Ire, felina e sinuosa

Negli uffici stampa incontro sempre tipe sopra le righe: tra le PR, giornaliste, blogger e mille personalità, c’è un universo di strafighe che mi fa perdere facilmente la testa. Durante l’ultima tappa a Milano, per esempio, ho conosciuto una supergnocca trasgressiva: Ire.

Mora e con gli occhi verdi, Ire è quella tipa dallo sguardo magnetico alla quale non puoi facilmente resistere. A me ha fatto perdere la testa in almeno tre situazioni: durante il nostro primo incontro a Milano, una seconda volta a Roma e l’ultima volta di nuovo a Milano.

L’ultima volta che ci siamo incontrati, in un ufficio stampa del centro dove lavora una nostra amica comune, ci siamo proprio divertiti. Sin dall’arrivo, la giornata sembrava destinata a regalare momenti divertenti: alcuni speaker in ritardo, proiettori che non funzionavano e risate fragorose ovunque.

Ire però mi sembrava combattuta: divertita per gli imprevisti, da una parte, e scazzata per il rischio di fare tardi, dall’altra. Alla fine, tra una chiacchiera e l’altra, eravamo certi che non ci saremmo almeno annoiati. Poi la lunga presentazione è finalmente iniziata.

Le luci spente, le tende tirate e il proiettore acceso

Con Ire ci siamo seduti nelle file in fondo dell’ufficio. Davanti, c’erano altre giornaliste, personalità dell’azienda, alcuni curiosi venuti da chissà dove e alcuni speaker che si sarebbero poi alternati durante l’appuntamento. Di tanto in tanto, Ire mi guardava e sogghignava. «Che c’è?» Le domandavo «Nulla…»

Poi l’introduzione dell’evento ci ha immersi in una scena avveneristica. Quello che proiettavano di fronte a noi era abbastanza interessante, ma noi eravamo evidentemente distratti da qualcosa. Il mio occhio continuava a cadere sulle cosce di Ire, fasciate da un paio di leggings con i glitter.

Quella luminosità attirava la mia attenzione. «Certo che quei riflessi sulle tue gambe, fanno passare la voglia di ascoltare ‘sta roba…» Le sussurrai all’orecchio destro. E lei «Luca, dai, qui no…» E io «Ma che cosa?» E lei «ho già capito dove vuoi arrivare… non possiamo qui: sai che casino?»

«Continuo a non capire» ripetei convinto. E lei «te lo dico chiaramente: qui non si scopa!» Le sue parole pesarono come una pietra tombale sulle mie iniziali fantasie di mandare a ‘fanculo quella noiosa presentazione. «Ma qui ci romperemo le palle tutta la giornata, Ire…» E lei «fattele gonfiare…»

La guardai e le dissi «no, dai… sarà una tortura infinita qui!» «Se vuoi ti torturo io un po’…che ne dici?» «Stupisci, dai, fammi vedere di cosa sei capace»

La proiezione si fa un po’ più hot

La vidi infilarsi la mano nei leggings e, poi, sgrillettarsi. Si eccitò un po’, ma poi, mi guardò e disse «Adesso le hai un po’ meno gonfie?» «Sei una stronza, Ire…già mi sto rompendo…se poi mi stuzzichi così…» «È la vita, Luca…» Poi, però, la vita prese una piega decisamente più interessante.

Sentii la sua mano morbida scivolare sui miei pantaloni e, poi, farsi strada all’interno. Mi toccò l’inguine, e poi, si avventurò nelle mutande. Mi solleticò e accarezzò le palle, facendomi sobbalzare lievemente. «Così è meglio…» le dissi con soddisfazione. Ire mi guardò e poi disse «dai, qualcosa in più…»

Ritrasse la mano, e si mise l’indice sulle labbra. Mi guardò di nuovo, e poi si succhiò il dito. Quindi si bagnò un po’ le dita e tornò alla carica. Mise la mano dentro i miei pantaloni, e stavolta finì sul mio cazzo senza troppe esitazioni. Con le unghie, si divertiva a solleticarmi, provocandomi piacevolmente.

Poi sentii il suo indice infilarsi dietro la mia cappella, e sfregarla dolcemente. Cominciò a scappellarmi col dito, su e giù, delicatamente ma con ritmica insistenza. Un po’ alla volta, il mio cazzo divennne così duro ed eretto da svettare dentro i pantaloni come un’antenna, e Ire mi guardava soddisfatta.

«Ire, sei meravigliosa…» Le sussurrai all’orecchio. «Lo so, lo so…» E rise soddisfatta, scappellandomi completamente e mettendo entrambe le mani nei pantaloni. Prese a sfregarmelo davanti e dietro, strofinandomi quelle mani sotto la cappella e ovunque, facendomi vibrare di piacere.

«Così mi fai venire, però…» E lei non rispose. Levò la mano destra e se la leccò tutta, per ritornare ancor più umida alla carica. Gioco a rotearmi la mano sulla cappella, vedendomi ormai in piena estasi. I suoi movimenti circolari mi facevano perdere la testa, e speravo di non lasciarmi andare.

Lei si divertiva, provocava e stimolava, poi si fermava e riprendeva il girone del piacere. Con la mano sinistra mi scappellò e, poi, con l’indice prese a sfregarmi sotto la cappella, a destra e a sinistra, come se mi stesse spazzolando il cazzo piacevolmente, avanti e indietro, lentamente ma con ritmo.

Ero sempre più preda delle sue fantasie e ne volevo di più. Ire mi prese la cappella tra l’indice, il pollice e il medio, e cominciò a sfregarla dolcemente, poi a fottermela su e giù. Mi stavo bagnando, ed ero sempre più eccitato, mentre tutt’attorno a noi la gente seguiva la presentazione, entusiasta dei video.

Noi avevamo deciso di vivere il momento live, anziché assistere passivamente alla scena. Ire si fermò un istante, mi levò le mani dai pantaloni, e si abbassò su di me. Me lo baciò, poi tornò al suo posto. E le mani si fecero strada di nuovo nei miei pantaloni, alla ricerca del mio cazzone duro e scoppiettante.

Mi segò delicatamente, su e giù, con la destra. Poi tornò a sfregarmi sotto la cappella, perché sapeva che adoravo quel massaggio. Iniziai ad avere il batticuore, mentre sentivo il cazzo sempre più rigido. Il respiro si fece affannoso e, sulle ultime ditate sulla cappella, mi lasciai andare e sborrai nei pantaloni.

Sentii almeno cinque o sei schizzi abbondanti liberarsi dentro di me, imbrattare le mutande, le sue mani, le dita e le unghie. Avevo un chiazzone di sborra sui pantaloni e, molto difficilmente, sarebbe passato inosservato allo sguardo delle altre persone presenti.

Mi rilassai, guardai Ire, e sospirai a lungo. La giornata, a quel punto, sarebbe stata più sopportabile…

Ire, felina e sinuosa, di Luca di Genova

Prima edizione: febbraio 2025, by Atlantia Media.

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