Michi insegnami a godere – Parte II

Avevo ancora negli occhi lo sguardo di Michi, mentre salivo le scale di casa. Quegli occhi di una sognatrice, ma sicuramente anche trasgressiva, mi ispiravano ad ogni gradino. Poi la mia mente correva allo sguardo di Sabri, l’«amica perspicace» che non aveva proprio peli sulla lingua.

Mentre ero di fronte alla porta di casa, con le chiavi già in mano e pronto ad entrare, ecco che squillò di colpo il telefono. Era Paolone. «Chissà che cosa vorrà, adesso» pensai tra me, mentre mi apprestavo a girare le chiavi nella serratura. Voleva farmi qualche scherzo, oppure aveva qualche news?

Lasciai squillare il telefono forse un paio di volte di troppo, tant’è che riagganciò. Il tempo di richiudere la porta dietro di me e di lanciare le cose per terra, prima di sedermi un attimo sul divano, ed ecco che il mio cell tornò a squillare come indemoniato, e il numero era sempre quello di Paolone.

Alla fine, cedetti. «Uè, Pabl-one, che cosa succede?» E dall’altra parte sentii una risata, ma non era la sua. Era un riso di donna, al che rimasi un attimo spiazzato. «Pabl-one, che stai facendo? Non è che mi stai chiamando a vuoto, mentre sei con una delle tue amiche?» E lo dissi a voce abbastanza alta.

Dall’altra parte del telefono, sentii la risata farsi più fragorosa. «Dai, cazzone…rispondi!!» Lo incalzai. Ecco che si materializzò una voce femminile… «Marco, grazie del cazzone, ma semmai sono una cazzona… Sei sempre il top nel cominciare un dialogo tu, eh?!»

Quell’ironia non potevo di certo confonderla né averla dimenticata tanto in fretta: era di nuovo Sabri. «Sabri, che stai facendo da Pablone?» E lei mi rispose «Sapessi, sapessi…» E scoppiò in una fragorosa risata, mentre lui (secondo me) fingeva di ansimare in sottofondo. «Ma dai, così al telefono?»

Lei mi rispose «Beh, tu al telefono…lui live!» Le sue parole mi fecero trasalire dall’eccitazione. Le dissi «ah beh, allora stasera sarà un po’ più hot del solito…» E lei «eh, Marco…dipende se anche la Michi si accende, o se se ne va davvero da quello sfigato là… Ma sai che, secondo me, a lei piaci…»

Quindi aggiunse, poco prima di chiudere «dai, Marco: non ti preoccupare…le dico io di non lasciarsi sfuggire l’occasione!!» Ascoltai un attimo in silenzio, forse per troppo tempo. «sei sempre lì?» Mi chiese lei. «Sì, sì» dissi io. E lei di nuovo «allora preparati, perché qui…ohhh sì, godooo, godooo»

E pochi istanti dopo la sentii lasciarsi andare, con Pabl-one che tirava un lungo sospiro. In quel momento cadde la linea e io mi eccitai da morire. Volevo pure io la compagnia di Michi. Ma chissà dov’era lei? Sarebbe stata con lo sfigato? Oppure stasera mi avrebbe insegnato a godere?

Vado a casa di Sabri: ma Michi ci sarà?

Mangiai velocemente qualcosa. In modo distratto, tirai fuori dal frigo una piadina e del crudo. La mia testa vagava perduta nell’abisso dei pensieri, senza che riuscissi a trovare la bussola: Michi sarebbe stata là, o sarei andato a vuoto? Pabl-one e Sabri mi avrebbero preso per il culo ancora?

Rimuginavo e mangiavo, mentre un po’ alla volta si avvicinava il momento di uscire di casa. Pabl-one mi inviò un messaggio su WhatsApp, con l’indirizzo di casa di Sabri. Non era poi molto lontano da me, così mi resi conto che non avevo nulla da perdere: Alla peggio, sarei tornato a casa mia poco dopo.

«Però, speriamo di non andarci a vuoto» mi volli ripromettere ancora una volta, prima di uscire dalla porta: accettai però la sfida.

Camminavo, per strada, e ripensavo alla figura di merda di qualche ora prima. Ero lì, a due passi da lei, e mi ero fatto scappare qualche parola di troppo. Mi accorsi che ero ormai arrivato a casa di Sabri: mi fermai al portone e inviai un messaggio a Pabl-one, che si affacciò alla finestra del secondo piano.

«Marco, ti apro io…vieni su, è la porta a destra…» Mentre salivo le scale, pensavo a quello che avrei potuto trovare di fronte a me. Arrivai al pianerottolo e, senza che dovessi nemmeno suonare, Pabl-one lasciò aperta la porta. Sentivo solo un leggero brusio, ma nulla di più: dove erano finiti tutti quanti?

Notai che in fondo al corridoio c’erano due stanze. Una con la porta socchiusa, dalla quale si sentiva parlare sottovoce. L’altra, aperta, era illuminata da una leggera luce. Camminai, andando alla scoperta di quel mondo nell’ombra: e mi sentivo un po’ il cuore in gola, preso in quell’attesa.

Girai l’angolo e quando guardai dentro la camera, mi accorsi che era vuota. Fui preso da un istante di delusione mista a rassegnazione. Mi avevano preso per il culo alla grande, tutt’e tre. Pabl-one e Sabri, che nella camera accanto, parlavano e sghignazzavano. Nel mentre sentivo che scopavano.

Lei lo cavalcava rumorosamente, sbattendo le sue chiappe sulla pancia. Lo stava fottendo senza tregua, e godevano sghignazzando. Io ero lì, in quella stanza, da solo. Certo di aver perso il mio tempo con lui e lei, mentre quella strafiga di Michi era da un’altra parte, probabilmente con lo sfigato.

Ma, proprio mentre stavo uscendo dalla stanza, notai qualcosa di strano. Sulla sedia c’era una giacca, e la porta non era completamente appoggiata al muro. Mentre stavo per avvicinarmi, qualcuno da dietro la spinse e la fece richiudere: di fronte a me, c’era proprio quella strafiga di Michi.

I nostri occhi si incrociarono e lei si mordicchiò le labbra. Mi lanciò uno sguardo da vera gatta vogliosa, e senza pensarci due volte, la presi per mano. Michi era già eccitata, e mi spinse sul letto: rideva già divertita, forse perché anche lei non desiderava altro che lasciarsi andare al fuoco della passione.

Mi slacciò i jeans, ma lasciò i boxer. Così prese a strofinare le sue dita sulla mia cappella, facendomi eccitare. Mi sussurrava parole capaci di incendiare una ceramica. «Stasera mi riempi la bocca col tuo seme…Non resisterai a lungo alle mie provocanti moine, lo sai?»

Sotto la superficie di quel suo viso dolce, si nascondeva una tipa trasgressiva. E quando mi sfilò anche i boxer, capii qual era la sua vera natura di amante. Giocava a sfregarlo leggermente con le dita, poi col palmo della mano, e infine lo leccava delicatamente, per poi farlo scivolare tra le labbra.

Quando le affondava, lo faceva sapendo quello che sarebbe stato il mio desiderio più grande. E mentre gemevo ed ansimavo, felice su quel letto, glielo sussurrai eccitato: «Michi, insegnami a godere». Lei mi guardò con gli occhi pieni di passione e voglia di trasgredire, e poi lo prese di nuovo in bocca.

Chiusi gli occhi e lasciai che a parlare fossero le sue fantasie e le mie sensazioni. Godevo, e lasciavo che i miei gemiti le giungessero alle orecchie. Quei suoni del piacere la orientavano e le suggerivano come magici segnali la via per raggiungere insieme il paradiso delle sensazioni travolgenti…

Michi insegnami a godere – Parte II, di Marco di Milano.

Prima edizione: gennaio 2025, by Atlantia Media.

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