Una consulenza focosa al mio cazzo

Avevo bisogno di un consiglio

Lo scorso mese, un pomeriggio sono dovuto passare nello studio di Bettina, perché a causa di alcuni problemi di vicinato, non sapevo bene come risolvere un’incresciosa situazione, limitando al minimo le discussioni e, soprattutto, evitando che magari la cosa potesse sfuggire di mano, causando discussioni e costi non indifferenti, magari anche finendo in tribunale per una sciocchezza, con tutte le conseguenze fastidiose del caso e nuovi potenziali problemi con il vicino.

Una volta arrivato da lei, ho dovuto aspettare per almeno un quarto d’ora, durante il quale cazzeggiavo tra lo smartphone e le riviste, e di tanto in tanto, mi domandavo anche come avrei potuto risolvere quella fastidiosa ed infinita questione, e anche, riflettevo sulle capacità di questa giovane avvocatessa, una mia vecchia conoscenza, che da sempre mi ha ispirato una certa fiducia, anche grazie al suo modo serio di porsi nei confronti di ogni problematica che poteva sorgere nella quotidianità.

Così una volta arrivato il mio turno, la sua segretaria, Paola, mi ha accompagnato alla porta: Bettina mi ha accolto, come al suo solito, con grande cortesia e una simpatia unica, e considerando come era sorridente ed allegra, le cose dovevano andarle davvero bene. In effetti, parlandomi di quelle che erano state le ultime cause di cui si era occupata, mi ha elencato una serie di successi notevoli, in tanti campi disparati, che hanno consolidato ulteriormente la mia fiducia in lei.

Lei aveva bisogno del mio cazzo

Mentre le esponevo il mio caso, quindi, la vedevo guardarmi sempre con un’espressione a cavallo tra l’interesse professionale e qualcosa in più: quasi come se stesse pensando, mentre parlavamo, a qualcos’altro, concentrandosi su questioni ben diverse: notavo, con la coda dell’occhio, che il suo sguardo finiva sempre sul mio cavallo, quasi come se si fosse accorta che mi si era raddrizzato mentre stavamo parlando, e apprezzasse le dimensioni del mio bell’uccello.

A un certo punto, mi chiese se volessi un caffè, e io, le risposi che avrei preferito un tè: così, si alzò dalla sedia e, muovendosi verso la sua macchinetta, mi mostrò il suo bel culetto ginnico, nonché le sue cosce che avrei afferrato subito. Le guardai il culo così a lungo, che già mi ero ubriacato a quella vista meravigliosa: lei se ne accorse e, scherzando, mi chiese se mi era bastato vederle le natiche, o se avessi gradito osservarle ancora un po’, prendendomi alla sprovvista.

Non so perché, ma le risposi d’istinto che le avrei volute vedere ancora: Bettina si mise a ridere, e voltandosi verso di me, mi saltò in braccio sulla sedia, dicendomi che si era accorta che ero già abbastanza voglioso, e che non vedevo l’ora di trombarmela senza tanti se né troppi ma. Non potevo mentire, e infatti, le dissi che la volevo tutta per me, che oltre ad essere in gamba come avvocatessa, era pure una strafiga da paura, che mai e poi mai mi sarei lasciato scappare.

Così Bettina si lasciò andare, iniziando a baciarmi, e poi, a scendere fino al mio cazzo, finché se lo tirò fuori, e in mano, lo prese in bocca rumorosamente: aveva una voglia tremenda di succhiare e leccare, e in effetti, sentivo tutta la sua passione mentre lo faceva, al punto che non si fermò nemmeno quando, per puro caso, Paola arrivò alla porta a bussare e, aprendo pian piano, la sgamò in pieno con il mio cazzo tra le labbra, ridendo ed andandosene tutta divertita.



Bettina continuò, e poi, sollevandosi, mi mise la sua figa letteralmente in faccia: io non potei resistere e, sentendola tutta per me, dopo averle levato vestiti e mutande, mi dedicai a leccarla per bene, e a succhiarla, giocando anche con le mie dita a penetrarla, facendola impazzire sulla scrivania del suo studio, dimenticandoci di tutto e di tutti, mentre ormai, con quei bei preliminari focosi, lei era già su di giri e, poco dopo, ansimando sempre più forte, si lasciò andare in un lungo gemito di godimento.

Era già venuta, ma talmente così in modo intenso e forte, che mi fece venire ancor più desiderio di scoparla lì in ufficio: la sollevai, e quindi, andando a sistemarmi sulla sedia, le dissi di scoparmi a smorzacandela, perché volevo vederla fottermi il cazzo, con passione e tutta la sua troiaggine, perché sapevo che sarebbe diventata la mia puttana, quel giorno, e quando fu sopra di me, iniziai subito a sculacciarla, e dirle che volevo mi fottesse di più, senza fermarsi mai, perché ormai ero lì lì per venire.

Spruzzai fuori tutta la mia sborra nella sua figa, con lei che continuava a salire e scendere sul mio cazzo, schiantandosi sul mio bacino come una troia infoiata: poi, dopo avermi fatto venire, si sollevò dal mio cazzo, e mi mostrò la sua figa che pian piano espelleva la mia sborra. Mi guardò con quell’aria da vera troiona vogliosa, e quindi, mi disse che la consulenza era un regalo per me, così come io le avevo regalato un orgasmo incredibile durante i preliminari.

La guardai, la baciai, la strinsi a me, e le dissi che era unica: e che sarei tornato a trovarla per altre consulenze. Lei rise di gusto, e mi disse che mi aspettava, magari alla fine della giornata…

Fre si è fatto fare una bella consulenza al cazzo: e dando uno sguardo al suo racconto erotico, si direbbe che se l’è goduta per davvero…

Una consulenza focosa al mio cazzo, di Fre di Pavia.

Prima edizione: marzo 2016, by Atlantia Media.

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Una risposta a Una consulenza focosa al mio cazzo

  1. Cazzoingrossato dice:

    La voglio pure io

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