Michi insegnami a godere – Parte I

Ogni sera, la vedevo camminare con passo deciso nei corridoi dell’università. Si guardava attorno, di tanto in tanto, come alla ricerca di qualcosa. Forse immaginava che, «quel qualcosa che mancava», non dovesse essere molto distante da lei.

Ma quando arrivava vicino alle scale, di colpo, quella sua affascinante aria assorta tra mille fantasie si dissolveva, lasciando spazio alla concreta realtà di quelle fredde sere di febbraio. Mentre le scendeva, lei sembrava trotterellare decisa, con già in testa quello che la attendeva.

Nel parcheggio, alcune sue amiche stavano già fumando e chiacchieravano dei corsi. Ognuna dava la sua impronta, libertina e talvolta un po’ sboccata, a quelle conversazioni tra ragazze così piene di vita. Poi, quando arrivava lei, tutte le chiedevano una cosa: «ma quando lo pianti, quello là?»

Una domanda insistente, ma senza risposta

La ragazza, ogni volta, annuiva con le amiche. «Avete ragione, ma non so nemmeno io come fare… E poi, mi sentirò davvero meglio senza?» In coro, le ragazze non perdevano mai un’occasione per incoraggiarla a compiere il passo: «ma sì, non vedi che ti piglia per il culo ed è pure stronzo?»

«Ma sì, ma sì… Poi ne troverò mille altri come lui, e sarò di nuovo da capo!» Affermava con decisione, ma sapendo che non sarebbe mai riuscita a convincere le sue amiche. Per tutto quel tempo, fumavo in silenzio ed fingevo di aspettare qualcuno, e ne approfittavo per origliare quelle loro filosofie di strada.

Tenevo il telefono nella destra e, nella sinistra, stringevo una delle mie solite strong. L’atmosfera disegnata al fumo era strana: si levavano delle spirali irregolari, che sembravano avvolgere le loro parole, pronte a dissolversi in quella leggera nebbiolina serale che si avvicinava.

Volevo sapere a tutti i costi il suo nome, ed è per questo che indugiavo lì. Quella sera, mentre stavo proprio per tirare l’ultimo briciolo di tabacco, ecco che una delle amiche mi svelò l’arcano. «Michi, dai, stasera non andare a casa da lui: vieni da me, poi arriva la Franci, e ci divertiamo un po’!»

«Finalmente!» Esclamai mentalmente, contento della mia scoperta. Pensai al momento in cui mi sarei fatto avanti, prima o poi, sapendo già come si chiamava. Ebbi un sussulto, però, quando tornai alla realtà e mi accorsi che quell’esclamazione non l’avevo fatta nella mia testa, ma pronunciata.

Una delle ragazze si voltò verso di me, e mi guardò perplessa. Un’altra, attirata dall’interruzione, ruppe gli indugi e mi chiese «Scusa, ma tu chi sei?» Dentro di me provai una sensazione di disagio, mi sentii vibrare la pelle sotto il viso, ero certo che il mio sguardo stava diventando vermiglio.

Finsi accuratamente di non essermi accorto che stava parlando con me, poi ruppi gli indugi. «Scusa, stavi dicendo a me?» Lei, scuotendo la testa, rispose «beh, direi di sì… Non vedo qualcun altro qui, o sbaglio?» Doppia figura di merda, pensai dentro di me. Mi ero impantanato da solo…

«Scusa, ma sai, stavo guardando la mia app di Forex e ho visto qualche segno più di troppo…». La ragazza non era completamente convinta dalle mie parole: però, alla fine, sembrò quasi reggermi il gioco. «Ah ok, scusa… Pensavo stessi davvero parlando a noi»

Non mi sfuggì che la mia interlocutrice, dando un’occhiata furtiva a quella che si trovava alla sua destra, ebbe come uno sguardo d’intesa. Proprio in quel momento, giunse Paolone con la sua proverbiale irruenza: mi diede una pacca sulla spalla e mi salutò ad alta voce.

Quando vidi che Paolone e la ragazza si conoscevano, però, ebbi un colpo ancor più netto. «Uè, Sabri… ma che ci fai qui?!» E lei «Pabl-one, sei sempre un gran coglione…» E tutti risero fragorosamente, me compreso. Paolone, però, si riscattò subito.

«uè, lo sai che il mio amico – Marco – è davvero un cazzone?» Lo fulminai con lo sguardo. Poi continuò «non capisce un cazzo d’informatica, mi rompe sempre i coglioni con le sue cagate». Quelle parole attivarono subito l’attenzione delle due tipe, che si scambiarono di nuovo uno sguardo d’intesa.

L’invito a casa di Sabri: ma poi c’è Michi?

Paolone mise nuovamente carne al fuoco. «Uè, Sabri, ma sai che Marco è un segajolo incallito? Non viene mai alle nostre cene…» Sabrina mi guardò, e poi disse «Beh, allora che ne dite se venite tutt’e due da noi, stasera, e leggiamo e beviamo qualcosa in compagnia?»

La proposta era irresistibile. Poi però pensai che a me interessava vedere lei, Michi. «Beh, non sarebbe male» risposi io. «Non esplodere dall’entusiasmo…» Disse Sabri. Le amiche confermarono tutte di voler prendere parte alla serata, salvo una… ovviamente era lei, Michi!

«Non so, stasera alla fine forse vado da Giorgio…» Disse lei, non particolarmente convinta. Forse si aspettava che qualcuna le desse l’assist per rompere la monotonia di quel rapporto. E il momento buono giunse proprio in quell’istante, grazie a Sabri. «Ancora con quello lì…ma dai!!»

Michi alzò gli occhi al cielo e disse «cosa ci posso fare, se mi piace?» Le amiche scuoterono la testa, quasi all’unisono. «E va beh, vai da quello là…» Le dissero in coro. Ma lei non cambiò idea, e tirò dritto. Sabri mi diede un’occhiata, come per confermarmi che non aveva bisogno di parole per capire.

Ricambiai quello sguardo d’intesa. Volevo andarmene, perché si stava facendo tardi. Prima di salutare tutti quanti, però, dissi a Paolone: «ok, allora ci vediamo stasera…per le 20:30?» E lui per tutta risposta mi diede la solita pacca sulla spalla. Cercai lo sguardo di Sabrina, di nuovo, e poi quello di Michi.

Lei restò impassibile. Così salutai, anche le ragazze: e sorrisi leggermente a Sabrina, che ricambiò con quell’aria sorniona. Gambe in spalla, mi avviai verso casa. Mi aspettava una serata intensa… Ma era proprio quello che desideravo… FINE PRIMA PARTE

Michi insegnami a godere – Parte I, di Marco di Milano.

Prima edizione: gennaio 2025, by Atlantia Media.

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