Ginnica e forte: la perfetta trombamica

Avere una trombamica per le serate migliori

Dopo aver detto addio ad una tipa con la quale stavo da tantissimo tempo, e aver scoperto le peggiori nefandezze femminili con quest’ultima, ho deciso che non mi sarei impegnato di nuovo, tanto facilmente, in una “storia d’amore” con qualche altra rappresentante dell’universo “debole”: ebbene, così ho fatto, tornando a lavorare al massimo, ottenendo nuovi e interessanti risultati, per poi conoscere qualche affascinante ed irresistibile collega in ufficio.

E così in effetti sono andate le cose: dopo un paio di settimane, l’arrivo di una nuova collega, così ginnica e sempre in forma, mi ha spinto verso di lei, facendomi desiderare di conoscerla meglio, e di scoprire un po’ di più su di lei, perché vederla sempre così piena di energia e di felicità, mi ha posto numerosi interrogativi su quelli che potessero essere i segreti del suo benessere, così ben evidente agli occhi miei (e forse anche di tutti gli altri colleghi), creando invidie in altre persone.

Quando Serena iniziò a raccontarmi un po’ di lei, durante le pause caffè, mi accorsi che in effetti condividevamo tantissime cose, più di quelle che potessi immaginare all’inizio, in particolare per quanto riguarda le relazioni tra uomini e donne: pure lei era uscita da una storia disastrosa, con un tipo che l’aveva fatta soffrire, ed ora, lei non voleva impegnarsi oltre, ma un bel cazzo, quello, non se lo sarebbe mai fatto mancare per sentirsi sempre viva, apprezzata fisicamente, e anche per godere.

La prima trombata con lei fu da sogno

La nostra avventura da trombamici è iniziata un bel giovedì sera, quando entrambi eravamo abbastanza stanchi, ma nello stesso tempo felici, perché il venerdì sarebbe stato di festa: ne volevamo apprezzare davvero la natura felice ed insolita di quella giornata, e dopo il lavoro, andammo a farci una bella corsa insieme nel parco, perché non volevamo perdere per alcun motivo la buona abitudine di tenerci in forma e sentirci al massimo delle forze durante le nostre giornate.

Quella sera, poi, dopo aver fatto il primo percorso a corsa sostenuta, ed aver visto il culo meraviglioso di Serena di fronte a me, quando si divertiva a sorpassarmi e a dirmi che era più in forma di me, a un certo punto, le dissi di fermarsi un attimo sulla panchina, perché avevo bisogno di riprendere un po’ di fiato: dopo aver scherzato inizialmente, dicendomi che non avevo più l’età, la tirai a me ridendo, e poi, con impeto le rubai un bacio su quelle labbra meravigliose, sentendola disponibile.

Quindi la strinsi a me, e cominciammo a limonare, poi, le mie mani si mossero nel suo reggiseno, palpandole quelle belle tette, e poi andarono sulle sue gambe, per farmi strada verso la sua figa: la volevo, tutta, e volevo trombarla lì, magari dietro al cespuglio che in quel punto ci permetteva di farlo senza essere visti. Serena si lasciò fare, e quando mi accorsi che la sua figa era già bella pronta per regalarmi tutto il piacere che volevo, soprattutto se l’avessi presa nel modo giusto.



Serena prese il cazzo in bocca, me lo spompinò velocemente, ma poi, mi disse che voleva la leccassi per bene: mi si sistemò sopra, mettendomela praticamente in bocca, e io ero estasiato di fronte alla possibilità di prendermi cura della sua figa, che volevo, desideravo ardentemente, al punto che il cazzo mi scoppiava, pensando a quando finalmente sarei entrato lì dentro, e l’avrei vista godere davanti a me come una bella figona vogliosa, una ginnica e simpatica trombamica.

Continuavo a farle sentire quella che era la mia passione per la figa, e lei, nel frattempo iniziava ad eccitarsi e a perdere un po’ il controllo: si muoveva dimenandosi, poi ansimava, gemeva, voleva di più, mi diceva “leccamelaaaaaaaaaaaaaa, ahhhhhhhhh sìììììììììììììììììììì”, mentre io me lo sentivo diventare sempre più duro e volevo arrivare al momento in cui, finalmente, avrei potuto sfogare tutta la mia voglia di figa su di lei, scopandomela magari da dietro, spingendolo dentro tutto in lei.

Mentre sentiva la mia lingua divertirsi nella sua intimità, Serena prese il mio cazzo in mano, e iniziò a giocarci con passione: sfregava le sue dita, poi il palmo della mano, e poi, ci faceva cadere lentamente della saliva sopra, spalmandola con le sue dita sulla mia cappella, e giocandoci, perché sapeva che la cosa mi piaceva, sentendomi gemere, e nello stesso tempo, dicendomi che quello era solo l’inizio, e che dopo, avrei ben visto quello che voleva dire trombare con lei.

Si sistemò poi a pecorina, di fronte a me, e mi disse che ora era venuto il tempo di sfondarla selvaggiamente, di trombarla senza pietà, perché quello voleva da me, un uomo con il cazzo duro pronto a farla sentire desiderata: non mi feci pregare, e subito, glielo schiaffai in quella bella figa, iniziando ad eccitarmi e a perdere piano piano il controllo, perché sentivo che quella meravigliosa figa era perfetta per il mio cazzo, stretta al punto giusto da farlo entrare con vigore e trasmettere sensazioni uniche.

Io spingevo, e la tiravo a me, quando la penetravo con decisione: lei ansimava e godeva, strillava per il piacere, quando sentiva il cazzo sfregare per bene contro di lei, e raggiungere poi il suo utero, quel regno divino dove tutti i piaceri trovavano finalmente lo spazio per far sopraggiungere la pace dei sensi. Spingevo e godevo, entravo ed uscivo da lei come una trivella infuocata, sentivo il mio cazzo sempre più voglioso, e io desideravo godere, come lei, come due trombamici perfetti.

La sua figa era bagnatissima, un po’ tremava per il piacere, e nello stesso tempo, si chinava avanti con la testa come una troia vogliosa pronta a venire da un istante all’altro: io spingevo, la volevo tutta, le dicevo che era la mia troia, che non potevo resistere senza la sua figa, e che già pensavo a come scoparla di nuovo, perché il mio cazzo non sarebbe più stato in grado di fare a meno di lei, e del suo modo di farmi godere, di farmi toccare il cielo con un dito mentre trombavamo.

Pochi istanti dopo, poi, le ho sbrodato dentro tutta la mia voglia di figa, mentre lei gemeva e si rilassava avendo raggiunto un bell’orgasmo esplosivo, di quelli indimenticabili, dicendomi anche che era stata davvero una indimenticabile trombata all’aperto che mai le era capitato di fare in precedenza…

Le trombamiche come questa capitano soltanto ai più audaci: complimenti a Clau per la sua avventura di sesso e alla storia erotica che ci ha inviato.

Ginnica e forte: la perfetta trombamica, di Clau di Piacenza.

Prima edizione: marzo 2016, by Atlantia Media.

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