Quella tettona di Giuly

Giuly era una vera tettona vogliosa

Nella mia classe, non c’era una tipa così provocante e interessante quanto Giuly: con quel suo fascino mediterraneo, dato dai suoi capelli ed occhi scuri, nonché da quelle meravigliose tette e labbra, questa tipa mi piaceva e mi attizzava a più  non posso, considerando come volevo trombarmela da un sacco di tempo, e non mi era ancora capitata una buona occasione per potere finalmente dedicarmi ad un po’ di sano sesso con lei.

In effetti, lei era una vera porca a tutti gli effetti, di quelle che già soltanto a vederle seduta ad un banco, ti faceva diventare duro il cazzo e ti faceva desiderare di finirci prima o poi in bagno insieme, magari durante una lezione di quelle noiose, durante la quale non vedevi l’ora finalmente di andartene a casa prima che la ripetitività di alcune cose potesse arrivare quasi a farti venire un indimenticabile mal di testa.

Giuly era sempre pronta a mettere ben in mostra il suo fascino, e lo faceva con una semplicità veramente incredibile, senza dimenticarsi mai del fatto che era figa, ma allo stesso tempo, senza scadere in un look che potesse essere esagerato: sembrava quasi che si divertisse a provocare, ma poi, quando si trattava di andare al sodo, forse si tirava indietro lasciando in tutti quel senso di disfatta e di insoddisfazione per non essere riusciti a trombarla.

Quel pomeriggio di maggio, però, le cose cambiarono di colpo quando vidi quella bella tettona che usciva dalla scuola un po’ sconsolata, dopo un’insufficienza in matematica: le dissi di non abbattersi, perché avrebbe potuto recuperare il cattivo voto studiando meglio, ma mi ripeté che non riusciva proprio a farsi entrare in testa la matematica, al che, mi proposi per farle un paio di ripetazioni durante quello stesso pomeriggio.

Mi guardò con aria meravigliata e, dopo avermi sorriso, annuì e mi disse che sarebbe venuta da me: le diedi quindi appuntamento per le 15, al che mi rispose che, siccome a casa non c’era nessuno, sarebbe potuta venire subito, a patto che potessimo mangiare qualcosa insieme. Anche da me, a casa, non c’era nessuno, quindi le dissi di andare da me subito, che avremmo gustato qualcosa insieme e, quindi, poi anche studiato.

Tra la bocca e le tette di quella figona

Una volta giunti a casa, le proposi di mangiare una bella piadina: mi disse di sì, e quindi, andai in cucina a preparare, mentre lei sistemava un paio di cose sul tavolo, in attesa quindi di riprendere in mano tutto lo studio. Quindi, una volta pronto tutto quanto, mi avviai verso la sala e misi in tavola tutto quanto, tra piadine e bevande, e iniziammo quindi a parlare del più e del meno, mentre gustavamo quel piacevole break culinario.

Quindi, mentre parlavamo già della materia, Giuly mi anticipò ciò che non capiva: mentre mangiavamo, le spiegavo già un po’ la questione e, mentre avevamo quasi finito di consumare il nostro breve pranzo, dopo averle ripetuto la spiegazione un paio di volte, lei mi disse di aver capito, e per darmene una prova, mi fece un esempio. Effettivamente era riuscita, così dopo una ventina di minuti, a comprendere la radice del problema.

Mi ringraziò sorridendo, dicendomi che mai nessuno era riuscito a farle entrare in testa la matematica così facilmente, e mentre si avvicinava a me, dondolando la sedia, mi cascò letteralmente addosso: colsi la palla al balzo e, non appena fu sopra di me, le baciai le labbra, al che lei inizialmente sembrò resistere, per poi lasciarsi andare e affondare quelle labbra carnose sulle mie, e cercando la mia lingua con la sua.



Preso dalla passione focosa, considerando come ormai non potevo fare a meno di pensare all’idea di scoparmela, mi spostai tra le sue tette, e iniziai a succhiarle e leccarle: Giuly si eccitò, e mi incitò a farlo ancor più intensamente, mentre sentivo che la sua fighetta si faceva un po’ più bagnata, al che, la mia mano destra scivolò fin lì, e le mie dita si fecero strada in quella fessura umida e calda, che ormai non vedevo l’ora di fottermi per bene.

Si lasciò fare, e quindi, mi spostai verso la sua figa, perché volevo leccarla per bene: era già bagnata quando la mia lingua si fece strada là dentro, cercando il suo piacere, e facendola eccitare a dovere, prima che fosse finalmente il turno del mio bel cazzone, che era già bello gonfio e pronto a sfondare a dovere quella bella passerina, così delicata e rasata che non vedevo l’ora di sentire stringermi la cappella.

Le misi il cazzo in bocca per un po’, il tempo di sentirlo tra le sue labbra carnose, e facendo scivolare la cappella, la scopai in bocca: subito dopo, lo tirai fuori, e le dissi che volevo la figa, che non vedevo l’ora di farlo entrare e di venire, perché era troppo provocante per me. Mi feci strada tra le sue cosce, e piano piano, lo lasciai scivolare dentro al caldo, sentendomi subito avvolto da un piacere indescrivibile.

Me la trombai alla missionaria per qualche minuto, dopodiché, prima che potessi venire, lo tirai fuori e glielo misi di nuovo in bocca: puntai, lo feci andare avanti e indietro, perché volevo sborrarle dentro, liberandomi di tutto il mio piacere in quel modo godurioso. Giuly si fece trapanare la bocca dal mio cazzo, e quando venni, le spruzzai la mia sborra direttamente in gola, sentendola strozzarsi, eccitandomi ancor di più per questo.

Subito dopo la guardai, aveva una faccia da porca come poche, e non vedeva l’ora di prenderselo ancora dentro: ero pronto a saggiare il suo culo, che mi sembrava veramente qualche cosa di troppo eccitante per non trombarmelo…

Giuly ha un davanzale strepitoso, di quelli che si prestano a fare spagnole divine: Gianni lo sa bene e, dopo averci goduto, ha voluto trascrivere le sue emozioni in un racconto erotico meraviglioso!

Quella tettona di Giuly, di Gianni di Milano.

Prima edizione: ottobre 2015, by Atlantia Media.

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