Adoro bighellonare nelle cartolerie che riescono ancora a fornire un assortimento dal sapore di altri tempi: il profumo della carta e il fascino delle stilografiche, per me, sono irresistibili. Nella cartoleria dove sono solito andare, ritrovo una sensazione magica: quella di essere sospeso nel tempo.
In questo negozio, c’è una giovane tipa – molto carina – che ogni volta mi mostra e consiglia le ultime novità, con una delicatezza e una disponibilità che non trovo facilmente altrove. Il suo sguardo sorridente, poi, mi invita a restare più a lungo in negozio, acquistando quasi sempre qualcosa di nuovo.
Sempre impeccabile e professionale, la tipa però è anche piena di spirito e divertente. Sembra quasi prendermi per mano, quando mi faccio quelle «passeggiate nel tempo» tra scaffali che raccontano di vecchi tempi gloriosi andati, dove la carta e la penna erano simbolo di emancipazione.
«Mi piace venire qui, sai? È un bell’ambiente, dove mi sento come a casa…» confidai, una sera, alla tipa. «Ne sono felice e… lo sai che sono anch’io un’amante delle penne?» Mi rispose con un’espressione in volto che mi incuriosì. «Ami le stilografiche?» Le rispose «ovviamente sì».
«Ma sai che, dopo tutto questo tempo, mi rendo conto che non ci siamo mai nemmeno presentati? Io sono Claudio, un ricercatore…» E lei «piacere, io sono Marina…» In quel momento, i suoi occhi si accesero di una luce strana: sembrava ispirata da qualcosa che proprio non riuscivo a vedere…
Poi, notai che si mordicchiò le labbra, quasi come se stesse facendo dello stretching. «Ti piacerebbe vedere la nostra collezione di new old stock?» E io «davvero ne avete una?» E lei «lavoriamo da così tanti anni che, ormai, abbiamo un magazzino con pezzi rarissimi…» «Aprimi le porte di quel mondo…»
Nel magazzino con Marina
Il rumore delle sue décolleté rieccheggiava in quel piccolo tratto di corridoio e sulla scala a chiocciola in legno che porta nel magazzino. Mentre camminavamo verso il magazzino, notai la sua andatura decisa e quasi atletica, resa ancor più elegante dalle sue gambe perfette e a dal culo bello sodo.
«Che fai, mi guardi il fondoschiena?» Disse Marina, accennando un sorriso. «Scusa, ma sai, quando ti sembra di aver una sezione aurea davanti agli occhi, è diffile resistere…» Per tutta risposta rise. «Davvero mi merito un apprezzamento simile?» E io «sì, è davvero il minimo»
Marina sogghignò divertita, e poi si voltò. Il suo sguardo provocante mi trasmetteva delle sensazioni inedite. «Sei davvero il top, e non solo come cliente…» mi disse sorridendo. «E tu non sei solo la miglior venditrice, sei anche una piacevole, rara e strafighissima tipa…»
Il suo volto si illuminò ancor di più. «Ora ti mostro dei veri tesori» mi disse con voce suadente, guidandomi verso gli scaffali meno illuminati. Poi, di colpo si sollevò la camicetta e si strinse tra le mani le sue belle tettone, come due bocce pronte ad esplodere nel sabba magico della vita.
La mia espressione esterrefatta era più eloquente di mille discorsi. «Che strafiga…» riuscii a dire, guardandole le tettone. «Dai, mettimelo qui…» E si fece strada tra i miei pantaloni, sbottonandoli, e scansando i boxer… Quando trovò il mio cazzo, si eccitò… Me lo scappellò a più riprese e mugolò.
«mmm…che bel cazzo…non vedo l’ora di gustarmelo tutto» E si avventò con la sua bocca calda e vogliosa, inghiottendolo in un solo boccone. La sentii stringere tra le sue labbra la cappella e sfilarmela, a più riprese, segandomelo con quella passionalità che solo una come lei avrebbe potuto avere.
La lasciai sfogare le sue voglie e fantasie, gustandomi tutta la sua delicatezza nello spompinarmi. Ero in quel luogo magico, con Marina che mi spompinava, e non potevo credere ai miei occhi. Poi se lo tirò fuori dalla bocca, ormai perfettamente tirato a lucido dalle sue labbra piene di passione.
«Dai, adesso ti faccio venire con le mie tettone…» «Sìiiii, non vedo l’ora…dai, fai tutto tu, stupiscimi e fammi dimenticare il mio nome» E lei «non vedo l’ora…voglio vederti godere, voglio sentirti eccitare e assaporare il momento in cui vieni come se fosse l’ultima cosa cui assistere a questo mondo…»
Le sue parole mi accesero ancor di più il desiderio. Marina lo strofinò tra le sue tettone. Poi si sputò su quelle tette meravigliose e, dopo averle inumidite ben bene, cominciò a stringermi la cappella e a stuzzicare le mie voglie. «ohh sì, che bello, che bello…» E la sentii cingere ancor di più il mio cazzo.
Le muoveva su e giù, segandomi la cappella con quel ben di Dio. Le sue meravigliose mammelle accoglievano il mio cazzo ormai in fiamme come se fosse una torcia olimpica. Mi guardava vogliosa e mi diceva «ti piace? Dai, dimmelo che ti piace…» «Sì, sei divina, Marina…» E lei «sono la tua troia…»
«Sei la mia troia mammellona, Marina…sì, fammi venire, fammi venire…» Marina si eccitò e prese a stimolarmi ancor più intensamente. Le sue tettone mi stavano facendo perdere il controllo, ma volle trasgredire ancor di più. «Adesso ti scopo io, dai, ti monto sopra e ti faccio godere…»
Marina mi fece sdraiare sul pavimento e mi ordinò di tenere il cazzo dritto come un palo. «Dai, tienilo così…lo voglio tutto». Si lasciò andare definitivamente. Strappò i suoi leggings proprio là sotto e, scostandosi il perizoma, si leccò a più riprese le dita della mano, spennellandosi la figa con la saliva.
«Sono pronta…» Mi disse guardandomi come una troia. Divaricò per bene le gambe, a farfalla, e poi si lasciò andare sul mio cazzo. «ohhhh, sìiiii… Diooooo… ohhhhh, che bello» Esclamò Marina sulle prime. Poi si lasciò andare e lo cavalcò per bene, a ritmo lento ma con affondi belli netti.
Godeva e mi faceva stragodere, mentre scompavamo in quel magazzino. «Dai, sto venendo, dai…» La implorai di scoparmi. E lei «Siii, veengoooo, ohhhhhh» E la sentii inumidirsi tutta, esplodendo in un orgasmo che sembrava non finire mai. «scopami, scopami, scopami,…ohhhh, non fermarti,…ohhhhh»
E Marina continuò a cavalcarmi. Poi si sollevò un po’ e si concentrò a scoparmi velocemente la cappella, con un’abilità da cavallerizza infervorata. «ohhhhhh, ahhhhhhhh, ohhhhhhh siiiiiiiii» e le sborrai dentro, lasciando che il mio seme la riempisse completamente.
Poi ci lasciammo andare, riprendendo lentamente il fiato. Avevamo il batticuore e ci sembrava di avere toccato il cielo con un dito…Marina mi guardò e mi baciò…Io la strinsi a me e la baciai di nuovo. «Sei divina» le sussurrai all’orecchio destro. «Hai un cazzo meraviglioso»…
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L’amante delle penne, di Claudio di Parma
Prima edizione: febbraio 2025, by Atlantia Media.
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