CONTINUA DALLA SECONDA PARTE
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Si sporse e appoggiò sopra di lei, e le mise contemporaneamente una mano sulla bocca (datosi che a pochi metri c’era la sala d’aspetto, con qualcuno che nel frattempo poteva essersi accomodato ad aspettare il suo turno per la visita).
Non vi è dubbio che la stava sodomizzando, se no perché tapparle la bocca? Per non farla evidentemente urlare, visto che mia madre evidentemente non essendo più vergine, non avrebbe sentito dolore nel prenderlo in fica.
Lui iniziò a muoversi, appoggiando il suo pancione sulla schiena di lei, muovendo il bacino avanti e indietro. Ricordo che lei ,con un braccio proteso all’indietro contro il fianco di lui, cercava di frenarne l’impeto, per attutirne i colpi e alleviare forse il dolore che stava provando.
Con l’altro, si aggrappava al bordo del lettino, aggrovigliando con la mano il bordo del lenzuolo coprente il pianale come lo volesse strappare. Ad un tratto, lui, forse in procinto di venire, con la mano libera, in preda alla libidine, le afferrò i capelli.
Con una mano sulla bocca e l’altra che le tirava la testa indietro, iniziò a muoversi in modo molto violento, accertandosi che lei non poteva in nessun modo sgusciargli via da sotto, e quindi, sottrarsi a lui. (sempre che lei, dolore a parte avesse veramente voluto sottrarsi).
Quando lui venne, si scostò da lei leggermente: le allargò le natiche, come se volesse ispezionarla proprio lì, e poi, prese qualche foglio assorbente da un rotolone a portata di mano, e le tamponò il buco evidentemente per pulirla da suo sperma (che io non ho visto, ma che immagino data l’azione di lui, le stesse colando fuori dal pertugio).
Prima che iniziassero a rimettersi in ordine, mi affrettai a tornare sui miei passi, e arrivato nei pressi della porta dalla quale ero entrato, attesi che lui la riaprisse – cosa che accadde dopo alcuni interminabili minuti.
Vidi mia madre in piedi, di fronte a me, bella in ordine così come era entrata. E lei, dopo averlo salutato dandogli del lei, mi disse di fare altrettanto, come si fa con gli estranei – e come se lo avesse appena conosciuto.
Poi mi prese per mano ed uscimmo velocemente dallo studio, come niente fosse. In sala attesa – nel frattempo – si trovavano altre madri con i figli, che mia madre educatamente salutò. Ma avendo anche mia madre il figlio al seguito, non penso che qualcuno avesse sospettato qualche cosa…
Premetto che certe cose le ho descritte oggi sul ricordo di ieri, perché all’epoca, certe cose – pur vedendole di persona, non le avrei sapute spiegare. Era come avessi visto un UFO. Come ho detto, non sapevo ancora come andava il mondo e, a quell’età, credo fosse normale essere ancora ingenui.
Io – il primo pomeriggio di tutti i giorni – ero solito giocare in strada con i mei amichetti e, dopo quel giorno, vidi diverse volte mia madre entrare in quel portone – sempre alla stessa ora, le 14 circa. Ma non ho mai cronometrato il tempo trascorso tra l’ingresso e l’uscita, tanto ero concentrato a giocare con gli amichetti.
L’ora era tale che l’ambulatorio era per tutti ancora chiuso, con la sola eccezione per mia madre. Una volta, lasciai cadere la palla a terra e vedendola approssimarsi al portone, le chiesi dove stesse andando.
E lei, seraficamente, mi disse: vado dal dottore che gentilmente mi fa le iniezioni gratis, così risparmiamo un po’ di soldini. Io le credetti, anche se onestamente ricordo che in fondo – al momento – non mi importava più di tanto, tanto che dopo un po’ di tempo, misi in archivio il ricordo di quei giorni.
Credo che per giustificare la sua periodica uscita di casa di primo pomeriggio, dicesse a mio padre che prima di andare a bottega, sarebbe passata a trovare l’anziana madre; ragion per cui, mio padre, non sospettò mai nulla. Del resto, andava veramente spesso anche dalla madre.
Molti anni più tardi, venni a sapere che il medico – pur regolarmente sposato – era un impenitente dongiovanni, che aveva avuto molte relazioni extraconiugali con varie signore del posto. Una volta un mio amico – ovviamente senza conoscere nulla di quanto ho appena raccontato – mi disse che lo incontrò casualmente in un alberghetto di periferia fuori la città capoluogo, in compagnia probabilmente di qualche signora del posto.
Oltre a mia madre, so per certo che ebbe una lunga relazione anche con la moglie dell’assicuratore di mio padre. Più brutti sono e più incontrano i favori delle donne, mi verrebbe da dire. Credo sia questione di fiuto e di ruolo.
Saper fiutare subito chi ci può stare, e approfittare del ruolo – almeno per l’epoca del Signor Dottore – agevola non poco i professionisti del sesso. Qualcuno potrà insinuare che mia madre poteva esser stata legittimata in qualche modo a comportarsi così perché mio padre non la scopava.
Questa cosa non era vera, dati i cigolii che spesso sentivo – in piena notte – provenire dalla loro camera. La predisposizione al concedersi facilmente agli uomini di mia madre, che Dio l’abbia in gloria, si esplica per il fatto che ha accettato di farsi fare quelle cose da un estraneo.
Senza neppure un bacio, un abbraccio, che potesse giustificare un cedimento a seguito di un approccio romantico. È stato tutto molto meccanico e vuoto per entrambi, esclusivamente alla ricerca del godimento fisico.
Penso legittimamente, quindi, che mia madre si sia concessa nel recente passato anche ad altri uomini – vista la facilità con cui si era data al medico, e vista la naturalezza della sua accondiscendenza. Era come se lo avesse già fatto normalmente con altri uomini.
Lui l’ha goduta in tutti i modi possibili, e senza nessuno sforzo. E senza che lei – anche solo per pudore, magari anche finto – avesse cercato di fermarlo, o di limitarne le pretese, tenendo anche conto che io ero comunque a pochi metri da lei.
Se fosse stata innamorata di quel medico, l’avrei forse anche capita. Ma non essendola mai stata, visto che non si concretizzò in nulla, non l’avrei potuta capire. D’altro canto, dopo qualche mese lei smise di fargli visita – o, almeno, io credo – non avendola più vista entrare in quel portone.
Non mostrò neppure alcun cambiamento di umore dimostrando così che, in fondo, non gliene importava nulla di quella relazione – come del resto, non gliene importava a lui. È perciò che non la perdono: e non la giustifico, ancorché alla memoria.
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Una madre disinvolta, di Emilio di Milano
Prima edizione: settembre 2026, by Atlantia Media.
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