Antonella la schiava del mio cazzo

Una vogliosa nata in cerca di soddisfazione

Una persona che mi affascina sempre, ogni volta che arriva nel nostro ufficio, è sicuramente Antonella: bionda, alta al punto giusto e anche scherzosa, è una donna che sembra sempre scherzare e fare battute a doppio senso, ma in realtà, secondo me è proprio una che desidera veramente trasgredire e, oltre alle parole, a volte vorrebbe pure passare ai fatti, anche se probabilmente non si fa abbastanza coraggio e finisce per abbandonare questa sua volontà.

L’altro giorno, appena arrivata in ufficio quando io stavo per smontare per la pausa pranzo, l’ho vista particolarmente su di giri e desiderosa di attenzioni, quasi come se, per sentirsi bene, avesse bisogno di essere sempre lusingata: a me non dispiace, certamente, farle notare quanto sia affascinante con quel suo modo di muoversi, e ancora, con quei suoi vestiti sempre perfetti, quasi studiati su misura per mettere sempre in risalto il suo fascino, la sua femminilità.

Guardandola muoversi attorno alla mia scrivania, alla ricerca di alcuni documenti, e ogni volta fermandosi di fronte a me con quel suo bel culo avvolto in quei pantaloni di pelle belli stretti, mi faceva venire una voglia tremenda di darle una sculacciata e di stringerla a me: mi sembrava infatti che facesse di tutto per mettere in mostra il suo culo, e così, a un certo punto mi son fatto coraggio e ho rotto gli indugi, dandole una sonora sculacciata e dicendole che era troppo provocante.

Non si staccava dal mio cazzo

Ridendo soddisfatta, di profilo, Antonella mi ha lanciato uno sguardo da vera pantera vogliosa, e mi si è buttata addosso, dicendomi che ora erano cazzi miei: aveva voglia di trombare, e non si sarebbe fermata finché il mio cazzo non ce l’aveva dentro. Mi sbottonò i pantaloni e si infilò nei boxer, slinguazzandomi tutto, mentre io le dicevo che era troppo figa e troia, e non vedevo l’ora di farmi montare da lei, e di farci una indimenticabile trombata in quell’ufficio.

Il suo modo di muoversi, le sue occhiate vogliose, le sue leccate e succhiate, quelle belle labbra corpose al punto giusto per riuscire a conquistare il mio cazzo, in poco tempo mi hanno fatto perdere la testa, facendomi desiderare una bella ed appassionata trombata, senza perdere altro tempo, e in effetti, con le mie dita già mi stavo divertendo a preparare la sua bella fighetta e il suo culetto alle mie attenzioni, spingendola a muoversi in un certo modo, finché arrivò il momento di spogliarla.

La vedi levarsi i vestiti con foga, mentre io ero già carico, e mi sistemavo in modo tale da poterla accogliere: seduto comodo sulla mia sedia, la vidi avvicinarsi a me e, quindi, a sollevarsi quanto bastava per montarmi sopra, facendosi entrare il mio bel cazzo nella sua figa, che scendendo su di me si divorava già tutto, mentre Antonella già si eccitava e ansimava, perché era già stimolata al punto giusto dai movimenti, con piccoli gemiti e, ancora, con le sue mani che strusciavano sulle mie palle.


Mi fotteva senza pietà, con intensità e una voglia indicibili, che la spingevano a desiderare ancor di più il mio cazzo, fottendomi sempre più forte e senza fermarsi mai, come se ormai sentiva di essere capace di conquistare il mio desiderio, in un vero e proprio vortice di passione: io la guidavo dai fianchi, a muoversi sempre più intensamente, e poi, a un certo punto decise che era giunto il momento di cambiare posizione, perché voleva prenderselo tutto in modo diverso.

Si voltò e, quindi, allargandosi in modo deciso la figa, si infilò il mio bell’uccello dentro di lei, iniziando a scoparmelo così: si muoveva in modo divino, mostrandomi quel bel culo che scendeva poeticamente su di me, creando in me delle sensazioni meravigliose, con la mia mano che la guidava, e la spronava a trombarmi di più, perché era troppo bello, e pure a lei piaceva, per quanto ansimava mentre trombava su e giù, in modo intenso, come se non volesse perdere nemmeno un istante.

Era davvero troppo su di giri per contenersi, e in effetti, pian piano iniziava a lasciarsi andare con gemiti e versi vari, creando una situazione che mai avevo vissuto prima: trombare con una collega alla mia scrivania, mentre questa gridava di piacere, io ansimavo con la sborrata ormai pronta, e non vedevo l’ora di liberare finalmente tutta la mia carica di vita dentro di lei, che era così abile e irresistibile nel cavalcarmi il cazzo, ormai esausto dopo così tanto piacere.

Così finalmente mi lasciai andare e riempii per bene la figa di Antonella, con un lungo gemito: lei si voltò con quella faccia da vera troiona, e sorridendo, mi disse che quello che voleva era sentirmi venire dentro di lei…

Scopagli il cazzo, Antonella, e non fermarti mai: Bud ci deve regalare tanti altri racconti erotici così ricchi di dettagli eccitantissimi!

Antonella la schiava del mio cazzo, di Bud di Ferrara.

Prima edizione: marzo 2016, by Atlantia Media.

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Una risposta a Antonella la schiava del mio cazzo

  1. Virgilio dice:

    Wow, complimenti per questo racconto!

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