Una strafiga che voleva farsi sfondare dietro

Una mora che giocava bene

Tra le conoscenze di Mario, c’era una strafiga mora che, ogni volta, faceva di tutto per mettersi in mostra: una volta faceva ben vedere le tette, l’altra il culo, o ancora, le cosce. In ogni caso, non c’era modo che, andando a trovare questo mio amico in azienda, non incrociassi – anche solo per puro caso – questa gnocca vogliosa, che faceva sorrisini a destra e a manca, quasi come se fosse in perenne ricerca di un bel cazzone da fottere a dovere.

Poi seppi dal mio amico Mario che, quella collega, era davvero qualche cosa di incredibilmente hot, una tipa che non ci si poteva mai lasciar sfuggire, in modo particolare, perché era sempre pronta a darsi senza troppe difficoltà ai suoi partner, soprattutto meglio se occasionali: così, quel lunedì sera, dopo un inizio di settimana abbastanza duro per tutti, dopo aver riso e parlato con Mario, avviandomi alla porta, intravvedendo poi proprio lei.

Alice era raggiante, stava andandosene a casa perché era stanca, e vedendomi così all’improvviso, mi chiese quali fossero i miei piani per quel lunedì sera: le dissi che avrei fatto un aperitivo, e poi, una cenetta tranquilla, magari in pizzeria. La proposta non dispiacque a questa bella fighetta e, in effetti, poco dopo lei propose di andare in un locale che conosceva bene, in fondo al viale, per bere un aperitivo insieme.

Ma quando trombava lo faceva sul serio

La sentivo parlare e scherzare di cuore, e vedendola sempre più allegra, quella sera, andammo anche a cena insieme: decidemmo alla fine per una bella pizzeria, un bel posto dove sentirci un po’ più liberi, dove parlare insieme e, perché no, anche scherzare un po’ di tutte quelle che potevano essere le abitudini quotidiane, nonché di Mario, un vero e proprio amico ma anche un personaggio sopra le righe, di quelli capaci di farti ridere da morire.

Alice scherzava, e mi diceva di quanto poi il nostro amico comune fosse serio durante il lavoro, come del resto, di quanto pure io sapessi essere divertente con lei: anche a me piaceva la sua compagnia, e così, le dissi che era davvero la giusta persona con la quale andare a cena, una donna splendida, con la quale sentirsi a proprio agio nel parlare di tutto e di più, senza il timore di venire mai a corto di argomenti con questa bella tipa.


Quando poi la discussione si spostò sull’aspetto sentimentale, lei mi disse che era appena uscita da una storia del cazzo, e quindi, mi domandò che cosa facessi io: per scelta ero rimasto single negli ultimi due anni, anche perché, tre anni fa era andata male pure a me con una stronza, solo capace di farmi incazzare ogni volta con le sue paranoie e con la sua unica capacità di scroccare sempre e comunque soltanto favori e cose per sé stessa.

Mi disse che quindi eravamo ben in sintonia tra di noi, con le esperienze vissute e che, quindi, saremmo potuti andare anche un po’ oltre nel nostro modo di conoscerci, e che se l’idea mi fosse piaciuta, saremmo potuti andare da lei: le risposi che sì, l’idea mi piaceva, e anche parecchio, quindi al termine della nostra cena, peraltro buona, saremmo potuti finire a ridere e scherzare da lei (e giocare pure in un modo molto piacevole).

Alice mi fece il piedino mentre eravamo a tavola, approfittando della tovaglia lunga, e talmente mi piaceva sentire il suo piede su di me, che mi sfilai lentamente il cazzo, mettendoglielo direttamente sul piede: la sua pianta del piede giocava quindi ormai con la mia cappella, e la cosa mi piaceva particolarmente, perché sentivo il suo modo di muovere il piede sul mio membro come una dolce provocazione a fare di meglio e di più.

Mi risistemai il cazzo nei pantaloni e, quindi, andando a pagare il conto, misi la mano sul culo di Alice: il gesto le piacque e, avviandoci verso casa sua, mi disse che ora però voleva qualcos’altro, che una mano non era sufficiente e, anzi, che ora desiderava sentirsi il mio bel cazzo di dietro, perché davanti le piaceva, ma non quanto dietro, essendo una vera e propria troia che gustava il sesso anale come una conquista da vera puttanona vogliosa.

Non appena arrivati da lei, andammo quindi in salotto, e sul divano, venne il tempo di darci dentro: mi sbottonò i pantaloni, li lanciò sul tappeto, e poi, mi strappò letteralmente le mutande, rompendole, per la voglia che aveva di cazzo, prendendosi il mio bell’uccello in bocca, dimostrandomi quanto anche i pompini fossero la sua passione, con una capacità incredibile di stimolare il mio desiderio con la punta della sua lingua.

Quindi si spogliò pure lei, e nuda, mi si avvicinò: mi spinse per terra, sul tappeto, e mi disse che l’avremmo fatto lì, perché le piaceva l’idea. Si sistemò sopra di me, e quindi, con un gesto deciso se lo fece entrare in culo, facendomi eccitare e, pure lei, trasalendo per il dolore e il gusto di aver fottuto con quel suo culetto divino, che sembrava davvero fatto apposta per provocarmi e regalarmi sensazioni a dir poco uniche, stringendomi dentro di lei.

Mi sentivo la cappella strafottuta, mentre scivolava su e giù, con quel suo bel culo in forma, così voglioso di essere scopato: mi piaceva vederla stringere le labbra, e fare quella smorfia vogliosa, mentre scendeva e saliva su di me, desiderando ormai soltanto di farsi riempire per bene il culo della mia sborra, che voleva sentirsi scorrere calda e abbondante dentro di lei.

Quindi si levò il cazzo sul più bello, quando ormai ero pronto per venire, e se lo mise pure in figa, passando un paio di volte su e giù su di me, facendomi eccitare e non poco: mi piaceva di brutto sentirlo dentro la sua figa, ma non era così stretta da farmi venire, così le dissi di continuare a scoparmi così, perché mi piaceva godere in quel modo, e non sarei venuto subito.

Ma Alice mi punì prendendoselo di nuovo in culo e, quindi, scopandomi sempre più intensamente, perché sapeva che non sarei stato capace di resistere per molto tempo ancora: sentire il suo culo muoversi in quel modo, stretto su di me, mi fece quindi finalmente venire, sborrandole dentro, finché i miei coglioni non si svuotarono veramente fino all’ultima goccia di sborra.

Lei mi guardò con quell’aria soddisfatta di chi trombava cazzi con il culo, sapendo di soddisfare i desideri più segreti di ogni uomo desideroso di piacere…

I momenti di piaceri come quelli vissuti da Giulio sono davvero incredibili: grazie al suo racconto erotico, Giulio ci ha regalato una storia più che eccitante.

Una strafiga che voleva farsi sfondare dietro, di Giulio di Pescara.

Prima edizione: aprile 2016, by Atlantia Media.

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