Un’amichetta che non sapeva tenersi a freno

Sembrava saltellare tra un cazzo e l’altro

Tra le tante stronzette che giravano nella nostra compagnia, una in particolare, era solita provocare tutti gli uomini e, poi, dopo aver lanciato il sasso, nascondeva la mano, dicendo anzi di essere una poveretta finita in mezzo ad una marea di morti di figa, che non sapevano minimamente tenersi a bada, soprattutto quando la vedevano con un paio di tacchi e con il culo di fuori mentre camminava sculettando.

Eppure, quella troietta di Tamara, per quanto cercasse di nascondere quelle che potevano essere le sue fantasie erotiche, in realtà, non riusciva minimamente a far credere a tutti noi che, con quei gesti e con quelle parole, non ambisse a farsi aprire per bene la fighetta dai nostri cazzi, e perché no, pure di pigliarselo in culo per assaporare fino in fondo quelli che erano i nostri desideri in fatto di erotismo.

Tutto andò sempre alla stessa maniera, con lei che si fotteva sempre qualcuno di diverso nella nostra compagnia, almeno fino a quel giovedì sera di un paio di settimane fa, quando anziché farsi trovare al solito posto per il nostro incontro con gli altri, mi chiamò già nel pomeriggio, dicendomi che aveva bisogno di un favore e voleva andassi direttamente a casa sua piuttosto che scendere in città con gli altri.

Ma quando vedeva il mio andava in estasi

Fece finta di nulla con il resto della compagnia e, quindi, mentre gli altri sapevano che io quella sera sarei andato via per lavoro altrove, di colpo, mi ritrovai sul suo divano senza che ne avessi avuto un’anticipazione: lei aveva voglia di cazzo, e me lo disse non appena richiusa la porta e stavamo bevendo qualcosa insieme, che quella sera non sarebbe stata sicuramente un normale incontro tra di noi.

Si era già preparata per bene in modo provocante, mettendo ben in vista le tette, e poi anche sculettando bene mentre andava da un ambiente all’altro in casa: sapeva benissiomo che pure io ne avevo voglia e, quando venne il momento di sistemare il suo PC, mentre io mi occupavo di controllare le cose allo schermo, ne approfittò per mettermi le tette in faccia, dicendomi che voleva gliele leccassi.

Non mi tirai indietro e, anzi, la mia lingua e le mie labbra iniziarono a giocare con i suoi capezzoli, facendola eccitare e bagnare: nello stesso tempo, lei si infilava il suo indice in figa, e poi ansimava, dicendo che ne voleva di più, e che ora era la volta del mio cazzo, che non sarebbe rimasto asciutto per troppo tempo, con una troiona infoiata come lei, che non vedeva loro di farsi sfondare davanti e di dietro.



Quindi mi spinse via dal computer, e facendomi finire sul divano, con un modo di fare un po’ selvaggio, mi fu sopra, stracciandomi quasi i pantaloni di dosso, e quindi, guidò la sua testa su di me, perchè non vedeva ormai l’ora di divertirsi con il mio membro infuocato: e quanto era appassionata con quella bocca, che ormai non voleva altro che il suo leccalecca gigante, da preparare poi ad un altro trattamento speciale.

Prima di iniziare a fottermi, però, mi disse che non poteva farlo senza goldone: così tirò fuori da un cassetto un profilattico, e me lo mise con la bocca, facendolo scorrere tutto sul mio cazzone, che ormai era pronto per essere scopato a dovere da quella furia vogliosa, che aveva già la figa in fiamma, e che non poteva aspettare più per iniziare a sentirsi in mezzo alle cosce quel bel cazzo duro.

Mi fece sdraiare con decisione sul suo tappeto del suo salotto, e poi, spingendosi sopra di me con decisione, mi montò sopra con la sua figa, facendoselo entrare tutto dentro: era eccitatissima, e già dalle prime penetrazioni, iniziò a bagnarsi in una maniera incredibile, sbrodolando sul mio bacino tutti i suoi umori, mentre pian piano si scaldava sempre di più e desiderava di essere trombata come una troia in calore.

Tamara spingeva, e poi si fermava, e poi tornava a montare con decisione, finché a un certo punto mi disse che era tempo di fare qualche cosa di insolito e di piacevole: si levò il cazzo dalla figa, mi sfilò pure il profilattico, e poi, si sfregò la mia cappella sul suo buco del culo, per prepararsi a fottermi pure da dietro, mentre davanti voleva che continuassi a tormentarle il clitoride con le mie dita.

Non mi feci pregare e, quando sentii il mio cazzo stretto dentro di lei, mi sentii quasi avvolto in una dimensione paradisiaca: di colpo, il godimento si fece irresistibile, il suo movimento lento e profondo, capace di levarmi il fiato e farmi gemere, mentre pure lei, a forza di farsi sditalinare la figa, non ne poteva più e, di lì a poco, sarebbe venuta senza alcun freno inibitorio.

Ansimò sempre più forte, spinse con decisione e, quindi, si lasciò andare: subito dopo, anch’io liberai la mia lunga sborrata dentro il suo culo, e non feci altro che disetendermi perché non ne potevo più di farmi trombare da quel magnifico e stretto culo. Quindi ci rialzammo dal tappeto, e finimmo in bagno a sistemarci: Tamara mi chiese se mi era piaciuto farmi fottere dal suo culo, e poi scherzando, mi disse che quello era nulla.

Quindi ci preparammo una piacevole cena a casa, e rimanemmo a ridere e scherzare tra la cucina e la sala, rilassandoci dopo tanta fatica…

Non male l’avventura di sesso di Gianmarco, che si è lasciato andare per bene con la sua amichetta: e a voi è piaciuto il suo racconto erotico?

Un’amichetta che non sapeva tenersi a freno, di Gianmarco di Viterbo.

Prima edizione: febbraio 2016, by Atlantia Media.

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Una risposta a Un’amichetta che non sapeva tenersi a freno

  1. Anonimo dice:

    Certo che gente cosi io non ne conosco mai, come e possibile?

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