Una culona vogliosa

La vogliosa che si muoveva tra le scrivanie

Con la mia tipa, nel corso degli ultimi tempi le cose non andavano poi così tanto bene: tra un litigio e l’altro, infatti, mi sembrava che cercasse tutti i modi per farmi pesare tutto, quasi come se volesse farmi sentire in colpa per noi, che lentamente ci sentivamo forse sempre più come dei fratelli piuttosto che degli innamorati, anche a causa del suo atteggiamento un po’ distaccato, soprattutto quando si trattava di passare al sodo e di assaporare un po’ di trasgressione insieme.

Dopo averne parlato anche Mario ed altri amici, mi sono accorto che il problema fosse un po’ una cosa comune, e non fosse derivante dalla mia solita e irresistibile sfiga: e così, presi a non pensare più a tutte le scenate di lei, e a quanto mi massacrasse le palle con quelle moine, quel suo modo solito di farmi sentire fuori posto a tutti i costi, come se essendo un uomo fossi sostanzialmente un idiota, incapace di comprendere i suoi bisogni, come del resto indisposto verso di lei.

Quei suoi giudizi affrettati e quel suo approccio così troppo spinto, per i miei gusti, mi fecero provare della disaffezione verso di lei, ancor di più considerando che non si trombava da un po’ di tempo, quasi come se attraverso la figa volesse sistemare i nostri problemi di coppia, mettendomi a digiuno: così, un martedì mattina, mentre ero al lavoro con i miei colleghi, parlai anche con una Isabella, e provai a chiederle se lei potesse aiutarmi a risolvere un problema di coppia.

E Isabella mi ha fatto divertire un po…

Mi ascoltò dapprima scherzando e prendendomi in giro, dicendomi che era normale tra uomini e donne avere situazioni di quel tipo, proprio perché pensando in modo molto differente, secondo lei, non c’era proprio possibile di appianare queste divergenze: poi, quando si accorse che nonostante tutto io mi sentivo fin troppo preso in giro dal fatto che la mia tipa mi rendesse colpevole a tutti i costi della nostra situazione, mi disse “vedrai che si aggiusterà tutto, è soltanto questione di tempo”.

Poi riprese a scherzare, prendendomi in giro perché ero rimasto indietro per il lavoro, e dicendomi che mentre tutti andavano a mangiare, io sarei rimasto a sgobbare da solo come se fossi un minatore: ma poi, mi guardò con uno sguardo provocante, e poi, sorridendo, mi disse che mi avrebbe dato una mano a finire un paio di quelle cose che erano rimaste in sospeso, perché non avrebbe voluto vedermi così sovraccarico e scazzato a causa dei casini del lavoro.

In poco tempo, mi aiutò davvero a sbrigare tutto l’arretrato e, quindi, mentre gli altri si avviavano a casa, io trovai una scusa per temporeggiare con lei, e trattenerla per un po’, considerando come mi ero portato un panino da casa e non volevo andare al ristorante: Isabella rimase con me in ufficio, e quando fu tutto vuoto, allora mi feci coraggio e, mentre lei si alzò per andare a prendere il caffè alla macchina, le andai dietro silenziosamente e, poi, presi a sculacciarle il culo rumorosamente.

Scoppiai a ridere e, lei, dopo l’iniziale spavento, si mise a sghignazzare dicendo che ero troppo fuori, ceh non se l’aspettava proprio: e poi, io la guardai come rapito, lei in quei leggings grigio scuri troppo provocanti, e poi con quelle scarpe basse argentate che mettevano in evidenza i suoi piedi, così provocanti anche quelli. Poi la fissai negli occhi, e le dissi “Isa, ti voglio trombare qui in ufficio, ora, dai mettiti per terra davanti a me come una troia, dimmi che lo vuoi tutto da dietro”.

Lei si fermò un istante e, poi, mi disse “sono la tua puttana in calore, dai, scopami come una cagna adesso” e quindi si lasciò cadere a terra, mettendosi a gattoni: poi iniziò a toccarsi la figa da sopra i leggings, mostrandosi più provocante che mai, presa da un desiderio folle di assaporare tutto il piacere erotico. Io non potevo resistere a quella vista, e quindi, le levai furiosamente i leggins, e poi, quel perizoma che le stringeva quel culone rendendola così provocante.

Poi le sfregai il mio cazzo duro tra le labbra, facendolo scorrere su e giù per provocarla, sentendola già eccitarsi: “dai, dammi la banana, fottimi tutta come una troia, fottimi con quella bella banana in tiro!” e a quel punto mi lasciai andare, spingendolo dentro con decisione, fottendola come una troia, sbattendo anche il mio corpo contro il suo, mentre quella pecorina così vogliosa e provocante mi rendeva sempre più libero da tutte le mie paranoie, perché mi sentivo sempre più leggero.

“Dai, trombami come una cagna, che bella sveltina, dai, ahhhhhhhhhh gooooodoo, ohhhhh siiiiiii che bello, ohhhhhhhhhhhhhh sto già per venire, daiii, scopamiiiiii, ahhhhhhhhhhhhhhh siiiiiiiiiiiiiiiiiii” ripeteva ad alta voce Isabella, mentre di sotto si sentì una porta aprirsi e, io, non mi fermavo e spingevo sempre più forte, finché le sussurrai “uhhhh, siii, siiii, uhhhhhhh uhhhhh uhhhhhhhhhhhhhhhhh ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh veeengooo, sborroooo, ohhhhh!”

Quindi lo tirai fuori, le dissi che volevo venirle in bocca, ed Isabella se lo prese tra le labbra, finendo si segarmelo, prendendosi tutta la mia sborra calda in bocca, ingoiandosela silenziosamente nel bel mezzo del nostro ufficio, mentre dalle scale qualcuno si stava avvicinando sempre di più…

Tra le scrivanie si gode sempre tanto: e Marcello lo sa bene, beato lui che ce l’ha potuto raccontare con una storia di sesso così piacevole.

Una culona vogliosa tra le scrivanie, di Marcello di Bologna

Prima edizione: Settembre 2016, by Atlantia Media.

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