La capa l’ha preso di nuovo di dietro

Dopo quella memorabile trombata in ufficio con la mia capa, per un po’ di tempo le cose si erano rasserenate in ufficio: Francesca era un po’ meno tesa, io la guardavo con nuovi occhi e, anche se mi rimproverava di tanto in tanto, la osservavo e pensavo a quanto le era piaciuto farsi sfasciare il culo da me, farsi liberare da tutta quella voglia di controllo e di essere sodomizzata senza alcun ritegno.

Così pure quel martedì verso l’ora di pranzo, quando Francesca sembrava andare di fretta perché aveva un appuntamento importante, io decisi di farmi avanti e di saperne di più, perché non mi piaceva proprio l’idea che la mia capa si facesse sfasciare il culo da qualcun altro, volevo essere soltanto io a metterle il cazzo in quel magnifico buchino, sentendolo mio come se fosse la mia tipa.

Quindi mentre tutti gli altri se ne uscivano per andare a fare un po’ di pausa, io passai per il suo ufficio: siccome Francesca mi permetteva di entrare senza bussare, perché aveva concordato con me un segnale segreto, tre colpetti veloci sulla maniglia, ripetei anche quel giorno il nostro rito, e quindi aprii la porta e entrai nel suo ufficio, trovandomela di fronte mentre si stava cambiando i vestiti.

Me la trovai con i pantaloni da ginnastica, la maglietta e un paio di scarpe da tennis, sempre fashion perché a lei piaceva essere sempre trendy anche nelle sue attività meno impegnative: e quando mi vide davanti a lei, mi sorrise, chiedendomi se non andassi pure io a pranzo con gli altri, essendo ora e meritando di sicuro una bella mangiata dopo tutto quello che avevamo fatto in azienda.

Le dissi che non avevo granché fame, quel giorno, perché in effetti avevo già mangiucchiato qualcosa in mattinata, e di conseguenza, se avesse voluto le avrei fatto compagnia, magari andando a correre in qualche bella location, un posto dove poterci distendere i nervi, oltre a poterci allenare in maniera soddisfacente, perché dopo tutte quelle ore trascorse ad una scrivania, ce n’era davvero bisogno.

Francesca sorrise soddisfatta, quasi come se avesse voglia di compagnia, per riuscire ad esorcizzare quella lunga mattinata di lavoro che sembrava interminabile, soprattutto perché i telefoni squillavano in continuazione, come se la gente avesse bisogno ripetutamente di consigli e risposte di ogni genere, a questione anche semplici ed apparentemente di poco conto, di quelle tipiche della quotidianità.

La mia capa era lì che mi guardava, e quindi, mi chiese se avessi pure io dei vestiti per cambiarmi e fare esercizio, perché andando a fare una corsa come quella che lei aveva in mente di fare, mi sarei ritrovato quantomeno tutto bagnato, senza potermi cambiare, trasformandomi in un vero e proprio incubo per tutto l’ufficio, considerando come non fosse possibile anticipare la fine di quella giornata.

Quando il mio occhio però cadde sulle sue cosce e sui suoi fianchi, ben fasciati da quei pantaloni da ginnastica, mi sentii il cazzo crescere di colpo nei pantaloni, e quindi, dissi a francesca che non c’era proprio bisogno di andare a fare esercizio, perché io ero già pronto a farlo, anche meglio di quanto avevo fatto in passato, essendo ormai abituato a reggere la competizione sul lungo termine.

Sulle prime, Francesca non capì: ma quando la sollevai di peso e la strinsi a me, i suoi occhi si illuminarono di un desiderio vero, autentico, di una voglia incredibile di essere posseduta: e me lo disse apertamente, senza alcun riguardo “mmmm, dai Alex, sfondami di nuovo, fammi vedere che sai come far godere la tua capa, che sai bene quello che vuole la tipa che ti striglia tutti i giorni al lavoro” e io le dissi “mmm, capa, ti voglio davanti e dietro.”

E poi le dissi “ma in realtà tu sei così dolce con me, che non mi strigli mai” e lei disse “se non mi sfasci per bene oggi, vedi come ti striglio io” e rise tutta presa da quel momento eccitante, prima di farsi sistemare sulla scrivania, perché le potessi sfilare perizoma e pantaloni, e mi ritrovai di fronte agli occhi quello splendore di figa, un vero capolavoro della natura, che leccai e succhiai con impeto, levandole subito il fiato, sentendola eccitarsi.

Francesca si lasciava fare, e anzi, mi spingeva sempre più verso di lei, mi arraffava la testa e mi spingeva a lei, dicendo “ciuccia, lecca, ohhhhh siiii, daii Aleeeexx, non ti fermare, sto per venire, daiiiii, ohhhhhhhhhhh siiiii, di piuuuuù, di piùùù, ohhhhhhhhhhhhhhhhhhh siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii” e si lasciò andare con una goduta lunga e piena, con le gambe che si rilassarono, come se ormai era già pronta a farsi fare di tutto e di più.

Poi mi disse “fammi godere con il tuo cazzo, ti prego, dammelo tutto, ma davvero tutto, sbattimelo dentro con forza e senza ritegno, sfasciami tutta” e io non mi feci pregare: dopo averglielo passato in bocca fino a farlo arrivare in gola, sentendola strozzarsi ed eccitarsi, lo tirai fuori bello insalivato, e poi, glielo schiaffai in quella figa calda e bagnata, piena di desiderio, e cominciai a stantuffarla a dovere, spingendo talmente forte da farla strillare.

La scrivania scricchiolava sotto i nostri colpi, il mio cazzo entrava ed usciva dalla sua figa, in fiamme, e Francesca si eccitava e godeva sempre di più, mi implorava di sfondarla di più, di scoparla più velocemente, di aumentare il ritmo perché stava per venire un’altra volta, e in effetti, qualche istante più tardi ebbe un altro clamoroso orgasmo che la lasciò senza fiato, mentre gemeva e cercava di riprendersi da quell’estasi di piacere.

Poi la presi in braccio, e la voltai, mettendola di nuovo al bordo della scrivania, stavola in piedi: mi appoggiai dietro di lei, e glielo ficcai nuovamente dentro, facendolo entrare fino in fondo, facendoglielo gustare tutto senza risparmiarle nemmeno un centimetro, perché sapevo che sarebbe esplosa in un orgasmo se possibile ancor più travolgente del precedente, proprio perché lei era già su di giri e non si sarebbe fermata fino all’apoteosi.

Spinsi e le schiaffeggiai il culo, sempre più forte, facendoglielo diventare rosso, mentre gridava e si eccitava, ansimava e gemeva, e mi pregava perché la sfondassi di nuovo, ci dessi dentro ancor di più, le slabbrassi quella figa ormai rovente per quanto aveva preso il cazzo, e di lì a poco, Francesca si accasciò letteralmente sulla scrivania gemendo e godendo, lasciandosi andare all’ennesimo orgasmo, mentre io volevo il suo culo.

Glielo dissi senza ritegno “Francesca, voglio il tuo culo, lo voglio davvero, dai che ti sborro in culo” e lei mi disse “sfasciamelo, ma la sborra stavolta la voglio tutta in bocca” e quindi le infilai il cazzo dentro, spingendolo piano e poi, dopo un po’ lasciandolo scorrere avanti e indietro senza tregua, perché mi piaceva il suo culo, mentre lei quasi piangeva in un’estasi di piacere e di dolore, sconvolta da quel momento in cui era completamente mia.

Appena sentii i primi stimoli della sborrata, tirai fuori di corsa il cazzo, ed andai a metterglielo tutto in bocca, prendendole la testa, e spingendola sul mio cazzo, con lei che si lasciava guidare come una troia impenitente, mentre si ingoiava il cazzo senza ritegno, con una voglia matta di sborra: e qualche istante dopo, in effetti, rilasciai nella sua bocca una tale quantità di sborra che praticamente si strozzò, mentre aveva il cazzo in bocca, e un po’ le andò anche di traverso.

Quindi si tirò fuori il cazzo di bocca, cercando di riprendere il fiato, e mi guardò con una faccia da puttana dicendomi “ahhhh, cazzo, mi hai fatto di tutto oggi, mi hai proprio strasfasciata, e mi hai pure riempita la bocca con la tua sborra, mi hai quasi fatta affogare con il tuo seme, sei davvero unico” e io le dissi “Francesca, sei una donna davvero unica, hai una voglia pazzesca, ti lasci andare, non ho mai incontrato una gnocca come te così disinibita”.

E lei mi disse “ehh, sono la tua capa, ma sono pure la tua schiava non appena vedo il tuo bel cazzo duro e lungo…” e io le dissi “ti amo Francesca, davvero, sei solo da amare” e mi rispose con un sorriso, abbracciandomi e stringendomi a lei.

Che strafiga Francesca, davvero unica nel modo di darsi al suo collega: e stavolta l’ha proprio fatto stragodere, rubandogli anche l’ultima goccia di sborra.

La capa l’ha preso di nuovo di dietro, di Alex di Bologna

Prima edizione: Marzo 2017, by Atlantia Media.

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