Con il suo culetto

Con il suo culetto tra le mie mani

Quel lunedì sera ne avevo veramente abbastanza di tutto, perché la settimana era iniziata nel più pesante dei modi in ufficio, con un paio di colleghi assenti, il capo incazzato più che mai e dei clienti pallosi che, non trovando gli abituali interlocutori, sfogavano su di me le loro menate infinite, senza che poi ne potessi sapere qualcosa o avere la benché minima responsabilità delle cazzate fatte da altri.

Così quando è arrivato il momento di andarsene a casa, non mi è sembrato vero: finalmente era giunta a conclusione quella noiosissima giornata e, in palestra, una volta andati i soliti amici di chiacchierate (i quali più che allenarsi sembravano davvero andare in palestra per passare il tempo) mi sono ritrovato con Greta, una ragazza che da qualche mese non mancava mai una giornata per allenarsi.

Era lì, come sempre, con la sua solita tenuta scura, con quei pantaloni belli stretti che mettevano bene in evidenza il suo fisico in forma, così provocante ed irresistibile, soprattutto nel momento in cui si piegava a fare gli esercizi e mostrava ben bene i suoi glutei, facendomi eccitare per come si muoveva avanti e indietro, oppure su e giù, con una capacità di provocarmi con ogni semplice movimento.

Vedendomi un po’ scazzato, quella sera, Greta mi domandò che cosa mi fosse successo e, io, rispondendo che si trattava di questioni lavorative, mi sentii dire da lei che dovevo proprio infischiarmene, perché la vita è una sola e, soprattutto, perché le cagate di clienti e colleghi non dovevano essere tali da potermi levare il sorriso e farmi perdere la voglia di divertirmi, farmi sentire meno vivo.

La guardi sorridendo, e le dissi che in effetti aveva ragione: non mi sarei mai dovuto far guastare la giornata da qualche collega sprovveduto o alcuni clienti idioti, troppo presi dalle loro stupidate per riuscire a trasmettermi un po’ di positività: e così, ripresi ad allenarmi con vigore, guardando Greta ad ogni esercizio e, al termine degli stessi, sorridendole e trascorrendo un po’ di tempo a fare due chiacchiere in più, le dicevo che mi sembrava sempre più in forma.

Lei mi confidò che non vedeva l’ora di rimettersi in perfetta forma per la bella stagione e che, ormai, le sembrava di essere tornata perfettamente in sesto: quindi, quando le dissi che pure io avevo proprio voglia di essere al top per l’estate, mi guardò i muscoli, e mi disse “tu sei già al top adesso, ma io vorrei metterti alla prova in un altro modo” e io le chiesi “e in quale maniera, Greta?” e lei rispondendomi mi disse “beh, semplicemente facendoti vedere come saprei scoparti…” e io le dissi “ma dove? Qui in palestra??”

Che gnocca che non conosceva vergogna

E lei rispose di getto, ridendo “ma sì, e dove vorrei che ti scopassi, se non nello spogliatoio?” e poi continuò “ci facciamo una doccia nello spogliatoio di Laura, tanto me lo presta sempre” e io le dissi “chi, l’istruttrice di Paolo?” e lei “proprio lei” e io le dissi “ah beh, allora questa sì che è una proposta interessante” e lei mi ripose “non è una proposta, ti ordino di scoparmi, ma sbattermi proprio per bene perché ne ho voglia stasera, e voglio sentire tutto il rumore del mio culo mentre mi scopi.”

Queste ultime parole me lo fecero diventare già mezzo duro, perché mi eccitava l’idea di vederla di fronte a me, a pecorina, e io dietro di lei a spingerlo dentro quella fighetta, stringendo quel culetto troppo bello per essere vero: eppure era proprio bello sodo e vero, così eccitante da riuscirmi irresistibile, soprattutto ogni volta che lo guardavo di fronte a me, tra le mie mani, e sognavo di maneggiarlo per bene.

Entrammo di corsa, e poi, scherzando e rincorrendoci nello spogliatoio di Laura, finimmo subito sotto la doccia: Greta era già praticamente quasi nuda, e io la sistemai a novanta sul pavimento, accovacciata, sistemandomi dietro di lei: e iniziai subito a spingerle la mano dentro, come se fosse una tessera con la quale volevo proprio scoparla, spingendola dentro tutta ed immaginando quanto sarebbe stata porca nel darmela, mentre le segavo letteralmente la figa con la mano, e con l’altra le sculacciavo pesantemente il culo, facendoglielo diventare rosso.

Greta era ormai pronta a farsi trombare, eccitatissima mentre gemeva sotto l’acqua calda, e me lo diceva “dai, adesso trombami, dai, scopami, non farmi aspettare” e mentre l’acqua calda scendeva piacevolmente su di noi, lei si rialzò, e io mi misi appoggiato a lei, sulla schiena, facendole scivolare il cazzo tra le chiappe, e poi, facendolo pure slittare piacevolmente sulle sue grandi labbra, per aggiungere ancor più eccitazione in quel momento di estasi, dove sotto l’acqua calda sembrava proprio che ci fosse l’ambiente giusto per godere.

Quindi con un movimento lesto glielo infilai nella fighetta e inizia a spingere, mentre lei si inarcò in avanti in modo tale da permettermi di fotterla meglio, agevolandomi nello spingerglielo dentro tutto: e così lei era lì di fronte a me, pronta a farmi sentire tutta la sua innata natura di porca, capace di trasmettermi quella carica esistenziale unica, quella di una che quando scopava voleva sentirsi davvero fottere per bene, assaporare il gusto di un cazzo stantuffatore che le sfondasse in due la figa come una noce.

La trombavo con forza, e nello stesso tempo le infilavo il mio dito indice in bocca, perché me lo succhiasse: e la sentivo succhiare con foga, vogliosa, mentre io la scopavo senza fermarmi, sentendola tutta eccitata mentre il mio cazzo le scivolava sempre più dentro, forte e vigoroso, in quel buchino che mi sembrava perfetto per stringere il mio cazzo in un idillio senza fine, che sarebbe finito soltanto con un’esplosione di sborra, come se fosse il più intenso e lungo orgasmo della mia vita, quello che poi è stato.

E mentre li mio cazzo pompava sborra dentro di lei, la sentivo lasciarsi andare, ormai rilassata: e quando le tirai fuori il cazzo da dentro, lei mi disse di darglielo, che voleva leccarmelo, lo voleva tutto per sé…e di lì a poco ci trovammo a cambiarci, perché ormai era arrivata l’ora di cena e, tutt’e due, avevamo fame e volevamo trascorrere un po’ di tempo seduti al tavolo, a parlare e gustare qualcosa di buono: scegliemmo pizza, quella sera….

Fre non si è certo dimenticato degli amici della sua community nell’inviare il suo racconto erotico: e in effetti i particolari sono più che avvincenti.

Con il suo culetto tra le mani, di Fre di Milano

Prima edizione: Gennaio 2016, by Atlantia Media.

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