Una tettona che voleva sempre qualcosa tra le labbra

Un’affascinante tettona piena di vita

Passando davanti a Marisa, non potevo non soffermarmi a guardarla con attenzione, ammirare e rimirare il suo corpo che sembrava davvero fin troppo perfetto per essere umano: con quelle magnifiche tettone, e quei fianchi non eccessivamente larghi, e quelle belle cosce e quel culo da palpeggiare per ore, mi sentivo sempre vibrare tutto quanto, e desiderare ardentemente di potermela fare, ovunque, in ufficio, in garage, in macchina o anche semplicemente a casa sua.

L’unico problema, in tutto ciò, era il suo ragazzo: lui non sembrava preoccuparsi troppo di lei, e forse, talvolta si divertiva pure ad andare con altre per non farsi mancare nulla e dimostrare al mondo intero quanto fosse capace di conquistare donne, eppure, lei sembrava che non potesse proprio fare a meno di andare appresso a questo stronzetto menefreghista, e più lui la trattava male, più le gli stava al fianco, quasi come se fosse una cagnolina in cerca di un padrone.

Una volta, parlando con lei, mi confidò che in effetti le cose non andavano sempre bene con il suo tipo, e anzi, da un po’ di tempo aveva capito che lui se ne faceva almeno una diversa per serata, e quindi, voleva mandarlo a fanculo: ma non ne aveva il coraggio, quasi come se si preoccupasse troppo di fargli trovare sempre la pasta calda, la sera, e non poteva immaginare di farsi un’avventura pure lei, perché si sentiva in colpa credendo di ferirlo a causa di queste scelte fedifraghe.

Ma poi, quando una sera ci incontrammo che lei aveva bevuto un po’ di più, perché ancora una volta era rimasta delusa dal suo tipo, allora, Marisa mi fece capire che non avrebbe atteso oltre per lasciarsi andare e, finalmente, farsi una bella avventura con me, allegramente, fottendocene entrambi di questo pirla di ragazzo che, con una tipa del genere, andava a cercare figa altrove, magari pure da mezze cesse, quasi come se non potesse vivere senza fighe diverse.

Alla fine si è limitata a un pompino

Marisa era già abbastanza fuori, e quando mi disse “dai, me lo fai succhiare?!” non mi sembrava di aver capito bene, e le dissi “che cosa?! Vorresti farmi un pompino?!” e lei rispose “sì, ho voglia di cazzo, del tuo cazzo, non dell’uccello di quello stronzo!” e, quindi, questa meravigliosa tettona mi disse “appartiamoci un po’, in fondo al piazzale, dietro la mia auto, tanto non ci vedrà nessuno” e quindi mi fece sedere sul sedile del passeggero, con la portiera aperta e mi sbottonò i pantaloni.

Poi sfilò le mutande, prese il cazzo con grande desiderio, e me lo scappellò un po’ di volte “mmmm, che bel cazzo che hai: lo sai che una cappella così me la sognavo?! Adesso me la godo tutta, me la gusto tutta, e ti faccio vedere di che cosa sono capace con la mia bocca” e poi affondò quelle labbra carnose da troia vogliosa sul mio cazzo, facendo sparire dalla mia vista la cappella, prendendosela tutta fino in gola, arrivando praticamente a metà uccello, e spingendosi oltre con voglia.

Per quanto scendeva a succhiare, mi sembrava che si strozzasse con il mio cazzo: e io le tenevo la testa, e la fronte, mentre lei mi guardava con quegli occhioni, per vedere se godessi, e poi, socchiudeva quegli occhi marroni, e riprendeva a muovere la testa su e giù, perché le piaceva da morire fottermi la cappella, mentre io godevo, e poi, tirandosi fuori il cazzo di bocca, esclamò “ahhhh, che bel cazzo, perchè non me l’hai dato prima??? Potevo succhiarlo già prima di oggi!!”.


La sentivo muoversi con passione sul mio uccello, con quelle labbra che si allargavano e si richiudevano con dolcezza, lentamente, e poi più velocemente, quasi come se volesse far sgusciare e scivolare tutto il mio cazzo dentro la sua bocca, come se con la lingua volesse dettare il ritmo di quel pompino, perché le sembrava un dolce esercizio in cui, poi, a forza di succhiare avrebbe finalmente ricevuto il suo premio preferito, una bella, calda ed abbondante sborrata proprio nella sua bocca.

Lei ci sapeva fare davvero, perché quando tirava fuori il cazzo dalla bocca, si soffermava a leccarlo sotto la cappella, facendomi impazzire, oppure, andava a cercare la metà superiore, per leccarla tutta come un gelato, facendo correre la sua lingua dall’alto al basso, per poi baciarmelo, a labbra socchiuse, mostrandomi la sua faccia vogliosa, e quindi, ritornare infine alla carica con quelle labbra, che andavano a richiudersi sulla cappella, ingoiandola come una grossa caramella irresistibile.

Farmi spompinare da questa tipa, così vogliosa e dolce, mi piaceva da morire: e la spingevo sul mio cazzo, da dietro la nuca, perché volevo sentirla prenderselo tutto dentro, non lasciare nemmeno un millimetro del mio uccello privo di quel piacere che le sue labbra, la sua lingua e la sua bocca sapevano darmi in quel momento, in quel parcheggio, lontano da tutti gli altri che, nel frattempo, andavano avanti ad ingozzarsi di roba da mangiare, bevendo anche un sacco di alcool senza pausa.

Poi le dissi “Ahhh, sììììì Marisa, sto quasi per venire, dai, fammi venire nella tua bocca” e se lo tirò fuori dalle labbra, iniziò a segarmelo, e poi, con la sua lingua di tanto in tanto gli dava delle belle ed appassionate leccate, di quelle da vera buongustaia amante del cazzo, e mentre mi avvicinavo sempre di più al momento della sborrata, lei iniziò anche ad accarezzarmi le palle “ooooohh, mi piace, daiiii, continua così, dai, riprendilo in bocca” e poi lo riprese tra le labbra, segandomelo con la bocca.

Era divina nel fare ciò, vedevo tutta la sua passione nell’ingoiarlo e solleticare le mie voglie con quel suo modo di spompinarmi: e quando finalmente fui pronto per venire, mi lasciai andare completamente nella sua bocca, sentendola eccitarsi e strozzarsi con la mia sborra che le scendeva in gola come un nettare degli dei, il giusto premio per una spompinata che mai e poi mai potevo sognarmi così appassionata e piacevole.

Marisa mi guardava, rideva, e diceva che ingoiare la sborra non era mai stata una passione per lei: ma quella sera, rifacendolo, si era ricreduta di quanto potesse essere soddisfacente…

Tanta voglia di cazzo è semplicemente meravigliosa: Max è davvero fortunato a potersi divertire con una figona come Marisa.

Una tettona che voleva sempre qualcosa tra le labbra, di Max di Venezia

Prima edizione: Maggio 2016, by Atlantia Media.

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