Mi piace correre in riva al lago: è un momento in cui ci si prende un po’ di tempo per sé stessi, staccandosi dallo stress della quotidianità. Lo spettacolo della natura, di fronte agli occhi, rende tutto più poetico: e tutto d’un tratto, non penso alle negatività che mi circondano.
Poi, bisogna ammetterlo, c’è sempre qualche strafiga che regala uno spettacolo meraviglioso per gli occhi: alcune tipe sono davvero esemplari in tutto, sia per come curano l’outfit sia per come risplendono della forma smagliante del loro fisico, che non le fa passare inosservate.
La scorsa settimana, ad esempio, sono rimasto folgorato dalla bellezza di una tipa che viene sempre a correre nel posto che amo io: un tratto di lungolago particolarmente selvaggio e mai troppo affollato. la tipa è davvero troppo gnocca…non mi sembra quasi vero che possa essere così figa.
Ha delle curve davvero pazzesche: il suo culo sembra scolpito da uno scultore amante dell’arte classica, e lo si vede per quanto è sodo e definito nella corsa. Ammiro ogni volta quei glutei meravigliosi fasciati nei suoi leggings neri e poi mi lascio incantare dal suo volto.
Strafiga e un po’ misteriosa…
La vedo sempre correre con degli occhiali a specchio, che mi spingono a fantasticare di quale colore siano i suoi occhi. Mi piace immaginare che siano verdi, ma è più probabile che siano di un tono di marrone scuro. Il viso, invece, ha lineamenti non troppi spigolosi, sebbene sia in forma.
La carnagione olivastra la rende molto mediterranea: è difficile restare indifferente di fronte a quel fascino gentile, fatto di spontaneità e, al tempo stesso, piacevolmente intrigante. Quando ho finito di ammirare la bellezza del suo viso, però, i miei occhi scivolano sempre lì…
La vedevo volteggiare come una gazzella, così leggiadra e al tempo stesso prestante, con quelle gambe che erano di una perfezione mai vista. Non c’era nemmeno un millimetro di cellulite su di lei, probabilmente perché abbastanza attenta a ciò che faceva nella vita di tutti i giorni.
Poi, un pomeriggio, ebbi finalmente l’occasione per abbordarla. La vidi che, sul lungolago, si era fermata a fare dello stretching a una panchina. Da lontano, osservai quei movimenti ritmici e la perfezione di quei glutei e delle cosce, che disegnavano traiettorie divine nei miei occhi.
Galeotto fu lo stretching
Man mano che mi avvicinavo, sentivo l’eccitazione impadronirsi di me. Vedevo sempre più definito quel fisico meraviglioso, e dentro di me pensavo già a come avrei potuto abbordarla. Quale scusa avrebbe potuto dare il via ad una conversazione con lei, senza che mi mandasse subito a fanculo?
Rimuginai, mentre correvo in direzione di lei. Poi la osservai bene, e mi parve di intravvedere come una smorfia di dolore, mentre si distendeva. Quindi pensai subito ai crampi: mi avrebbero aperto la porta del suo mondo. Oppure, sarebbe stato un approccio destinato miseramente ad affondare?
Non mancava ormai molto per raggiungerla e, pian piano, iniziai a rallentare. Decelerai per avere modo di avvicinarmi senza troppa foga ed approcciarla in modo confortevole. Mancava qualche decina di metri, presi la borraccia in mano, e rallentai decisamente, fino a fermarmi proprio a pochi metri da lei.
Fingendo di riprendere il fiato e sorseggiando poche gocce di acqua, ripresi il fiato e a passo meno deciso mi avvicinai. Ci salutammo, ma senza particolare coinvolgimento. Quindi le rivolsi la fatidica domanda «Come va, tutto ok? Spero non abbia i crampi…ma nel caso, ho un po’ di magnesio…»
Lei mi guardò e disse «grazie…di solito nessuno ti rivolge la parola nemmeno se muori…una mano per lo stretching delle gambe mi sarebbe d’aiuto…il magnesio poi il top. Ma tu corri sempre qui? Sei di qui?» Le dissi «figurati, tra sportivi se non ci aiutiamo…ci pensano già gli automobilisti a decimarci…»
Lei rise divertita. «Comunque ti do una mano, aspetta…» E trovammo un piccolo angolo di panorama con un praticello dopo poter tirare il fiato. «Facciamo così, tu distenditi lì…ti presto la mia giacchetta, poi leva le scarpe che ti aiuto a tendere meglio piedi e gambe…» «Grazie mille…ma sei sicuro?»
«Ti do una mano, ci mancherebbe…Tra l’altro, io sono Davide» e lei a quel punto mi parve prendere la palla al balzo «e io sono Gaia, piacere tutto mio…» Poi la guardai di nuovo e le dissi «vuoi cominciare con la gamba sinistra o la destra?» «Con la sinistra sarebbe il top…» «Ok, leva anche le scarpe…»
E lei, un po’ imbarazzata, mi guardò…poi disse «ma sono un po’ sudata…» «Non ti preoccupare». Gaia distese la gamba destra e sollevò verso di me la sinistra. Lo piegai un po’ per aiutarla nello stretching, e la sentii subito distendersi «grazie…ohhh…adesso sì che va meglio…» e le massaggiai il piede.
La sentii rilassarsi e al tempo stesso quasi vibrare per quel massaggio. Il suo piedino meravigliosamente abbronzato era tra le mie mani. Di colpo il cazzo mi si drizzò, preso da un’eccitazione irresistibile. Gaia notò immediatamente il mio pacco gonfio.
Noncurante, feci finta di nulla e continuai a massaggiarla. Poi, di colpo, mi sentii il suo piede destro sul cazzo, e le sue dita sfregare la cappella. Mi guardò e mi disse «tu massaggi me, io massaggio te…» La cosa mi intrigò. Fu così che iniziai a leccarle il piede e a succhiarle le dita, dolcemente…
Gaia mugolò e si eccitò, la sentii vibrare di nuove sensazioni. Le piaceva da morire e stava per perdere il controllo. Quindi passammo a massaggiare la sua gamba destra. Le leccai quel piedino meraviglioso, e lei prese a massaggiarmi il cazzo con il suo sinistro. Mi divenne sempre più duro.
Poi alla fine del massaggio, mi disse. «Dai, è giusto che ti rilassi un po’ anche tu, ora…» E mi fece sdraiare, dietro un pino marittimo. «Però ti sego solo e se vuoi anche coi piedi…» e io «sì, dai, segami coi tuoi piedini meravigliosi…» Gaia si sistemò di fronte a me, sdraiata, e allungò i piedi.
Prese il mio cazzo tra quei meravigliosi piedini e cominciò a sfregarli. Mi provocò per un po’, eccitandomi, e poi si lanciò in una meravigliosa sega coi piedi. Mi scappellava, poi ricopriva il cazzo, e quindi tornava alla carica con una nuova fantasia dei suoi piedi divini.
Quando mi sentii eccitatissimo e pronto a scoppiare, mi si avvicinò. E senza che potessi dire nulla, affondò le sue labbra sul mio cazzo, prendendolo in bocca. Mancava poco perché venissi, e mi segò velocemente con le mani, mentre la sua lingua e la sue labbra mi stuzzicavano in tutti i modi.
Durai per poche decine di secondi e poi mi liberai in una clamorosa fontana di sborra… Gaia mi guardò soddisfatta. «Ti è piaciuto?» «Sei stata semplicemente divina…»
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Correva e sudava, Gaia, di Davide di Verona
Prima edizione: maggio 2025, by Atlantia Media.
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