Una fighetta alla fermata dell’autobus

Si era fatta davvero carina

L’altro giorno, stavo passando per la strada e, mentre camminavo in direzione della biblioteca, mi son accorto che alla fermata dell’autobus c’era Jessy, la figlia della portinaia del mio palazzo, che era seduta sui gradini in attesa che arrivasse il suo autobus: dopo averla salutata un attimo, le ho chiesto come andasse e, mentre stavamo parlando del più e del meno, mi ha chiesto se potessi farle delle ripetizioni.

Non andava granché bene in inglese, e siccome non voleva comunque rovinare la sua pagella a causa di un brutto voto in quella materia, aveva proprio bisogno di una mano: le dissi che l’avrei aiutata, tanto si trattava semplicemente di scendere due rampe di scale, e avrei quindi potuto aiutarla a risolvere i suoi compiti in poco tempo, senza che dovesse ammattire per capire quelle cose che non le entravano in testa.

Ci organizzammo subito per la stessa sera: sarei passato io da lei, e quindi, insieme avremmo studiato per almeno un’oretta, prima di cena, così poi avremmo avuto anche tempo, rispettivamente, di sbrigare le nostre rispettive faccende domestiche. Per le 18, sarei stato da lei, e avremmo dato vita ad un bel ripasso di inglese, perfetto perché superasse i suoi test in modo eccellente.

Non si è fatta pregare per scopare

Appena arrivato a casa sua, salutai quindi pure sua madre, Marisa, che si stava un attimo rilassando dopo la sua lunga giornata di lavoro: era separata dal marito e, oltre ad essere fuori casa per quasi tutta la giornata dal mattino, doveva pure occuparsi di tutto il resto, tenendo pure in ordine il nostro palazzo, che era comunque popolato da gente piuttosto ben educata, che non dava grandissimi problemi.

Quella sera, Marisa aveva il turno del bucato e, inoltre, doveva pure fare un po’ di spesa: decise quindi di andare a sistemare il bucato, e poi, ci disse che sarebbe tornata, per uscire di nuovo ed andare a comprare qualcosa per la cena e il giorno dopo. Nel frattempo, noi eravamo già assorti nei nostri esercizi e, quando Marisa risalì per uscire, ci salutò velocemente senza fermarsi a lungo con noi, che avevamo quasi finito.

Qualche minuto dopo, Jessy mi disse che era tutto a posto, per quella sera, e che potevamo pure sospendere le cose: le sorrisi, e lei mi ringraziò per come ero riuscito ad aiutarla a risolvere quei problemi, che senza di me non ce l’avrebbe mai fatta e, così, di istinto mi si gettò tra le braccia, dandomi un bacio, e guardandomi con quei suoi occhi profondi, che sembravano nascondere ttuta la sua passionalità.



Mi feci prendere dalla situazione e, di fronte a quella bella fighetta fresca e vogliosa, non potei non lasciarmi andare con lei: iniziai ad accarezzarle i capelli, poi, le mie mani scesero sulle sue tette, e quindi, sul suo bacino, facendosi strada nei suoi pantaloni, fino ad arrivare alle mutandine e, quindi, alla sua fighetta, che già era abbastanza bagnata, segno che già si era eccitata e desiderava andare oltre.

La sua dolcezza nel muoversi, i suoi gesti e il suo ansimare leggero, mi fecero eccitare ancor di più, e così, la presi in braccio e la portai sul suo letto, velocemente, per poi iniziare a spogliarla: mi trovai quelle belle gambe di fronte agli occhi, e poi, le mie mani si fecero strada, allargandole la figa, mentre la mia lingua iniziava a farla godere, stimolando le sue voglie più segrete, in quella serata d’inverno.

Jessy si dimenava, godeva, e voleva provare emozioni più forti: il mio modo di regalarle dei preliminari da sogno, la fece eccitare ancor di più, spingendola a voler il mio cazzo dentro di lei, e così, tirò fuori dal cassetto della sua scrivania un bel preservativo, che mi disse di mettere subito, perché voleva trombare, e in fretta, prima che sua madre potesse ritornare e trovarci in quello stato.

Si mise a pecorina sul letto, e quindi, mi implorò di farlo entrare con forza nella sua fighetta: lo spinsi con decisione dentro di lei, e la sentii irrigidirsi per il godimento, perché probabilmente era già pronta a venire, anche perché i preliminari abbondanti l’avevano preparata ad un orgasmo esplosivo, considerando come mi incitava a fotterla come se non ci fosse un domani, trombando divinamente con lei.

Il mio cazzo si muoveva agilmente, avanti e indietro, in quel magnifico pertugio che sembrava essere studiato per regalare sensazioni uniche: in meno di cinque minuti, quindi, Jessy era venuta gridando con soddisfazione il suo piacere, dicendomi che lo voleva provare pure in culo, perché il mio cazzo le piaceva da morire, e poi, pure a me sarebbe senz’altro piaciuto godere in quel culetto stretto.

Le dissi se potevamo farlo senza preservativo e, lei, annuì: lo sfilai, le misi il mio cazzo un po’ in bocca, il tempo di farmelo succhiare in punta, e poi, mi girai di nuovi dietro di lei, e spinsi piano piano per entrare nel suo culo, che sembrava pronto a regalarmi le migliori sensazioni. Al primo contatto, ebbe un gridolino di dolore, mai, abituandosi a sentirlo entrare ed uscire, si eccitò, vedendo come godevo di brutto.

La trombai così per alcuni minuti, dopodiché, mi lasciai andare in una sborrata indimenticabile: il suo culo era pieno, e quando tirai fuori il mio cazzo, iniziò pure a traboccare il mio seme. Jessy mi guardò, rise, e disse che era troppo una troia: l’appuntamento era per la prossima lezione di inglese, dove avremmo sperimentato pure dell’altro insieme…

Aspettava l’autobus e, invece, si è lasciata trombare come una gnocchetta in calore: Jessy ha fatto godere divinamente Andy e gli ha regalato una storia di sesso da antologia.

Una fighetta alla fermata dell’autobus, di Andy di Padova.

Prima edizione: febbraio 2016, by Atlantia Media.

© copyright MMXVI by Atlantia Media. Tutti i diritti riservati

Taggato , , . Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Una risposta a Una fighetta alla fermata dell’autobus

  1. Anonimo dice:

    Aspetta e spera…che te la dia 😀

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.