Nel garage della mia palazzina, da qualche giorno, incontro una tipa mora sempre in divisa e che guida una 500 color carta da zucchero. Coi capelli scuri raccolti nella coda e il suo sguardo vispo, ogni volta, mi attira l’occhio: sarà anche per via di quell’espressione intrigante, ma il fascino misterioso di questa ragazza ha veramente uno strano effetto su di me.
Quando scende dall’auto, è impossibile non notare quel suo fisico bello slanciato e atletico: è una tipa molto in forma, che non si trascura in alcun modo. Anzi, trasmette proprio l’idea di essere sempre alla ricerca della sua forma migliore, proprio come un’atleta professionista: del resto, mi è già capitato di vederla tornare a casa con una di quelle tipiche borse da palestra o piscina.
Oggi, però, ho avuto una sorpresa abbastanza clamorosa: la mia vicina si è presentata in divisa! L’ho vista scendere dall’auto e incamminarsi con passo spedito verso le scale, stretta in quella splendida divisa che ne esaltava la forma strepitosa. Mentre si muoveva con quell’andatura scattante e decisa da felino, si è girata e ha notato che la osservavo dall’auto: quindi mi ha sorriso e salutato con la mano.
«Ciao…» Le ho detto, dopo aver chiuso l’auto ed essermi incamminato. «Ciao…» Ha risposto lei. «Abiti qui, vero?» E lei «Sì, sono la tipa che abita sotto di te…» E io «Fa piacere sapere che una poliziotta sia qui con noi…» E lei «Ah sì?» E io «Sì, con tutti i casini che si sentono in giro…» E lei «Ah be’…» E io «Perdonami se ogni tanto magari senti rumore, poi, se fai pure i turni…» E lei «Tranquillo, si sta bene qui da noi!»
«Tra l’altro, piacere di conoscerti…Io sono Marco… Quello, appunto, del piano di sopra» E lei, tendendomi la mano «Io sono Elisa, piacere…» E in quello scambio di sguardi furtivi ed evasivi, io facevo fatica a nascondere il mio imbarazzo. Perché quella meravigliosa tipa mi aveva fulminato col suo sguardo, e quel suo portamento così straordinariamente femminile.
«Che dici, Marco? Ce lo beviamo un caffè?» E io «andata per il caffè, Elisa!» Poi ci siamo scambiati un sorriso che sembrava venire dal cuore, profondo e caldo. Ci siamo incamminati verso le scale, parlando dei nostri vicini. «Hai ragione, Elisa… Si sta proprio bene nella nostra palazzina. Sarà perché ti vedono e tutti rigano dritto!» Le ho detto scherzando. «Fosse vero, Marco…» Ha commentato ridendo.
E io «perché? Dici che il fascino della divisa non colpisca?» E lei «Mah, dipende un po’… Qualche volta mi sembra che diventi più un problema…» E io «Mah… Sembra incredibile, Elisa. Una bella ragazza al servizio della società ed è pure un problema…» E lei, guardandomi con un sorriso ancor più splendido, mi fa «Eh, purtroppo è così, Marco… Ma l’importante è che almeno nel palazzo nessuno rompa…»
Salendo le scale, osservavo con la coda dell’occhio il suo modo felino di muoversi. Quelle splendide gambe perfette, così belle che sembravano scolpite, mettevano in evidenza tutta la sua fisicità. «Che fai, mi guardi le gambe?!» Ha domandato lei all’improvviso, con un sorriso divertito. «Be’, con una stragnocca come te, è impossibile non farlo…» E lei, compiaciuta «Allora ti arresto subito!» E io «E dove mi fai scontare la pena?» E lei «mmmm… che ne dici della cantina? Va bene come cella?» E io «Vada per la cantina… Ma il carcere preventivo lo sconto in solitaria o mi vigili tu?» E lei ridendo «No, no… Torno di tanto in tanto a controllare che non faccia casino, ma per il resto, ti tocca star buono…»
E a quel punto scoppiammo in una risata. Però, poi, le dissi. «Lo sai però che da te mi farei arrestare davvero?» E lei «mmmmm… Vuoi davvero farti arrestare da me?» E io «Sì, mi piacerebbe davvero… Che reato posso commettere?» E lei «Be’, già questi apprezzamenti su un’agente… È abbastanza per trattenerti» E io «Allora aggravo la mia posizione… Sei una strafiga della m….» E lei «Ok, è sufficiente per un arresto!» «Dai, fatti ammanettare» E io «Oppongo resistenza…» E lei «Peggio per te…» Disse ridendo divertita. «Metti le mani dietro la schiena…» A quel punto obbedii. La sentii toccarmi le braccia e i polsi, e poi, prese davvero le manette.
Mi guidò verso la sua cantina, ridendo divertita, e dicendomi «Ti piace sempre l’idea di essere arrestato da me?» E io «Altroché… Però dai non lasciarmi qui da solo…» «Vedremo» Rispose con tono sibillino. Poi arrivammo davanti alla porta della sua cantina, ed aprì. Mi fece entrare, mentre io continuavo a ridere e fare casino «ssshhh…. I carcerati non possono fare tutto questo bordello» E io «Eh, ma….» E lei «Niente ma… Ora sei in custodia cautelare!» Disse in modo perentorio, mettendosi poi a ridere.
«Elisa, ma…» E lei «Obbedisci, galeotto!» E mi fece sedere su una scatola. Poi mi guardò con un’aria maliziosa, e mi disse «Senti, ma che ne dici se ora…» E io «Che cosa?» E lei «Dai, hai capito benissimo e fai finta di non…» E io «Finta di che cosa?» E lei a quel punto «Dai, lasciati fare da me…» E mi spinse letteralmente sulle scatole della sua cantina. Mi eccitai di fronte alla sua determinazione e grinta, mi misi a ridere divertito, e lei non perse tempo. «Dammelo tutto, dai, fammi sentire che ce l’hai già duro!» Esclamò vogliosa Elisa. «Fammelo vedere, fammelo toccare… Ohhh, che bel cazzo!!» Disse vogliosa, mentre mi toccava sui bermuda.
Quindi me lo sfilò fuori, lo prese in mano, e me lo scappellò e segò velocemente. «Dai, dimmi che ti piace» Mi disse guardandomi negli occhi con quell’espressione vogliosa. «Ohhh, sei magnifica» E riprese a toccarmelo. Poi si sistemò di fronte a me, e inginocchiandosi, me lo leccò tutto. «Sìì, sei troppo hot» E lei sorrise compiaciuta. Poi se lo prese in quella bocca meravigliosa, sbaciucchiandolo e sfregandoselo tra le labbra vogliose. E alla fine lo fece affondare tra le sue labbra e prese a spompinarmi. Io godevo «ohh, sì, Elisa, ohhhh» Mugolavo e ansimavo voglioso. Lei se lo tirò fuori dalla bocca e disse «Non fare tutto ‘sto casino, altrimenti ti arresto davvero!!» E poi sghignazzando, riprese a succhiarmelo vogliosamente.
Ero troppo eccitato, fuori di me, e lei mi faceva perdere la testa. Mugolavo e ansimavo, godevo, e ogni tanto mi lasciavo andare a gemiti rumorosi. «Sssshhh, smettila di far casino» Mi disse ridendo, e poi parlando col mio cazzo in bocca, senza che riuscissi a capire. «Ohhh, fammi godere, fammi sborrare Elisa…Dai, fammi sborrare» E lei a quel punto si eccitò. Prese a scendere voracemente sul mio cazzo, succhiandolo sempre più velocemente e avidamente, sentendomi eccitato e in preda al desiderio. «Dai, dai, dai…» Le dissi, ormai in preda all’estasi «Manca poco, dai… Che ti vengo in bocca, fammi venire…» E lei accelerò ancorr di più le sue spompinate vigorose, facendomi tremare tutto. Io le tenevo le mani sulla testa, spingendola a me, desideroso che lo prendesse tutto.
«Ohhh, siii, ohhh, siii, siii, siii, siiiiiii vengo, vengo, vengo! veengoooo oooooohh ohhh ahhhh siiiii» e mi lasciai andare, sborrando come una fontana nella sua bocca. Lei si trovò con la bocca piena di sborra, mentre continuava a spingere con le ultime sbocchinate. Nella confusione, ingoiò, in parte anche rantolando. Era però talmente in preda al piacere che non si fermò, e anzi, si prese tutto il seme in bocca, senza perderne nemmeno una goccia. Ero esploso in una sborrata clamorosa, mentre lei si assaporava le ultime gocce. Poi sollevò gli occhi e mi disse «Vuoi restare ancora qui in cella?» Ridendo divertita, e soddisfatta per come mi ero lasciato fare. «Sì, dai…» E lei «Ma è scaduto il termine…» «Sei la mia puttana in divisa!» E lei «Bene, la detenzione continua!» E si rimise il cazzo in bocca, vogliosa come se non fosse già riuscita a farmi venire in quel modo…
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Elisa stretta nella divisa, di Marco di Milano
Prima edizione: agosto 2026, by Atlantia Media.
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