Due poppe e una faccia da vera troia

Al mare si atteggiava da troia

Jessica mi ha fatto capire quello che è l’atteggiamento di tante tipe sceme in cerca di avventura, ma che vogliono soltanto certi cazzi: al mare, era lì tra la spiaggia e il mare, a far vedere il suo culo, e poi, si divertiva a stringere le tette tra le braccia, scattando fotografie in pose provocanti, come se avesse bisogno di far schiattare di invidia qualcuno, ma senza concretizzare nulla con nessuno, con quel classico atteggiamento da puttanella che ne avrebbe bisogno di tre per darsi una calmata.

Quella stronzetta si tirava ben dentro il culo, nello spacco, il perizoma del costume: e quelle belle chiappe rotonde e sode, le esibiva come se dovessero essere un trofeo, qualcosa da adorare, un vero e proprio tesoro che nessuno si sarebbe mai lasciato sfuggire, se non a peso d’oro: e chi lo voleva, si sarebbe sicuramente dovuto sottomettere a dovere ai suoi voleri, perché con quell’espressione da puttanella in cerca di successo facile, mai avrebbe dato piacere a qualcuno così tanto per fare.

Più la guardavo e più impazzivo, perché mi sentivo sempre più conquistare da quel fantastico culetto da sogno: aveva un aspetto davvero da sogno, ma poi, sotto sotto quel suo fare la stronzetta mi eccitava, perché mi immaginavo come dovesse essere in realtà, vale a dire, una tipa bella timida, di quelle che appena glielo mettevi dentro, non si riusciva più a trattenere, e si sarebbe lasciata scappare magari qualche gemito un po’ più forti, di quelli da eccitarsi veramente per bene.

Quando mi avvicinai a lei, per chiederle banalmente se avesse una sigaretta, lei mi rispose in modo abbastanza simpatico: non era del tutto convinta probabilmente che fosse una buona idea darmi confidenza, ma d’altro canto, mi sono accorto che osservava la mia tartaruga e le mie gambe, ma è quando si è soffermata sul cavallo, distrattamente, che mi son preso una sorta di rivincita morale, dicendole “ti affascinano i muscoli?” a cui lei ha risposto con un “non male, sei davvero in forma!”.

Poi quando l’ha preso in culo strillava

L’ho guardata e l’ho ringraziata con un sorriso, dopodiché, mi son fermato un attimo a parlare con lei, chiedendole di dove fosse: era in vacanza in Costa, ma veniva da Milano, e sarebbe rimasta lì per un mese a rilassarsi, per poi ritornare al lavoro e a tutte le solite paranoie. Così l’ho invitata a pranzo con me, e lei, di fronte alla possibilità di farsi una bella scorpacciata a base di pesce, mi ha detto di sì: sarebbe venuta a pranzo con me, ma solo dopo aver goduto un po’ del sole.

Mi son quindi soffermato di nuovo, fumandomi la mia sigaretta, e mentre tiravo e le parlavo, i miei occhi continuavano a scivolare in mezzo alla scollatura del costume, finché a un certo punto lei mi disse “a me piaceranno anche i muscoli, ma te hai un debole per le tette: o mi sbaglio?!” al che, un po’ imbarazzato e un po’ divertito, le risposi “hai ragione, ma di fronte ad una supergnocca come te, non ci si può certo bendare gli occhi o guardare da un’altra parte”.


Jessica mi disse “grazie per la supergnocca, ma non penso di essere così tanto affascinante”, mentre io le dicevo “non sei affascinante, sei proprio una strafiga da concorso: perché non partecipi alla sfilata sul lungomare, stasera?” e lei “esagerato, non mi farebbero arrivare all’ultimo posto” e io di nuovo “non ci sarebbero abbastanza premi per omaggiare una bellezza simile, credimi…. tra l’altro, non mi hai detto come ti chiami” e lei “Io sono Jessica; e tu?” “io Matteo”.

E la nostra conversazione continuò ancora un po’, finché poi, sedendomi al mio fianco, lei allungò la mano per prendere le sigarette, ma mi toccò innavertitamente tra i coglioni “scusami, Dio mio, scusa… non volevo, che figura di merda” e io le risposi “Jessica, sei davvero troppo provocante per non lasciarmi andare, dai, toccami ancora…” e lei, guardandomi con un’espressione tra la vogliosa e la stupita “davvero vorresti sperimentare un’avventura con me?! Ne sei certo sul serio?!”

E io allora risposi “sì, ne sono più che convinto” e allora lei mi passò la mano sui coglioni, e poi sul cazzo, stringendolo con decisione e mi disse “ti piace ora? Vuoi che domini il tuo cazzo e le tue palle?!” e io “sì, mia signora, è il tempo che tu mi scopi e mi domini tutto, sono tuo!” e lei sorrise soddisfatta, dicendomi “dai, vieni con me in cabina, che ti faccio vedere come ti domino, ti passa la voglia di scherzare con me” e io “dai, non vedo l’ora che te lo assapori tutto quanto.

Appena entrati in cabina, lei mise un asciugamano per terra, e quindi, mi fece sdraiare sopra: poi, mi strappò quasi il costume di dosso, e lei, si levò le mutandine e il reggiseno, e rimase nuda sopra di me, in piedi, per poi sedersi con il suo culo sulla mia faccia, e dicendomi “dai, avanti, leccami il buco del culo e la figa, mio schiavo, dimostrami che sono la tua signora e non puoi vivere senza di me” e io, mugugnando soddisfatto, mi ritrovai quella splendida figa in bocca.

Iniziai a succhiargliela tutta, e poi, anche a leccarla, e di tanto in tanto, facevo anche vibrare il mio naso dentro di lei: Jessica iniziava ad eccitarsi, e la sentivo mugolare “mmm, sì, che bello” sottovoce, ma poi, continuava a mettermi il culo in faccia, e quindi, venne il momento in cui le leccai pure quello, adorandolo completamente, perché in realtà mi faceva davvero perdere la testa per come era perfetto, così unico, troppo hot per non lasciarmi andare del tutto a lei.

Poco dopo, lei si alzò, e quindi, prese a schiaffeggiarmi i coglioni, e poi, prese a segarmelo un po’, per farmelo diventare duro, e poi, arraffandolo sotto, lo tenne ben dritto, e poi, si voltò e, appoggiandosi sulle ginocchia, piegando le gambe, si sistemò il buco del culo sopra la cappella: “non vedi l’ora di scoparmi in culo, eh?! Ammettilo che ti piace” e io, annuendo silenziosamente, aspettai con un groppo alla gola il momento in cui lei si fece entrare il mio cazzo nel suo bel culo.

Era strettissimo, un sogno, una cosa meravigliosa: e poi si muoveva prima piano, su e giù, finché perse completamente la testa e iniziò a cavalcarmi con decisione, trattenendo dei versetti di dolore e di eccitazione, mentre il mio cazzo veniva ben scopato da lei, e io mi eccitavo, godevo, ansimavo, e mettendole le mie mani sulle chiappe, la guidavo come se volevo mi scopasse di più, come se non dovesse mai fermarsi in quel momento magico, mentre scopavo una superfiga.

Mi trombò così bene che dopo nemmeno due minuti ero già venuto dentro il suo culo, svuotandomi i coglioni che, da troppo tempo, avevano accumulato sborra da espellere: la guardai bene in faccia, era soddisfatta, con il culo rotto, aveva pure gridato un po’ mentre trombavamo, e ora, si sgrillettava ancora un po’ la figa, in attesa di venire. Quindi si lasciò andare, gemendo ed ansimando, e ancora con il mio cazzo in culo, ebbe un bell’orgasmo pure lei, eccitandosi come una troia in calore…

Eccola qui la tettona vogliosa: Matteo non si è fermato, e ha fatto bene, perché chi si ferma è perduto (e non tromba) e, soprattutto, non scrive racconti erotici veramente eccitanti.

Due poppe e una faccia da vera troia, di Matteo di Olbia

Prima edizione: Maggio 2016, by Atlantia Media.

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