Si allenava per fottermi meglio l’uccello

Una strafiga sempre più gnocca

Quando con Anna ci siamo incontrati per la prima volta durante una pausa al locale sotto l’ufficio, sin dal primo istante, mi sono reso conto che sarebbe nato qualcosa di insolito, considerando come questa gnocca fosse troppo irresistibile – e peraltro ben disposta – per restare unicamente un lontano obiettivo di una caccia alla figa: e in effetti, poco tempo dopo, ho avuto la prova che proprio non mi sbagliavo nei riguardi di questa splendida tipa piena di fantasie e di voglia di eros.

Dopo un paio di caffè, infatti, l’occasione per trascorrere una pausa di mezzogiorno davvero infuocata mi si è presentata prima ancora che me l’aspettassi: due settimane, infatti, è passata a domandarmi un favore, ma poi si è fermata a chiacchierare con me – vedendo che non c’erano altri colleghi presenti – e così, tra una parola e l’altra, complice forse anche un paio di occhiate maliziose, siamo finiti a trombare sulla fotocopiatrice dell’ufficio, mentre gli altri erano via a mangiare.

Quell’episodio non è stato tuttavia l’unico, considerando come poi Anna ogni volta che entrava in ufficio mi guardava con un’aria da vera porca vogliosa, quasi come se volesse suggerirmi di fare il bis: e alla fine, l’occasione per tornare a divertirci con il sesso ci è capitata di nuovo, ma non in azienda, bensì a casa sua per puro caso un sabato mattina, quando passando da quelle parti l’ho vista in giardino a fare degli esercizi in tenuta ginnica come una vera e propria atleta.

Si allenava per essere perfetta quando trombava

La salutai guardandola sorridendo e, lei, notando proprio quella mia espressione, sorrise a sua volta e mi disse “non pensavi che fossi così atletica, non è vero?” e io le risposi “beh, una strafiga lo sei di sicuro, ma non credevo ti allenassi con questo impegno”, al che mi invitò ad entrare nel giardino a trascorrere un po’ di tempo in sua compagnia, dicendomi che tanto non aveva altro da fare che fare esercizio, quindi, avrei potuto tranquillamente assistere e magari tenere anche il ritmo.

La guardai piegarsi a più riprese sulle ginocchia, con una determinazione tale che rimasi stupito, ma poi, ad un certo punto si girò verso di me e mi disse in modo chiaro “cosa pensi, che l’Anna che ti trombi non si tenga in forma così?” e io le dissi “certo che se questi piegamenti li facessi fottendomi il cazzo, la cosa non mi dispiacerebbe per nulla, sai?” e lei mi guardò con un’espressione piena di luce e di desiderio, e mi disse “dai, allora l’allenamento continua all’interno di casa.”

E così entrammo nella sua abitazione, che non avevo mai visto prima, ma mi trovai subito a mio agio quasi come se fosse una casa che frequentassi da sempre: e dopo aver richiuso la porta dietro di sé, le afferrai quei glutei così in forma e glielo dissi chiaramente “non sai quanto ti sfonderei quel culo, Anna, davvero” e lei mi rispose “allora fammi vedere come sei all’opera, non limitarti a dirmelo” al che la spinsi sul divano, e poi, le levai i pantaloni quasi strappandoglieli di dosso.

Quindi trovai la sua fighetta bella calda e vogliosa, e cominciai a giocarci con le mani, sgrillettandola: la masturbai in un modo talmente intenso e veloce che la sentii strillare per il piacere, eccitandosi come una troiona, ed ebbe un orgasmo praticamente fulmineo, al quale seguì pure una squirtata clamorosa: la guardai e le dissi che non sapevo potesse essere così intenso il suo modo di vivere gli orgasmi, e lei, mi disse che ancora non avevo visto nulla di particolare da quel punto di vista.

La osservai con sguardo stupito e, poi, tornai alla carica, ma stavolta con la lingua, sentendola tutta bagnata e calda, stimolandola quanto bastava per farla eccitare ancor di più, preparandola al mio bel cazzo duro, che le strofinai sopra le grandi labbra come un torcia ormai infuocata: mi guardò con gli occhi di una cerbiatta vogliosa, e poi, mi disse semplicemente “scopami come se non ci fosse un domani”, al che iniziai a spingerglielo dentro e fuori con una forza mai vista.

Sentirlo dentro di lei, stantuffandolo così velocemente nella sua fighetta, mi fece eccitare ancor di più: era calda e bagnata, ormai pronta a sentire che cosa volesse dire gustarsi un bell’orgasmo con un cazzo esplosivo, ed io sapevo che non avrei retto a lungo il piacere di penetrare quella splendida fighetta calda e stretta, che mi sembrava proprio perfetta per trattenere il mio bell’uccello dentro di lei, preparandomi davvero per svuotare in modo completo quelle palle piene di sborra che avevo.

Quindi la sistemai a pecorina, e poi, glielo spinsi dentro ancor più forte dentro, sentendola eccitarsi come una troia, mentre io entravo ed uscivo da lei come se non ci fosse altro di importante da fare al mondo, finché il mio uccello mi diventò così caldo e pronto a sborrare, che lo tirai fuori dalla sua figa, glielo feci segare con le mani e la bocca e, poi, le dissi “dai, fatti sborrare in faccia, dai, fammi venire sulla tua faccia” e lei me lo segò ancor più velocemente, facendomi trasalire dal piacere.

Pochi istanti dopo sentii le prime spinte della prostata e i primi schizzi giunsero sulla sua faccia vogliosa, prima sulla bocca e il naso, poi anche sull’occhio destro e sulla fronte: vederla così, piena della mia sborra in faccia, mi fece eccitare ancor di più e glielo dissi chiaramente “sei la mia troia, Anna” e lei si voltò verso di me sorridendo soddisfatta…

A lei piaceva mettersi subito all’opera con il cazzo, dimostrando un’abilità superlativa nel regalare emozioni indescrivibili come quelle narrate nel racconto erotico di Leonardo.

Si allenava per fottermi meglio l’uccello, di Leonardo di Treviso

Prima edizione: Settembre 2016, by Atlantia Media.

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