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Ed ecco i fatti, precisi nel ricordo.
Il medico, a questo punto, non perse tempo: fece cenno di sì con il capo, e poi, dopo aver preso una scatola da un armadio con sportelli in vetro ed anche una siringa, aspirò il liquido da una fiala, tolse diligentemente l’aria.
Quindi, con la siringa in mano, si rivolse a lei in modo autoritario, dicendole di sdraiarsi a pancia sotto sul lettino. Poi, una volta sdraiata, sempre con fare deciso e risoluto, con l’altra mano, le tirò su la gonna sino al torace e le sfilò velocemente le mutandine anche dai piedi e le ripose sulla scrivania.
Poi, iniziò a massaggiarle una natica con l’alcol e il cotone, e le fece una iniezione. Ricordo perfettamente che lui indugiò un po’ nell’osservare la natica, che sotto la pressione del massaggio, tremolava come una gelatina. Forse ne voleva verificare la consistenza.
Lei aveva i reggicalze come usava al tempo. Ricordo che non capivo il motivo del perché togliere completamente le mutande, per farle una semplice iniezione: ma in seguito lo capii. Lui, subito dopo averle ancora massaggiato come di prassi la natica dopo l’iniezione, la fece girare supina.
Dopo mi accompagnò dietro uno paravento color bianco, con le ante in stoffa elasticizzata, da dove attraverso le fessure tra un’anta e l’altra, si poteva vedere tutto ciò che si svolgeva al di fuori, viceversa da fuori a dentro non sarebbe stato possibile.
Sbirciando attraverso gli spazi tra un tessuto e l’altro, vidi il medico mettersi di fronte ai piedi di mia madre e, afferrate le caviglie, spingerle facendole scivolare sul lenzuolo del pianale, sino a farle toccare con il calcagno le natiche.
E poi, facendo pressione con le mani all’interno delle ginocchia, le allargò le gambe al massimo. Dopo di che, con lei a pancia su a gambe larghe che sembrava una rana, lui con la scusa della visita ginecologica – volta a diagnosticarle il tipo di malanno (cosa impossibile in quel modo e senza specifici esami) – le infilò il suo o i suoi ditoni nella fica.
E stante la passività di lei, iniziò a masturbarla con metodo e determinazione, senza alcuna remora, dando per scontato che lei non avrebbe opposto alcuna resistenza. E così infatti è stato. Mia madre dopo qualche secondo – avendo capito dove sarebbe andato a parare il medico – gli sussurrò qualche cosa che io non compresi.
Probabilmente gli ricordò che io ero abbastanza vicino per vedere e sentire, visto che lui si allontanò subito dal lettino, e venne spedito verso di me. Mi prese per un braccio e mi accompagnò dietro una porta, che si trovava al lato e dietro la sedia della sua scrivania. E fattomi entrare quasi spingendomi, la richiuse subito dietro di me.
Ho sempre in mente il suo faccione arrossato e il suo respiro affannoso per l’eccitazione, mentre si affrettava a chiudere la porta, anche se al tempo – quel respiro – non lo interpretai come una pulsione sessuale. Mi ritrovai di colpo in un corridoio lungo, tetro con orrendi quadretti alle pareti e con molte porte.
Non era certo l’appartamento dove viveva con la famiglia. Evidentemente lui aveva preso in affitto tutto l’appartamento, per poter avere lo studio in centro città, anche avendo bisogno di solo due stanze, per svolgere la sua professione.
A quel tempo non vi erano edifici con locali adibibili a studi o uffici come oggi. Subito ricordo fui tentato di appoggiare l’orecchio alla porta per origliare, ma essendo una porta a vetri smerigliati e opacizzati, avevo paura si vedesse la mia sagoma dietro la porta.
Giuro che in quel momento giustificai la cosa, pensando che mia madre non avrebbe voluto che io vedessi le sue parti intime, a seguito di quella visita un po’ invasiva. Non si era mai visto – credo – un pediatra fare una visita ginecologica, e oltretutto, a mani nude.
Ma allora non sapevo bene come funzionava il mondo e, così, non gli diedi molta importanza. Allora decisi di curiosare un po’ qua e là lungo il corridoio, per non annoiarmi, e così arrivai sino ad una portafinestra che dava su una poggiolo, di quelli che circondano completamente l’appartamento.
La aprii e iniziai a camminare per vedere dove portava, e mi ritrovai esattamente nella parte posteriore della casa. L’appartamento era al secondo piano di un edifico attaccato ad altri che seguivano, e da quel poggiolo, non si vedeva altro che un grande cortile e poi alberi e tanta erba.
Continuai a camminare sino a che mi ritrovai di fronte ad una finestra con le persiane semi chiuse. Non potei resistere alla curiosità e sbirciai all’interno. Quello che vidi mi fece sobbalzare e per un attimo pensai di correre via per lo stupore e lo schifo, ma la curiosità di vedere e capire era troppa e così rimasi.
A 10 o 11 anni che fossero, il sesso è un’attrazione irresistibile dal momento che poco si sa in proposito. Avvicinai quindi il viso alla fessura e vidi mia madre accucciata davanti a lui.
Era nuda dalla vita in giù, con i palmi delle mani appoggiati all’esterno cosce di lui, per tenersi in equilibrio, con le sole calze e reggicalze, a ginocchia aperte, che glielo stava succhiando, mentre lui le dava la cadenza, spingendole ritmicamente la testa verso il suo membro, con la mano appoggiata alla nuca.
Il vedere il cazzo, duro di un adulto – che in quel momento mi sembrava enorme — apparire e sparire, nella bocca di mia madre, mi creò inquietudine, ma anche una certa eccitazione. Del resto bisogna capire che – pur trattandosi di mia madre— non avevo mai visto una scena porno dal vivo.
Questo, confesso, mi produsse scariche di emozioni e al tempo stesso anche un certo disgusto. Anche lui era nudo dalla vita in giù. Dalla mia posizione, vedevo il lettino posto verticalmente rispetto la finestra e, perciò, vedevo mia madre e il medico posti di profilo rispetto a me.
Dopo poco, non ho idea da quanto lei glielo stesse succhiando, lui mettendole le mani sotto le ascelle, l’aiutò ad alzarsi in piedi. Poi, la fece girare su se stessa e la piegò in avanti, spingendole la mano sulla schiena, e la fece appoggiare con la pancia sul lato lungo del lettino.
Quindi, le diede due leggeri calcetti all’interno delle caviglie per farle allargare le gambe, e dopo aver ravanato qualche secondo con la mano tra le sue gambe, la penetrò con decisione. Dopo un po’ estrasse il cazzo, e dopo esserselo inumidito con la saliva, inarcò la schiena e introdusse il suo pistolone tra le sue natiche.
FINE SECONDA PARTE – CONTINUA NELLA TERZA
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Una madre disinvolta, di Emilio di Milano
Prima edizione: agosto 2026, by Atlantia Media.
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