Uno scherzetto con quella gnocca di Nadia

Fino a martedì, le nostre giornate proseguivano tutte nello stesso modo: uscire di casa, andare al lavoro, sistemare le cose sugli scaffali ed ascoltare i rimbrotti dei clienti. Anche nell’epoca della quarantena, nonostante tutto, le cose andavano così. Con i colleghi di sempre, ci si incontrava tra una pausa e l’altra: una risata, una battuta, e via di nuovo a lavorare. Nel frattempo, non mancavano mai ovviamente le rotture di scatole della gente, sempre pronta a criticare e a sbuffare pure in un momento come questo, tutt’altro che facile per chiunque.

Da un po’ di tempo a questa parte, però, andare al lavoro è diventato decisamente più interessante e piacevole, soprattutto se c’è Nadia: la mia collega del reparto casalinghi, da quando tutto è concentrato agli alimentari, rende un po’ meno noiosa la giornata. Arriva sempre con quel suo sorriso smagliante, con quei capelli raccolti a coda di cavallo, e quel suo fisico bello slanciato e con le rotondità al punto giusto, capaci di conquistare – e non poco – il mio sguardo ogni volta che ci incrociamo tra gli scaffali del supermercato, tra un turno e l’altro.

Lei ama sempre cominciare ogni giornata così, con qualche battuta simpatica. Poi la vedi fare avanti ed indietro, muoversi in quei leggings neri, che le evidenziano alla perfezione il culo e lo rendono irresistibile. Ed ogni volta lo divoro con gli occhi, perché mi fa salire un desiderio incredibile: non posso fare a meno di stare ad osservarlo, ad ammirarlo, e a sognare di poterlo stringere tra le mie mani, in una morsa sospesa tra desiderio irrefrenabile di erotismo e la voglia di toccare con mano l’intimità di una strafiga che solo a vederla fa venire voglia di sesso.

Nadia, poi, sapeva come essere intrigante. Oltre ai suoi leggings neri, aveva sempre una maglietta stretta che le cingeva il seno: in questo modo, non potevo non vedere quelle belle bocce e sognare di metterci il mio bel cazzo caldo in mezzo, godere di una sua bella e strepitosa spagnola. Ecco perché ogni volta la guardavo così, divorandola con gli occhi, e sognando di poterla avere tutta per me. Tra una battuta e l’altra, ogni volta, mi sembrava che ci fosse sempre un buon motivo per riuscire ad avere un approccio con lei: eppure, mancava sempre quello slancio finale per concludere.

Poi, martedì, tutto è cambiato. Nadia era davvero su di giri, quella mattina. È arrivata al lavoro con i suoi leggings neri, delle scarpe da ginnastica rosa e una magliettina aderente e quasi trasparente: insomma, un mix esplosivo, condito da un perizoma che le metteva ben in evidenza quel culo generoso. Nel momento in cui mi sono accorto di quanto fosse sexy, l’ho vista sorridermi: aveva un’aria maliziosa, indubbiamente stava già fantasticando pure lei sul da farsi, forse perché pure lei ne aveva un desiderio fortissimo, non poteva proprio non pensare ad un’avventura.

Così, dopo esser arrivata subito al mio reparto, ci siamo salutati, e ci siamo sorrisi reciprocamente. A quel punto, avevo capito che tutto poteva succedere. Mi son avvicinato a lei e, per scherzo, le ho dato una pacca sul sedere. È risuonato bello sodo, lei si è messa a ridere e mi ha detto che ero un maniaco, che mi avrebbe denunciato per molestie, e poi, per ricambiare mi ha passato la mano sulle palle, sentendo che ce le avevo già belle pronte, ed esclamando poi “ah, ce l’hai già bello in tiro di primo mattino?” e io “son mica come i quindicenni che prendono il viagra, io…”

Nadia è scoppiata in una risata, e prendendomi per mano, mi ha trascinato in un camerino, dicendomi “dimostrami che sei un vero latin lover, dai, fammi godere” e io “e tu fammi vedere che sei una gnocca irresistibile, di quelle che uno si scoperebbe per ore”. In men che non si potesse immaginare, la mia lingua e la sua erano diventate un tutt’uno, e le nostre mani esploravano a vicenda i nostri corpi, alla ricerca del piacere più intenso e della voglia di godere, desiderose di sperimentare la massima trasgressione, in quel camerino dove peraltro tutto era eccitante.

Le abbassai i leggings e il perizoma, e lei si sollevò la maglietta e sfilò il reggiseno. La mia lingua era già diventata un tutt’uno con la sua fighetta, bella rasata e calda, già bagnata. Non mi feci pregare per cominciare a leccarla, e Nadia gemeva cercando di trattenere i suoi gridolini. Le piaceva, si contorceva nel camerino, mentre io continuavo a solleticarne le voglie. Nel frattempo, mi divertivo già a stuzzicarle il culo, con il mio indice, facendolo roteare attorno a quell’ano bello voglioso, e desiderando di andare presto oltre, di sperimentare un po’ di godimento anale.

Non ci volle molto perché, a forza di leccarla, Nadia venisse un po’ rumorosamente: nei paraggi non vi erano clienti, però, una collega si era accorta della nostra assenza e rideva con un’altra, parlando di noi. Quindi tirai fuori il mio cazzo, e lo diedi a Nadia: lei prese ad adorarlo come un idolo, leccandolo, sfregandolo con le dita e le mani, succhiando, e tormentandolo con mille gesti provocanti. Ce l’avevo già duro, e non vedevo l’ora che me lo fottesse con quella figa bagnata: lo capì subito e, infatti, poco dopo mi saltò sopra e prese a cavalcarmi velocemente.

Sbatteva quelle chiappe su di me, fottendomi a dovere, e regalandomi un piacere mai provato prima. Mi eccitavo ad ogni spinta, la sentivo capace di stuzzicarmi fino in fondo, mentre con il mio pollice mi facevo già strada nel suo culo. Gemeva di nuovo, ansimava, e ripeteva come un’ossessa “ah sì, ah sì, oh sì, oh sì, ohhhhh Dioooo” mentre godeva e mi incitava a farla godere di più, perché non le bastava mai e spingeva sempre più in fondo la sua figa, scopandomi quasi i coglioni, ormai pronti ad esplodere da un momento all’altro, con quel ben di Dio che mi trombava.

Dissi a Nadia che volevo il suo culetto, e lei, mi disse che non sapeva se era il momento giusto: continuò a trombarmi con la figa, e venne di nuovo, bagnandosi tutta. Quindi sfilò il mio cazzo, si sollevò, e decise che era giunto il momento per il culo. Se lo fece entrare tutto come un palo, spingendosi sopra e desiderandolo tutto per sé. Gemette rumorosamente al primo impatto, poi, prese a scoparmi piano piano, senza timore, facendomi subito godere con quel culo stretto e provocante, ormai divenuto qualche cosa di meraviglioso, uno spettacolo imperdibile per nulla al mondo.

La osservavo trombarmi così, ansimavo piano piano, le dicevo di trombarmi ancora, che lo volevo, che non ne potevo fare a meno, e Nadia aumentò il ritmo. Mi fece arrivare sul punto di esplodere e, quindi, sborrai svuotandomi di tutta la mia carica vitale, gemendo rumorosamente e sentendomi quasi mancare per l’intensità di quell’orgasmo. Ero venuto nel suo culo, e lo spettacolo che avevo di fronte a me era quel bell’ano rotto in due dal mio cazzone. Si alzò e la sborra colò fuori da quell’ano: mi guardò con quell’aria da pantera, e mi disse “ti è piaciuto scoparmi qui, Davide?”.

E io le risposi “Nadia, è stato divino, ti prego, dimmi che lo faremo ancora…”

Uno scherzetto con quella gnocca di Nadia, di Davide di Milano

Prima edizione: marzo 2020, by Atlantia Media.

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