Aspettava la metropolitana

Aspettava la metropolitana piena di desiderio

Incrociavo Debby quasi una volta alla settimana, durante i corsi al politecnico, e poi per qualche giorno spariva completamente dalla mia vista, come se fosse una meteora: sapevo che voleva laurearsi abbastanza in fretta, però, non avevo idea che fosse così tanto presa dalle cose da studiare e dal lavoro, dovendosi spaccare il culo in quel modo, senza che potesse mai riposarsi un po’, tra un esame e l’altro, e riuscire così anche godersi un po’ la vita senza dover sempre strafare.

Quando per caso ci siamo incontrati in caffetteria, infatti, mi capitò di poterle parlare un po’ più del solito e, così, tra una chiacchiera e l’altra, mi spiegò un po’ come mai non ci vedevamo sempre così di frequente, e io, nel sentire le sue storie, mi interessai ancor di più a lei: in realtà già mi piaceva un po’, però, non avevo idea di come fosse presa da milioni di cose, e di quanto dovesse sudare per riuscire a continuare gli studi, soprattutto perché non aveva un alloggio in città dove restare.

Ascoltando le sue parole, a un certo punto, decisi di interromperla, e di dirle “senti, Debby, ma se hai bisogno di una stanza per restare in città senza dover fare tutti quei chilometri, perché non ti fermi da me? Avresti potuto dirmelo prima, e ti avrei ospitato un po’ da me, senza che dovessi continuare a fare avanti e indietro” e lei, a quelle parole, mi rispose “ma non ti preoccupare, non voglio disturbare, tanto sono abituata ad andare e tornare senza problemi tutti i giorni, no problem.”

Ma io insistetti, e le dissi che per me non era assolutamente un problema, che non ci sarebbe stato alcun inconveniente se fosse rimasta lì da me: mentre stavamo camminando verso la metropolitana, lei, a un certo punto mi chiese se davvero potesse restare a casa, senza dover tornare indietro, perché era davvero stanca. E io le dissi che davvero non era un problema e che, anzi, se non si fosse fermata da me, ci sarei rimasto davvero male perché volevo stare in sua compagnia.

Ma non così tanto bene

Quindi ci avviammo verso casa mia, e mentre camminavamo per raggiungere il mio appartamentino, parlavamo di come i corsi si erano fatti veramente tosti, perché c’erano davvero tantissime cose da studiare e, soprattutto, così poco tempo per arrivare a tutto: eppure, lei era davvero sempre al top, con dei risultati eccellenti, che mi stupivano ogni volta, ed ora ancor di più, sapendo bene quanto dovesse impegnarsi per riuscire ad arrivare ovunque con i suoi impegni quotidiani.

Lei sorrise quando parlai di lei come di un esempio, e poi, mi ringraziò per le mie parole: e quando arrivammo a casa, lanciando le nostre borse sul divano, e levandoci le scarpe, finalmente potemmo rilassarci, mentre le mostravo l’appartamento e le dicevo che l’avrei potuta ospitare in quel locale in più dove avevo il computer, e che avrei spostato lo stesso in quell’angolo della sala, perché c’era abbastanza spazio per tutti, ci saremmo semplicemente stretti un po’ di più.

Vedendomi così ospitale ed entusiasta della sua presenza, Debby mi diede un bacio, ringraziandomi di nuovo, e poi, dicendomi che era davvero felice di essere lì con me, piuttosto che ritrovarsi su un treno stracolmo a dover spingere per trovare un posto a sedere, in mezzo a tutto quel caos, dove non c’era spazio per rilassare un po’ la testa e, quindi, riuscire a dare il meglio poi tra lo studio e tutte le piccole cose da fare per riuscire ad essere davvero sempre pronta per ogni sfida.

Quando poi la guardai davvero negli occhi, mi accorsi di come era sexy e irresistibile con il suo sguardo, e quindi, lei si fece avanti con me, avvicinandosi, e poi, mi baciò con passione, con tanta passione, mentre io la stringevo a me, la abbracciavo, la accarezzavo, e la baciavo a mia volta con tantissimo amore, perché potevo tranquillamente dire di essermi innamorato di una persona così, piena di voglia di fare e capace di dare il meglio in una vita complicatissima e piena di cose da fare.

Poi la strinsi a me ancor di più, e quindi, in un moto di desiderio ci spogliammo reciprocamente, ritrovandoci poco dopo nudi, leccarci il corpo, provocandoci con leggeri morsi, schiaffi sui culi, e quindi, accarezzandoci di nuovo, e poi, finendo sul mio letto: lei aveva tanta voglia, io ancor più di lei, e quindi, buttandomi sul letto, la volli subito sopra di me, e non tardò ad allargare le sue gambe su di me, facendomi ammirare quella splendida fighetta pelosa tutta da leccare e da gustare.

La mia lingua e le mie labbra non potevano stare ferme, e mentre cercavo in tutti i modi di provocare il suo desiderio, perché vederla godere e sentirla così piena di voglia di vivere, mi rendeva ancor più felice: leccavo e ciucciavo quella meravigliosa figa, me la godevo tutta, e quando finalmente tirandole le labbra tra le mie labbra, la feci arrivare, sentendola gemere come una troiona vogliosa, mi preparai per davvero per fare una scopata come sognavo di fare, una bella trombata liberatrice.

Debby si mise a pecorina sul letto, e quindi, mi disse di sfondarla tutta “dai trombami, fammelo arrivare in bocca ‘sto cazzo, dai, fammelo arrivare fino a lì” mentre io spingevo dietro di lei, e godevo sentendomi stretto dentro di lei, fare avanti e indietro con foga, fottendola senza alcun ritegno, perché quello che volevo era venire con un orgasmo bello intenso, di quelli indimenticabili, riempiendo quella splendida figa della mia sborra, e svuotare il mio cazzo ormai pronto a scoppiare.

Quindi mentre spingevo dentro di lei, e godevo sentendomi stretto, continuavo anche a schiaffeggiarle il culo, che era praticamente diventato rosso, mentre spingevo dentro, godevo, e non mi fermavo nemmeno di fronte a quei suoi gemiti sempre più forti, perché sapevo che sarebbe arrivata una seconda volta, magari mentre io sborravo, e finalmente mi liberavo di tutta quella vita che era rimasta per troppo tempo dentro i miei coglioni, in cerca di uno sfogo così intenso.

E quando finalmente mi sentii pronto per venire, lo tirai fuori, e le sborrai sulla schiena sei o sette schizzi intensi e abbondanti, che la fecero eccitare ancor di più: poi mi sdraiai vicino a lei, e ripresi un po’ il respiro, perché ero davvero arrivato al massimo del piacere con lei…

Non ne poteva più di aspettare la metro e quando Tony è arrivato al momento giusto, lei si è gettata sul suo cazzo, facendogli di tutto: che piacere traspare in questa storia di sesso amatoriale selvaggio.

Aspettava la metropolitana piena di desiderio, di Tony di Torino

Prima edizione: Giugno 2016, by Atlantia Media.

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