevo, entrammo in un locale «Dai, sbattimi come se fossi la tua troia!» Quasi gridò.
La vidi tutta eccitata. A me era già diventato duro nei pantaloni. Si abbassò leggermente i jeans e sfregò il suo bel culone sui miei pantaloni. Lo sentì bello duro «sei già pronto, eh?!» E me lo liberò anche dall’intimo, tenendolo nella sua calda manina… «Non vedo l’ora di sentirlo dentro di me».
Si passò l’indice e il medio in bocca e si inumidì le dita a dovere. Poi se le sfregò sulle grandi labbra, ripetutamente. E poi ancora una volta. Quindi si sistemò sulle ginocchia, sul pavimento, e mi implorò. «Sbattimelo dentro, dai, picchiamelo da dietro!» Lo presi in mano e le sfregai un po’ la figa.
Poi lo lasciai scivolare dentro, desideroso. «ohhh sìiii» esclamò soddisfatta Marisa. «Sìii, spingilo dentro di più» Rincarò con desiderio ormai incontrollabile. Dietro di lei, lo stantuffavo in quella bella figa bagnatissima, e mi piaceva di brutto sentirlo avvolto da quegli umori mentre la penetravo.
«Ahh, che figa della madonna…» Gemetti soddisfatto. «Vai, sbattimi di più, fammi dimenticare quella merda di negozio in cui lavoro…scopami e fammi vedere le stelle!» Mi implorò di nuovo lei. Presi a sbatterla con energia, spingendomi a lei con ritmo forsennato e penetrandola sempre di più.
Mi eccitavo e godevo incredibilmente nel sentire il mio cazzo in quella bella figa lubrificatissima. Continuavo a stantuffare in preda alla follia, mi sentivo come infoiato e fuori controllo. «Sì, sì, sì, sìiiii….ahhh, sto venendo, ‘sti cazzi, scopami, sono la tua troia!!!» Esclamò Marisa.
Le ultime spinte mi fecero perdere un po’ il controllo, perché ero ormai sopraffatto dalle emozioni. «Sì, sto venendo, ti vengo dentro….ohhhhhh… sì, sborro…ooooohhhh» Gridai, stringendo il suo culo con le mie mani, ormai completamente fuori di me e soddisfatto per come quella sveltina era stata intensa.
«Mi hai riempita tutta…» Disse guardandomi con espressione felice. Si mordicchiò l’angolo sinistro del labbro e mi fissò soddisfatta «Stasera me ne dai un’altra razione? Ho proprio bisogno di essere trombata per bene da te…» «Marisa, ti aspetto fino alla chiusura e andiamo a casa insieme…»
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Gli occhi bassi di Marisa, di Gabriele di Mantova
Prima edizione: gennaio 2025, by Atlantia Media.
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