Una strafiga sulla duna da trombare – parte I

L’incontro con Elisa è stato veramente dei più incredibili e impensabili che mi siano accaduti: mi trovavo in vacanza al mare e, a causa di una leggera storta, me ne andai a farmi visitare il piede al pronto soccorso.

Durante il tragitto verso l’ospedale, pensavo a quanto potessi essere sfigato nell’andarmene in vacanza per una decina di giorni e, proprio a causa del troppo relax, ritrovarmi di colpo con una storta al piede.

Fortunatamente la cosa non mi ha levato il sorriso, considerando come già pensavo – dopo aver messo una crema ad hoc – di restarmene al riposo per quel pomeriggio e, poi, riprendere le mie giornate tra spiaggia e mare.

Così, arrivando all’ospedale, attorno a me vidi qualche turista in attesa, mentre io pensavo già a come mi avrebbero potuto trattare, chi avrei trovato di fronte a me per discutere del mio piede con la fastidiosa storta.

Poi, all’improvviso, venne il mio turno: un’infermiera gentile mi condusse con lei verso il pronto soccorso e, quindi, dopo avermi fatto accomodare sul lettino, mi disse che avrei dovuto aspettare un attimo prima della visita.

Qualcuno sarebbe arrivato presto ad occuparsi del mio piede, disse quella infemiera simpatica, che congedandosi mi salutò con la mano ed un ciao, sorridente, mentre io non vedevo l’ora di aver concluso tutto ed essermene andato.

In effetti, non so a quanti possa interessare trascorrere del tempo in un pronto soccorso, men che meno in considerazione del fatto che trovandosi in vacanza, l’ultima cosa che si vorrebbe fare è proprio questa.

Poi, di colpo, qualche cosa cambiò il mio stato d’animo mentre mi trovavo lì in attesa: stava giungendo una dottoressa che, parlando al telefono, aveva una voce che mi sembrava di conoscere, e la cosa mi sorprese.

Quando tirò la tenda e si fece avanti nel mio spazio, la riconobbi subito, saltando quasi sul letto: “Elisa, quanto tempo!” le dissi senza nemmeno pensarci due volte e, lei, “Rooooobyyyyy, ma pensa i casi della vita!” mi rispose sorridendo, e poi, abbracciandomi allegramente.

Con Elisa avevo condiviso i miei anni all’università, e dopo la sua laurea, ci perdemmo un po’ di vista: qualcuno mi disse che se n’era andata via, in Spagna, perché aveva trovato un altro posto dove lavorare, qualcun altro invece giurava fosse ancora a Bologna.

Vedendola di fronte a me in questo pronto soccorso, mi sentii un po’ più rasserenato: questa giovane dottoressa, e mia compagna di studi, mi avrebbe aiutato a riprendere la forma, e a farmi tornare il sorriso durante le vacanze.

Mi toccò il piede, con una delicatezza tale da farmi venire i brividi, e lei se ne accorse “Ehi, Roby, non dirmi che ti son venuti i brividi; eh?!” e io le risposi “Eli, lo sai che sei sempre quella ragazza che ho conosciuto all’università, mi sembra che per te il tempo non sia passato per nulla” e lei rispose “ehhh, grazie Roby, ma in realtà mi sembra di non essere più quella che ero…ma anche tu, comunque, non mi sembri segnato dal tempo, eh?!” e rise di gusto dopo quest’ultima battuta.

La guardai bene negli occhi e le dissi “da quanto tempo sei qui, Eli? Ti trovi bene in questo magnifico posto?” e lei rispose “sono ormai 5 anni, il posto è davvero bello, e credimi, non ho quasi più nostalgia ormai dei tempi di casa, anche se mi dispiace di aver perso un po’ di contatti…” e io le dissi “hai ragione, è davvero stato un peccato perdersi di vista per così tanto tempo, l’ultima volta che ho parlato con Giuly – te la ricordi? – mi ha detto che le sembrava fossi in Spagna…”

Eli mi disse “sì sì, me la ricordo bene: ah, ma non mi ricordavo di averle parlato dei miei progetti…magari qualche altra persona le ha riferito” e io “eh, può darsi, ormai tutto corre a velocità della luce, in quest’epoca” e lei mi guardò nuovamente di rimando, con un’espressione serafica, e io le dissi “cosa ne pensi di dare una mano ad un povero debilitato a riprendere il cammino? Una bella passeggiata sulla spiaggia e un po’ di mare per rompere un po’ con la routine?”

Eli mi rispose “hai ragione, è una buona idea: facciamo così, io nel pomeriggio non ho nulla da fare, considerando che la tua è più una leggera storta, possiamo rilassarci un po’ al mare, prendere il sole, anziché camminare e fare chilometri” e io le dissi “buona idea, andiamo giù alle dune?” e lei “dai, va bene, adesso smonto con il turno, se vuoi aspettami che mangiamo qualcosa velocemente e poi ce ne andiamo in spiaggia” e io “ti aspetto qui fuori”.

Restai per un attimo a fissare il panorama da fuori l’ospedale e, quindi, fantasticai su come ci saremmo potuti divertire con Elisa durante quel pomeriggio, nonostante il mio piede: al diavolo il piede, pensai, quando mi potrà capitare di ritrovare una bella figa come lei in vacanza? E se potessi ricordarmi di questa vacanza per aver trombato con questa stragnocca, magari in riva al mare, fottendomene di tutto il resto? Tutti questi pensieri affollavano la mia testa, mentre il tempo trascorreva.

Poi Elisa si presentò alla porta d’uscita, e mi disse “dove vuoi andare a mangiare?” e io le risposi “dove vuoi tu, conosci un posto dove star leggeri ma gustare il cibo?” e lei “sì certo, è una piccola trattoria che ha una veranda magnifica, con una vista piacevole: ci andiamo?” e io le dissi “ovviamente, Eli, guidami tu che andiamo a gustarci un po’ di relax insieme, è finalmente tempo di mangiare qualcosa e poi ci possiamo fermare pure un po’ al mare per divertirci un po’ insieme.”

FINE PRIMA PARTE

Sulla duna si tromba duro: Roby ha tenuto fede al suo motto e non si è fatta sfuggire la figa di Elisa, consegnandoci un racconto erotico superlativo in ogni dettaglio.

Una strafiga sulla duna da trombare – Parte I, di Roby di Bologna

Prima edizione: Febbraio 2017, by Atlantia Media.

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