La vicina esuberante – parte II

Continua dalla parte I (rivivi qui le emozioni):

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Su quel divano, all’improvviso, il caldo di luglio ci avvolse in uno splendido abbraccio fatto di passionalità, spensieratezza e tanto desiderio di sentirci vivi. Elisa mi stringeva a lei, io la abbracciavo: nel mentre, le nostre bocche si cercavano, le mani frugavano poi i nostri corpi, avvolti dal desiderio. Eravamo così presi dalla voglia di essere una cosa sola, che non ci accorgemmo dei telefoni che squillavano in sottofondo: eravamo nel nostro mondo, lontano da tutto e da tutti.

Le sollevai la maglietta, desideroso com’ero di esplorare il suo corpo. Lei si lasciò spogliare dolcemente, aiutandomi a sfilarle quell’ultima barriera che, una volta dissolta, non avrebbe più ostacolato la scoperta di lei. Da lì a poco, tutte le mia fantasie si sarebbero manifestate sul suo corpo, e lei ne avrebbe goduto, rapita in quel vortice di passione. Le levai il reggiseno, sfilandolo con desiderio, e di fronte ai miei occhi trovai quel meraviglioso simbolo della sua fertilità. Così bello sodo e prosperoso, quel seno mi avrebbe regalato delle sensazioni uniche.

Presi a baciarlo e a leccarlo, con Elisa che già cominciava ad ansimare e gemere, rapita dalle sensazioni. La accarezzavo, poi mi fermavo e la guardavo negli occhi, quindi tornavo a succhiarle la pelle e a stimolarla, in preda al desiderio di sentirla tutta mia. Elisa mi incitava, mi guidava alla scoperta di ciò che più poteva piacerle. Mi suggeriva con quei gesti ciò che avremmo scoperto insieme, ciò di cui avremmo goduto insieme, se soltanto ci fossimo abbandonati solo a ciò che provavamo.

Elisa prese a cercare il mio corpo, infilando le sue mani nella mia maglietta e accarezzandomi. Percorreva il mio corpo, su e giù, alla ricerca delle sensazioni più intense che potesse darmi. Quindi volle sfilarmi la maglietta, e le lasciai fare. «Quanto mi piaci…» Disse lei, mentre mi spogliava. La guardai negli occhi e la baciai, perché volevo che in quel momento ci fosse soltanto spazio per le nostre emozioni e sensazioni. Tornammo ad avvinghiarci tra di noi, stringendoci e baciandoci, accarezzandoci e cercando le emozioni più vibranti.

La sua mano destra si fece strada su di me, e poi, arrivò proprio ai pantaloncini. S’infilò sinuosamente, e poi esplorò i miei boxer, alla ricerca della mia virilità. Me lo accarezzò, facendomi vibrare e stimolandomi, sfregandomi le sue dita morbide e affusolate attorno. Coi suoi tocchi delicati, ma decisi e provocanti, mi fece eccitare: trasalivo ad ogni ondeggiamento delle sue mani, rapito dalla sua passionalità. Poi sfilò la mano, se la portò alla bocca, e se le la leccò abbondantemente: quindi tornò nei miei boxer, cercando di nuovo la mia mascolinità in preda già alle prime tensioni.

Sentii la sua mano bella inumidità scorrere sul mio membro, fermandosi proprio sotto il glande e sfregandolo dolcemente. Quella sua maestria nel giocare con le mie sensazioni mi rapì in meno che non si dica. Avvertii i primi tremori, e il mio desiderio cresceva sempre più. A quel punto si alzò, quindi volle abbassarmi i pantaloncini: la lasciai fare, guardandola a fondo negli occhi, e mi eccitai. I suoi occhi marroni, profondi, mi trasmettevano una sensazione irresistibile di passionalità: e le sue mani, disegnavano in maniera sublime sul mio corpo le sue fantasie erotiche, levandomi il fiato.

Mi guardò con quello sguardo felino, e si passò la lingua tra le labbra. La accarezzai, con un’espressione serena e felice… Lei percepì tutta la mia eccitazione, e me lo chiese. «Ti piace? Stai perdendo la testa?» «Sei divina, Elisa… Elisa di nome e di fatto!» Le risposi. A quelle parole, mi sorrise e poi si chinò su di me, baciandomi proprio lì, dove il piacere si trasforma in un flusso vitale. Sollevò lo sguardo, e vedendomi godere, tornò alla carica baciandomi. Poi sfregò le sue labbra, e poi, di nuovo scese sul mio membro. Se lo fece entrare in bocca dolcemente, e poi lo lasciò roteare tra quelle labbra meravigliose e la sua lingua come un lecca-lecca.

Mi sentii tremare da capoi ai piedi. Lei avvertì quel mio fremito, e si avventurò ancor più in basso, ingoiando buona parte della mia mascolinità. Mi eccitai ancor più intensamente e mi lasciai andare a un gemito profondo, ansimando in preda alle sensazioni del momento. La sentii salire e scendere sul mio membro, stuzzicarmi, fermarsi attorno al glande. E poi su, e giù di nuovo. L’eccitazione mi portò ad accarezzarle i capelli e a implorarla, con le mani, di scendere ancor di più. La guidai, e lei si lasciò portare alle viscere del mio piacere.

Elisa mi voleva sopraffare con quelle emozioni, e me lo disse. «Stai godendo? Dimmi che mi vuoi venire in bocca… Senza dirlo!» E fece una risatina, prima di tornare a solleticare le mie voglie. Il mio gemere si fece più intenso, e lei si diede da fare ancor di più. Poi la accarezzai, e lei affondò le sue labbra ancor di più su di me. Il mio membro era ormai suo: lo conosceva come se lo amasse da sempre, e tornò nuovamente alla carica con gesti delicati. Si fermò sotto il glande, e diede dei colpetti con la lingua. Poi strofinò delicatamente le labbra, stiracchiandole delicatamente. L’estasi dei sensi si impadronì di me e, di lì a poco, mi sentii sopraffatto. La guidai su di me, e lei si lasciò fare di nuovo, salendo e scendendo sempre più velocemente. Elisa riuscì definitivamente a superare la mia capacità di resistere a quegli stimoli amorosi, e mi lasciai andare del tuo. Le innondai la bocca col mio seme, sentendo che gli spruzzi del mio seme vitale abbondante la riempirono a fiotti.

Lei si spinse ancora un po’ a stimolarmi, poi, sentendo che si era appropriata di tutto il mio seme, si fermò. Inghiottì quel fluido vitale, in modo deciso. Poi alzò lo sguardo e mi disse «Dimmi che sei mio e che nessuna ti ha mai fatto venire così…» «Sono tuo, Elisa… Mi senti che ancora stento a crederci… Respiro, ma penso già di essere in paradiso con te…»

FINE SECONDA PARTE – CONTINUA NELLA TERZA

La vicina esuberante, di Andrea di Rovigo

Prima edizione: luglio 2026, by Atlantia Media.

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